VELTRONI E IL ROBOT

Questa sera guardavo in televisione Veltroni che commentava la morte di Vittorio Foa sono rimasto colpito dal fatto che tutte le sue frasi erano scontate, cioè nell’intervista non c’era neanche un piccolo slancio di fantasia. Nulla che potesse distinguere le sue riflessioni dalla commemorazione di un qualsiasi altro uomo politico rispettabile. Probabilmente fra qualche anno un buon programmatore sarà in grado di simulare comportamenti verbali automatici come questo. Anche meglio, se nel data base del computer ci fossero informazioni sulla vita e l’opera di Foa. Nanni Moretti chiedeva a D’Alema di dire qualcosa di sinistra; io chiederei alla nostra classe dirigente di sinistra di dire qualcosa di non ovvio, che è molto più difficile.

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4 commenti

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4 risposte a “VELTRONI E IL ROBOT

  1. eikan

    Ieri sera non ho resistito più di un minuto a sentire Veltroni, era tale la falsità che trasudava da tutti i pori
    che come al solito ho cominciato a stare in ansia per lui. Come da bambina mi torcevo e soffrivo vedendo le angherie subite da fantozzi, così ero in pena per V chiedendomi se ce l’avrebbe fatta a reggere fino in fondo..
    Ho dovuto togliere l’audio con l’effetto di sbugiardarlo ancor di più.
    Era in un vecchio libro di Oliver Sacks che si parlava dei politici in tv visti da due gruppi di malati con disturbi percettivi. Il gruppo incapace di decodificare la mimica concentrandosi sul sonoro e sulle inflessioni vocali definiva disonesti e bugiardi gli oratori.Il secondo gruppo, quasi speculare al primo, non ricettivo alla coloritura emozionale della voce, arrivava alle stesse conclusioni del primo attraverso un esame serrato della mimica.
    A volte basta poco per riconsiderare il concetto di intelligenza.

  2. e

    “io chiederei alla nostra classe dirigente di sinistra di dire qualcosa di non ovvio, che è molto più difficile.”

    parole intense, mi hanno commosso.

  3. ALFREDO

    Ho sentito ciò che ha detto l’amico Veltroni, intervistato dall’amico Fazio prima della Littizzetto, ed era sicuramente qualcosa di “non ovvio”.

    Non ci avevo mica pensato!

    Quando stasera tornerà mia figlia dall’Università, le dirò se anche lei vuole andare a studiare a New-York (invece che in Italia) e le dirò anche di non preoccuparsi se non possiamo permetterci di pagarle l’affitto per una casa, perché lì, a New-York, è più conveniente comprarne una, magari in alto loco (è risaputo, del resto, che un attico a New-york e molto meglio di un seminterrato a Venezia).

  4. “io chiederei alla nostra classe dirigente di sinistra di dire qualcosa di non ovvio, che è molto più difficile.”

    Trovo la tua riflessione molto interessante, in relazione a quanto oggi si ascolta non solo in TV ma in genere sui media tutti.

    Proprio perchè di sinistra mi aspetto qualcosa di “non ovvio” dalla mia classe dirigente, se volessi l’ovvio avrei scelto un filosofia di vita diversa.

    Ma oggi l’ovvio è la strada più semplice e diretta per entrare nelle case, nelle teste, nelle coscienze.

    Gradirei ascoltare una riflessione nuova, un’idea mai pensata, uno spunto diverso da quello che sempre ascoltiamo; basta slogan….

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