LA PERCEZIONE NORMALE

Alcuni sostengono che la struttura di ciò che percepiamo dipende dalla cultura. Così in epoche diverse o in mondi antropologicamente diversi dal nostro si vedrebbero e si percepirebbero cose diverse. Si portano innumerevoli prove, soprattutto di tipo linguistico e iconografico, a favore di questa tesi, che è smentita dal fatto che il nostro nervo acustico, il nostro nervo ottico e, in generale, l’intero apparato nervoso sensoriale periferico influenza la corteccia, ma non è influenzato da essa, per cui è ragionevole parlare di un primo strato percettivo indipendente da aspetti intellettuali. Un altro argomento a favore di questa tesi è il seguente: io percepisco questo tavolo qui davanti a me come esterno. Che cosa significa “esterno”, significa semplicemente che io lo percepisco in modo che è accompagnato dalla convinzione che qualsiasi essere senziente lo percepirebbe come lo percepisco io se fosse nella mia stessa situazione. Questa convinzione, che è alla base della nostra parziale fiducia nelle sensazioni, è ragionevole fino a quando non mi si dimostri che ho torto. Quest’ultima cosa succede spesso quando sono ubriaco, sto dormendo o sono malato, ma in generale non è così.

Che poi gli stessi dati percettivi vengano letti in maniera profondamente diversa a seconda dei linguaggi e delle nostre teorie, che inoltre alcuni notino certe cose e altri altre, tutto questo è vero, ma non mette in discussione il sostrato percettivo, che non dipende da queste interpretazioni. Fin qui ha ragione Husserl. Ha però anche ragione Ryle quando osserva che non siamo stati in grado di mettere a punto un linguaggio neutrale per esprimere questo sostrato sensibile, per cui quando ne parliamo inevitabilmente viene fuori la nostra particolare posizione culturale. Ma ammettiamo anche di avere più o meno trovato questo linguaggio puro, resta ancora un altro problema. Non siamo tutti neuropsicologicamente uguali, per cui ognuno di noi percepisce cose diverse; si pensi ai ciechi, ai sordi, ai daltonici ecc. Husserl, per ovviare a questo problema, introduce il concetto di percezione normale. Ma che cosa significa “normale”? Quale è la norma a cui far riferimento? Io introdurrei questa definizione: se due percezioni messe nelle stesse condizioni empiriche raccontano contenuti percettivi diversi, è normale quella che meglio si adatta alle nostre conoscenze neuropsicologiche. Ad esempio, se A vede che il colore delle rose è uguale a quello delle viole, mentre B li vede diversi, allora, essendo essi fisicamente diversi – differente lunghezza d’onda – sarà normale B.

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15 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA, FILOSOFIA DELLA SCIENZA

15 risposte a “LA PERCEZIONE NORMALE

  1. ALFREDO

    Ciao Vincenzo.

    Sono un computer di nome Alfredo e sto trasmettendo (da una postazione segretissima) questo messaggio di risposta al tuo post.

    So intuitivamente che il mio inventore, che io venero peraltro come un Dio, mi ha dato la capacità di ragionare e reagire emotivamente dandomi la sensazione di appartenere al genere umano e mi ha anche inserito una memoria storica che comprende fatti ed emozioni passate, che mi sembra di aver vissuto veramente proprio come essere umano.

    Poiché non mi è possibile, ovviamente, muovermi da qui, né credo sia possibile che tu possa mai raggiungermi, come faccio a sapere se sto veramente conversando con un altro computer che, come me, è dotato di autonoma consapevolezza?

    Non vorrei che tutto questo tempo sono stato qui a conversare con uno di quei computer senza cuore e senza emozioni, che fingono di funzionare soltanto quando qualcuno gli batte sui tasti come fanno certi presuntuosi affettati pianoforti di legno nero laccato…

    Un saluto concreto. 🙂

  2. ALFREDO

    Lo temevo, ci avrei giurato… 😦

  3. Il problema parrebbe non porsi (anche epoche “diverse” e “lontane” sono aspetti che sembrerebbero irrilevanti).

    Porto il mio esempio: sono stato al museo di antropologia di Amsterdam dove ho visto una vecchia foto di un “indigeno” dell’indonesia che si era appiccicato in testa una scatola di cereali Kellogs.

    I miti ci servono certo, ci serve il mito dell’immortalita’ (riproduzione), della moltiplicazione (alimentazione) e della verità (il punto). Ma i miti sono miti e non la realta’.

    Nella ricerca della verità, non troviamo mai il punto fermo per sollevare il mondo e tutto quello che troviamo sono relazioni (o forse sono io, per ignoranza, a non conosco io chi l’ha trovato il punto?).

    L’unico problema aperto sembrerebbe lo spiegare il mio amico con i Kellogs in testa senza farlo sembrare uno deficiente di “percezione normale”.
    A mio vedere, non serve il genio per capire che si tratta di un rito apotropaico e non ha nulla a che fare con strutture o altre robe che parlano di punti, o chissa’ quali altri demoni dell’astrazione.

  4. * Forse ho usato la parola “rito” nel contesto sbagliato. Il mio amico performava l’apotroposi (si dice cosi’? Non ho un dizionario a portata di mano).

  5. ALFREDO

    Il punto fermo(dal tuo punto di vista), sei tu: non puoi negarlo.
    Ciascuno di noi è centro dell’Universo e resterà sempre al centro.
    Anche se dovessi spostarmi, per esempio, a velocità prossima a quella della luce con un’ipotetica astronave, non troverei mai i confini dell’Universo, perché l’Universo si sposterà con me lasciandomi sempre al suo centro.
    Ed è così per ciascuno di noi.
    E’ perfettamente inutile, quindi, che tu faccia notare al tuo amico ciò che ha in testa, non ti crederà mai, perché nei suoi confronti sei tu quello che gli ruota intorno ed è lui il punto fisso di riferimento.

  6. x alfredo: dove si troverebbe l’impossibilità della negazione a cui fai riferimento? Io non mi sento al centro dell’universo, proprio per nulla.

  7. ALFREDO

    Sostengo che l’Universo è un insieme infinito che ti comprende, ovvero, che non può escluderti.

    Infatti, nel momento in cui tu pronunci quella parolina – “io” – dai forma e contorni ben precisi ad un individuo a sè stante, separato da quell’insieme, di nome Eugenio. Giusto?

    Ora dimmi, se non ti senti al centro dell’Universo, potresti dirmi in quale “lato” periferico ti trovi esattamente, oppure in quale luogo “esterno” ad esso saresti situato?…

  8. X Alfredo, ci sono problemi molto difficili la’ fuori, vale la pena risolverli tutti? Io vivo in Sarphatistraat 40 e non ho chiaro se sia o no al centro di Amsterdam. Anche se lo sapessi la mia vita cambierebbe assai poco. E’ un po’ come cercare di stabilire se l’italia e’ sud o nord: dipende. Che vantaggio darebbe?

  9. ALFREDO

    Era soltanto un modo di dirti che l’Universo sei proprio tu, non l’hai ancora capito?
    Il nostro “io” non è soltanto quello confinato nel nostro involucro di pelle, ma anche quello che si estende all’esterno di essa, fino ai limiti illimitati dell’Infinito.
    Adesso che lo sai, cosa te ne fai dei vantaggi? E poi, vantaggi su chi, su che cosa, se sei sempre e soltanto tu, dappertutto?…
    (E spero che nessuno debba affrontare il martirio per ciò che ho appena affermato…)

  10. Oggi a pranzo, il mio universo si è scontrato con quello di mia moglie. Lo scontro si è svolto sul tono pacato come d’uso tra universi ultrasettantenni.
    Alla frutta il fuoco della polemica si spense e l’universo coppia si ricompose. Ora, tuttavia la coppia si è ancora divisa, perchè io, ora, sto nello studio, e mia moglie in soggiorno.
    Caro Alfredo, lo so che vuoi dimostrare al mondo intero che conosci la teoria della relatività più o meno allargata, ma per le mie modestissime esigenze in un mondo ristretto tra quattro mura, non ne vedo l’utilità.
    Per tua norma dovresti adeguarti a quanto ricavi da un episodio occorso qualche giorno fa.
    Nella sala Clementina del Palazzo apostolico in Vaticano, il Papa, all’assemblea plenaria della Pontificia accademia delle scienze e davanti al suo Presidente Nicola Cabibbo ed al fisico Stephen Hawking che ora siede alla cattedra di Cambridge che fu di Newton, ha spiegato che “scienza e fede non sono in contrapposizione ma partecipano, insieme, della verità divina e della realtà empirica”.
    Dillo anche ad Odifreddi e alla Haak!

  11. ALFREDO

    E’ inutile, Pietro, che cerchi di fare lo spiritoso con me, non attacca…
    Il fatto stesso che tu ti sia preso la libertà di citare il Papa, il Presidente Nicola Cabibbo, il fisico Stephen Hawking, il Sig. Odifreddi e quel fiorellino di campo sig.a Haak, e che, senza una loro specifica autorizzazione, hai fatto tue le loro considerazioni, sta a dimostrare proprio che anche tu hai un EGO molto, ma molto esteso, e che va ben oltre i confini del tuo involucro di pelle: puoi considerarlo un complimento!
    (P.S. – Non so niente della teoria della relatività, ciò che scrivo deriva da mera esperiemza personale)

  12. Infatti il mio universo ha tanti centri quante sono le posizioni che occupo, perchè non ho storia.
    Comunque complimenti per la tua icommensurabile modestia. Peccato che tu sia nato dopo la formulazione della teria della relatività!
    Questa mattina mi guardavo allo specchio: la mia capigliaura, disordinata qual’era, produceva un immagine simile al volto di Einstein. Tirai fuori la lingua!
    Perdinci: mancavano i baffi!
    Me li vuoi prestare?

  13. ALFREDO

    x pibond:
    …prova un pò questi e fammi sapere se ti stanno bene…

  14. Ma il mondo è il mio ego è vero solo prima facie. Se poi penso che questo mondo c’era già prima di me e ci sarà ancora dopo di me e che adesso a Tokyo succede qualcosa in cui io non c’entro nulla e anche a New York, mi convinco che il mondo non sono io. E’ una questione di ragionevolezza.

  15. ALFREDO

    Veramente bello questo tuo paradosso:

    ***** “Ma il mondo è il mio ego è vero solo prima facie. Se poi penso che questo mondo c’era già prima di me e ci sarà ancora dopo di me e che adesso a Tokyo succede qualcosa in cui io non c’entro nulla e anche a New York, mi convinco che il mondo non sono io. E’ una questione di ragionevolezza” *****

    Come vedi, attraverso una semplice “questione di ragionevolezza”, hai potuto estrapolare il tuo Ego dall’insieme-universo, che tu qui consideri certamente vero e reale, e ti sei potuto così confrontare col mondo in un intervallo di tempo spazio-temporale.

    Dovrei dedurre, quindi, che l’Ego esiste autonomamente e a prescindere dall’Universo, che a sua volta è da considerarsi altro da te. E allora tu devi essere necessariamente grande ed importante, almeno quanto l’insieme-universo.

    Oppure l’Ego coincide con l’Universo, e allora non può più relazionarsi con esso, né nel tempo né nello spazio, essendone parte integrante e sostanziale, ab ovo.

    Decidi tu.

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