WEGENER E IL CORPORATIVISMO INTELLETTUALE

Qualcuno mi ha suggerito di tornare sul problema dello specialismo e del generalismo. Alfred Wegener fu il primo che ipotizzò già negli anni ’10 del secolo scorso la deriva dei continenti, e per questo fu osteggiato dagli ambienti scientifici, tanto da ottenere un posto all’università solo nel 1928, a 48 anni, due prima di morire tragicamente e fu uno studioso aperto a tutto tondo, dalla meteorologia, all’astronomia, alla geologia. Come sappiamo Wegener aveva ragione su tutta la linea, ma le sue teorie si sono affermate solo negli anni ’60 con la tettonica a zolle. Già all’inizio del Novecento, dunque, chi coltivava assieme diversi campi del sapere era visto di cattivo occhio. Non ne ho le prove, ma sono convinto che Aristotele veniva visto male dagli astronomi alessandrini, perché troppo generalista e lo stesso capitava per Platone da parte dei matematici a lui contemporanei o di poco più giovani. Si dice spesso che è ORMAI impossibile avere una visione unitaria del sapere, che è troppo vasto; non esisterebbero più grandi menti che spaziano nei campi più diversi. In un certo senso non sono mai esistite, cioè sono sempre state osteggiate dal corporativismo culturale degli intellettuali, e in un certo senso esisteranno sempre perché alcuni riusciranno comunque a resistere ai rinforzi negativi dei colleghi verso il loro generalismo e a ottenere per questo risultati straordinari, come Wegener. Già Socrate in fondo, nell’Apologia scritta da Platone, si lamentava di questo specialismo, quando diceva che era andato a parlare con i poeti e non sapevano che cosa era la poesia ecc. Il problema del rapporto fra generalismo e specialsimo non credo dipenda tanto dall’enormità delle nozioni che abbiamo acquisito, quanto dagli steccati che gli uomini mettono fra i diversi saperi per difendere interessi particolari.

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17 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

17 risposte a “WEGENER E IL CORPORATIVISMO INTELLETTUALE

  1. claudio

    Elogio dell’indisciplina.
    E’ più comodo,però,curare il proprio orticello.Anche Ariosto scrisse sulla porta di entrata della sua abitazione: “Parva, sed apta mihi”
    Penso che la specializzazione può essere un falso problema. Questioni molto distanti dai problemi all’ordine del giorno della fisica per esempio si sono rivelati importanti per capire il rimanente quadro teorico.
    Il filo spinato,dice Razac,servi ad impedire a chi stava dentro di uscire e non il contrario.
    Saluti
    claudio

  2. claudio

    Una postilla su Wegener. Il prof Udintsev,dell’Istituto di geofisica di Mosca,rifiuta di credere nella teoria della tettonica a zolle ritenendo che la terraferma si stia,in realtà,lentamente espandendo.(Il cenno l’ho letto in un libro molto appassionante ed intrigante,anche per chi s’interessa di scienza,dal titolo “Sette decimi in viaggio per i mari”,per i tipi di Ponte alle Grazie.) (PS. Tradotto in maniera spesso infelice…).
    Ulteriori saluti.
    Claudio

  3. Che belle parole. Mi piace pensare che ci sia un bisticcio linguistico quando si parla di generalismo. Mi piace pensare che l’ambizione dell’uomo, al di la’ del modo in cui si sostenta, sia di performarsi per quello che e’, un uomo a tutto tondo (assai neutro sui propri limiti percettivi). Un tuttodondismo, in questo lessico 🙂

  4. ALFREDO

    Anche tu, Vincenzo hai una specializzazione in flosofia ed una cattedra flosofica nella facoltà di scienze che, peraltro, sta per scadere .

    Supponiamo che oltre l’insegnamento all’università, tu non possieda alcun’altra competenza e quindi nessun’ altra possibilità lavorativa, non eleveresti anche tu i tuoi steccati con tanto di filo spinato, per impedire che quel tuo ipotetico collega che vanta un largo spettro di specializzazioni, possa “soffiarti” quel posto all’Università, che per te, invece, è vitale?… (specialmente dopo essere stato già scottato, vedi tuo stesso post “la ricompensa per un’azione giusta”)

  5. claudio

    Un sasso nelle stagno.
    Non bisogna ‘generalizzare’.E’ chiaro che non si può pensare che io possa avere un contatto con tutto lo scibile sarebbe impossibile,non è in discusione il peso quanto l’apertura verso l’altro,verso un’altra esperienza o esperimento,per rimanere in questioni più di scienza,favorendo la ‘bildung’,l’uomo a tutto tondo auspicato da Eugenio La chiusura,la creazione di steccati genera specialismo,che rende incapaci di mediare con altre ‘culture’.
    Ritengo,ma forse sono stato poco chiaro, che la questione generalismo/specialismo non va vista come alternativa,ma come modi di vedere la medesima cosa,in maniera speculare. Un po’ come un cannocchiale,mi si perdoni l’esempio non proprio ortodosso,.che ci permette di vedre il lontano vicino e girandolo il contrario.
    Per Alfredo:la questione che tu poni va forze intesa come discussione sui rapporti di forza.
    Se all’Università si acquisisse il titolo di docente solo per la conoscenza di ‘molte specializzazioni’ sarebbe un bene ma credo che NON sempre sia così.
    Saluti
    Claudio ‘Piolino’

  6. X Claudio, non sembrerebbe vero quello che affermi. A mio vedere cambia la natura della percezione andando dall’uno all’altra. Un saluto

  7. Non cambia la natura della percezione. Crea uno scenario pronto per una percezione diversa. L’uomo a tutto tondo non esiste è un essere vanaglorioso ed abumilico ingoiatore di nozioni. E’, a sua volta uno specialista che non ha altra possibilità che autoreferenziarsi. Per favore: niente muri e filo spinato, ma confini chiari e trasparenti.
    ———-
    Il mio interesse al generalismo e allo specialismo nacque due anni fa: l’11 novembre 2006, quando Romano Prodi, allora Presidente del Consiglio dei ministri esclamò “Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani”
    Individuai il male nelle particolarità sulle quali si posa l’attenzione degli specialisti che non sanno interagire tra loro e che oscurano la visione sull’insieme dei fenomeni interconnessi. Scrissi un testo che qui riporto
    http://www.pibond.it/argomenti/eventi_di_oggi_visti_ieri/le_regole_del_gioco.pdf
    Tra l’altro, quel giorno, volendomi documentare su internet, mi imbattei nel blog di Vincenzo Fano, che da allora è tra quelli che frequento con maggiore costanza e dove trovo amici in gran numero.
    Grazie, Vincenzo.
    ———-
    N.B. Scrissi il testo il 30 ottobre, ma Prodi mi suggerì l’incipit, solo l’11 novembre.

  8. ALFREDO

    Mi sono andato a leggere il testo che hai riportato sul tuo blog, Pietro.
    E nonostante la mia ostentata ignoranza, direi che sono quasi riuscito a capire la tua originale invenzione “il gioco di pibond”, che sarebbe un metodo per selezionare un generalista che sia in grado di coordinare e valorizzare il lavoro di specialisti.
    Il tuo generalista, può essere equiparato ad un direttore d’orchestra, al quale basta conoscere tutte le partiture anche se non sa suonare perfettamente tutti gli strumenti dei singoli suonatori?

  9. claudio

    x Eugenio. Scusa il ritardo per la risposta,ma impegnato in un pressante lavoro.
    Quoto in parte la risposta di pibond,e spiego che specialismo e generalismo,io li vedo come facce della stessa medaglia. Quando ti occupi di un problema particolare ti fai sempre un’idea della collezione,del contesto in cui agisci,e quando elabori una tesi la vai a verificare nei tratti reconditi. Il problema è che poi ci si sofferma solo su quest’ultimo aspetto. Ecco perchè accetto la tua immagine di uomo a tuttotondo,che intendo come capace di muoversi sui due fronti.Ricambio i saluti.
    X Pibond.Come detto accetto in buona parte le tue tesi. Una piccola punta di precisione.Intendevo il filo spinato come metafora,per rendere conto che spesso non sono le regole accademiche a spingere verso lo specialismo,ma siamo noi stessi che ci creiamo delle gabbie.
    un saluto
    Claudio ‘Piolino’

  10. sara

    Mi torna alla mente una cosa che era spesso presente nella mia vita di studentessa e che ha continuato ad accompagnarmi da insegnante giovanissima e non : non è che una parte di responsabilità di questo eccessivo specialismo e snobbato generalismo ce l’hanno gli insegnanti che piuttosto presto parlano degli studenti come specialisti, “è portato per la matematica, allora non capisce niente di italiano”, ecc.. Mi sono sentita spesso un’extracomunitaria perché non riuscivo ad essere con me stessa così netta nell’affidare le mie competenze ad un ambito quasi esclusivo. Pur rimanendo vero che certe discipline mi erano più immediatamente familiari. Quello che sostengo è che sia anche la scuola a dare un rimando di questo tipo, e dunque anche a giustificare, almeno in parte, la superficialità con cui ci si dedica alle discipline per le quali uno “non è portato”.
    Un’altra piccola cosa: una mia studentessa bosniaca di religione musulmana, tetraplegica, fuggita piccolissima con i genitori dalla sua terra, è l’esempio più brillante del generalismo e forse del fatto che l’amore per i tanti sguardi sull’uomo nasce quando una persona è disposta a faticare, a mettersi in discussione, a soffrire. Questa studentessa, ogni volta che apre bocca, va al centro della questione, che si tratti di temi di attualità, di temi più scolastici, di religioni, lei sceglie le parole e colpisce. Questo mi dà da pensare.

  11. Credo che siamo nel clou della questione. Chiedo un attimo di sospensione dei commenti, perchè mi prude di dire la mia non per concludere ma per proporre un ulteriore aspetto da discutere.
    Ho molte difficoltà nell’individuare una qualche contraddizione tra i nostri interventi, ma, in verità debbo interrompere questa risposta perchè debbo affrettarmi ed andare dal barbiere per mettere ordine tra i miei capelli.

  12. sara

    l’espressione “per i tanti sguardi sull’uomo” va cambiata con ” per i tanti sguardi dell’uomo sul mondo”

  13. ALFREDO

    Scusatemi, stavo per lasciare un commento, ma nella mia bottega di barbiere è entrato proprio adesso un tizio che non vi dico, sembra arrivato in moto dall’Alaska e senza casco…
    Appena ho finito con lui, mi riaffaccerò qui.
    A presto. 🙂

  14. Ho riletto gli interventi e non mi sembra di riscontrare contraddizioni. Voi tutti avete ragione. Provo a fare un commento sull’intervento di ciascuno, escluso su quello di Vincenzo che ci ha proposto il tema, per vedere se riusciamo di cavare qualcosa di utile per:
    1. Claudio 1 che mi ricorda di aver abitato per undici anni a Ferrara. Passavo spesso davanti alla casa di Ariosto quando, con la bicicletta mi recavo a fare il giro delle mura. “Parva sed apta mihi” sta scritta su una casa che oggi sarebbe classificata A7 e, vi assicuro che, io che ne abito una di 120 mq non la giudicherei “parva”, ma frazionabile in tre parti per dare alloggio alla famiglia dei miei tre figli.
    2. Claudio 2. Grazie al prof Udintsev, sappiamo che l’estensione dei mari potrebbe ridursi. Occorre costituire urgentemente convocare una commissione per stabilire si il congiungimento con la Corsica sarà raggiunto prima dall’Italia oppure dalla Francia.
    3. Eugenio 1. Il tuttotondismo è un lessico forse più accettabile rispetto al generalismo. Potremmo pensare che il generalismo sia una forma embrionale del tuttotondismo. Il ché farebbe pensare ad una forma di entelechia del pensiero ….
    4. Alfredo 2 … raggiungibile dal direttore d’orchestra quando, con sudore e fatica, ha portato gli orchestrali ad accordarsi alla sua interpretazione. Sudore e fatica perché …
    5. Alfredo 1 … deve abbattere gli steccati e riavvolgere il fino spinato di cui si avvolge Vincenzo per non farsi fregare il posto da un altro “caro amico”
    6. Claudio Piolino. Introduce il fattore di disturbo nei rapporti tra generalismo e specialismo e parla di rapporti di forza. E’ giusto il “disturbo” è proprio il fattore generante il terzo punto di vista, quello che i due specialisti insieme non riuscivano a vedere prima, come …
    7. Eugenio 2 …osserva dicendo “che cambia la natura della percezione”.
    8. Pibond precisa che non cambia la matura della percezione ma cambia lo scenario.
    9. Alfredo 3, come al solito, mi mette in imbarazzo. Direi che ha ragione, ma essendo anch’io ignorante di quello che sa, dovrei pensare che lui pensi che il mio gioco sia una cretinata (Ha ragione perché è ingiocabile!!!).
    10. Eugenio 2. Generalismo e specialismo sono due facce della stessa medaglia. Se la cosa viene considerata come intima di ciascuna persona che si confronta tra le varie esperienze che lei stessa h compiuto, è giusto; ma quando sono più persone che si confrontano nasce, come ho detto prima, una terza faccia.
    11. Sara 1 e 2. Come sempre, Sara riesce ad innalzare l’interlocutore verso alte vette richiamando la sua studentessa che, “ogni volta che apre bocca, va al centro della questione, che si tratti di temi di attualità, di temi più scolastici, di religioni, lei sceglie le parole e colpisce.
    12. Sara2. Ricopio, così come lei stessa l’ha corretta, la frase che fissa, a mio parere, la prima piccola ma fondamentale cosa che dovrebbe reggere la nostra discussione “Un’altra piccola cosa:una mia studentessa bosniaca di religione musulmana, tetraplegica, fuggita piccolissima con i genitori dalla sua terra, è l’esempio più brillante del generalismo e forse del fatto che l’amore è l’esempio più brillante del generalismo e forse del fatto che l’amore per i tanti sguardi dell’uomo sul mondo nasce quando una persona è disposta a faticare, a mettersi in discussione, a soffrire”.
    13. Alfredo 4. Il tizio in moto l’ho mandato io, per precederti nel postare questo mio commento.
    ————-
    Mi corre l’obbligo di dire da dove proviene la mia passione per il tema qui trattato.
    Dal 1968 al 1971 ho fatto parte di un gruppo di progetto per la gestione del personale di un grande ente pubblico economico. I gruppo era formato da vari sottogruppi che esaminavano gli aspetti del tema loro proposto. I loro elaborati venivano poi assemblati con la creazione e l’aggiornamento di un unico documento, che a fine lavori, constava di qualche decina di migliaia di pagine. Fu carta gettata al macero.
    Perché l’Umanità non ripeta questo mostruoso e costosissimo errore e perché, questa mia esperienza sia di qualche utilità per rendere produttivo l’impiego dei gruppi di lavoro (non dico come i gruppi debbano essere produttivi), per favore, sfruttatemi “perché sono disposto a faticare, a mettermi in discussione, a soffrire”.

  15. ALFREDO

    Puoi stare tranquillo, Pietro.
    Questa tua bella relazione non verrà gettata al macero, perché il professor Fano (non appena si sarà acconciato la sua “folta” capigliatura), trarrà quanto prima le sue conlusioni.
    Siamo tutti in trepidante attesa… 😉

  16. Alfredo credo che la filosofia viva propria dell’assenza di steccati, per cui non posso, perché non mi conviene, elevarne. E’ nella sua ragione sociale, per così dire. Mi piace molto il lavoro di sintesi di Piero, è così che si fa della buona filosofia in senso aristotelico, mettendo assieme un po’ di tanti punti di vista diversi. Probabilmente per affrontare il problema di Piero delle decine di migliaia di pagine, bisogna introdurre il più possibile quella che oggi viene chiamata la programmazione a blocchi, cioè ogni gruppo ha un compito e di quello non parla con gli altri, ma rispetto al suo compito deve creare un output che possa interfacciarsi con gli altri blocchi.

  17. per Claudio > semplicemente non credo nelle moltiplicazioni. Il pensiero e’ sempre uno, uno alla volta, un po’ come quando si prende la parola. Il resto lo vedo come astrazione, quindi gioco.
    un saluto

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