PROMOZIONE SOCIALE E MERITOCRAZIA

La splendida “Lettera a una Professoressa” scritta dai ragazzi della Scuola di Barbiana sotto la guida di Don Milani cinquanta anni or sono ci ha insegnato che una scuola selettiva può essere fonte di discriminazione sociale. Facciamo l’ipotesi che Pinco, figlio di operai che parlano a mala pena l’italiano, e Pallo, figlio di avvocati, si iscrivano alla stessa scuola selettiva, libera e gratuita per tutti. E’ chiaro che Pallo parte molto avvantaggiato e Pinco rischia di rimanere in dietro perché rischia di venire bocciato, pur avendo di base le stesse capacità di Pallo, perché le sue prestazioni sono inferiori, in quanto ha meno aiuti a casa. Per questa ragione negli ultimi trent’anni si è costruita in Italia una scuola primaria poco selettiva e anche quella secondaria ha perso buona parte dell’antico rigore. La scuola fino a 18 anni dovrebbe diventare un luogo dove tutti possono e devono stare, uscendo con un ragionevole diploma consono alle loro capacità e prestazioni. Questa è anche l’idea della scuola del curricolo contrapposta a quella dei programmi, che in Italia non è mai stata pienamente realizzata. La scuola del curricolo dovrebbe infatti essere un luogo in cui ogni discente può scegliersi progressivamente il proprio percorso formativo, fatti salvi alcuni vincoli di base che riguardano quei contenuti che tutti devono apprendere. Passando però dalla scuola all’università le cose cambiano ancora. Mettiamo che sia Pinco – il figlio di avvocati – che Pallo – il figlio di operai – siano giunti alla maturità con una preparazione più o meno equivalente. A questo punto se l’Università, come speso accade, soprattutto in alcune facoltà, continua a essere poco selettiva, allora è il povero Pallo che questa volta è svantaggiato. Infatti Pinco, anche se rimane ignorante e incapace, alla fine del corso troverà qualcosa di decente da fare grazie alla famiglia, per contro l’unica speranza di Pallo per ottenere un lavoro di maggiore soddisfazione rispetto a quello dei suoi genitori è da riporre nelle sue capacità e nel suo impegno, che solo una università abbastanza selettiva può valorizzare. Se sia Pinco che Pallo prendono la laurea con lo stesso voto, ma Pallo è più in gamba, quest’ultimo è fregato. Solo un’università seria, quindi, è capace di promozione sociale. Sento spesso gli studenti che valutano positivamente i professori universitari che li fanno lavorare poco e si lamentano di incontrare quelli che li fanno lavorare molto. Se provengono da una famiglia con buone possibilità sociali ed economiche al limite il loro discorso, pur nel suo squallore, può avere un senso: tanto, dicono, dopo che mi laureo papà mi trova il posto. Ma se vengono da una famiglia del ceto medio e basso, allora devono assolutamente pretendere serietà e rigore negli studi, perché solo quella li può aiutare ad andare avanti.

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1 Commento

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Una risposta a “PROMOZIONE SOCIALE E MERITOCRAZIA

  1. ALFREDO

    Pinco e Pallo, sono entrambi soggetti alla dura legge della selezione della specie per la sopravvivenza. Ritengo sia un errore continuare a credere che questa selezione debba essere soggetta ai meriti fisici ed intellettuali dell’individuo, perché bisogna prendere atto che al giorno d’oggi essa selezione avviene anche e soprattutto sulla base di capacità economiche e politiche.
    In buona sostanza, sopravvive chi ha più soldi e più potere.

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