OBAMA E LA DEMOCRAZIA IN AMERICA

Non credo che l’elezione di Obama a Presidente degli Stati Uniti cambierà radicalmente la politica estera di questo paese e porterà una vera ondata di giustizia sociale in tutto l’Occidente, come assieme a tanti altri auspicherei. Però una cosa va detta. Nel nostro paese, soprattutto nella sinistra estrema, ci sono furiosi detrattori degli Stati Uniti, che mi sembrano come quello che vede la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non il trave infilato nel proprio. Obama significa più che altro un democratico e radicale cambiamento nell’intera classe dirigente del suo paese e questo è di per sé salutare. In Italia tali cambiamenti avvengono di rado e in maniera traumatica, come nel caso di Tangentopoli. Inoltre mi chiedo se – e questa domanda me la ha suggerita l’amico Stefano Santini – nel nostro paese di certo molto più democratico degli Stati Uniti! – sarebbe possibile oggi che un immigrato di seconda generazione diventi Presidente del Consiglio. No, però da noi tale Presidente è proprietario di metà dei mezzi di informazione, cosa del tutto impossibile negli Stati Uniti. Come nota un resoconto messo a punto dai Radicali, nei 6 mesi prima delle ultime elezioni, in generale, le notizie su stupri, scippi e violenze urbane sono state il doppio che nei 6 mesi precedenti, senza però che tali reati nello stesso periodo fossero aumentati significativamente. In questi giorni la sensazione di insicurezza e l’odio per gli immigrati sono diminuiti e presumo che il numero di reati sia rimasto lo stesso, ma giustamente i mezzi di comunicazione non ne parlano più così tanto.

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1 Commento

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Una risposta a “OBAMA E LA DEMOCRAZIA IN AMERICA

  1. Solo alcune osservazioni sulle quali ritengo opportuno meditare.
    1. “Obama significa più che altro un democratico e radicale cambiamento nell’intera classe dirigente del suo paese e questo è di per sé salutare.”
    Se cambiamento ci sarà (e ne sono certo), questo sarà attuato in modo bipartisan. Molti repubblicani stanno passando a formare la squadra di governo di Obama. Negli Stati Uniti c’è sempre stata continuità nel passaggio dei poteri.
    2. “In Italia tali cambiamenti avvengono di rado e in maniera traumatica, come nel caso di Tangentopoli.”
    Dalla fine della seconda guerra mondiale non c’è mai stato nessun cambiamento né alcun ricambio politico, tranne l’avvento della TV privata e la crescita politica di Berlusconi. Tangentopoli ha fatto solo stragi di partiti politici consentendo l’avvio lento, ma inesorabile del bipartitismo.
    3. “Inoltre mi chiedo se – e questa domanda me la ha suggerita l’amico Stefano Santini – nel nostro paese di certo molto più democratico degli Stati Uniti! – sarebbe possibile oggi che un immigrato di seconda generazione diventi Presidente del Consiglio.” Sarei davvero favorevole se questo immigrato (negro, moro o rom) avesse un padre laureato in una prestigiosa università privata come Harvard e lui stesso si fosse diplomato nel liceo che Berlusconi frequentò (anche a quello di Vincenzo o mio).
    4. “No, però da noi tale Presidente è proprietario di metà dei mezzi di informazione, cosa del tutto impossibile negli Stati Uniti.”
    Infatti, negli Stati Uniti non esiste la Rai e nessuno possiede metà dei mezzi d’informazione. Poi, oggi, con Sky che continua a crescere e presto scenderà dal satellite, la questione non avrà più nessuna importanza. Inoltre tengo a precisare che Mediaset è una società quotata in borsa … quindi prima di continuare a recitare le litanie della sinistra e di chi ha interesse di cambiare tutto perchè nulla cambi … béh, pensiamoci un momentino.
    ————-
    Il male non è la ricchezza, ma il male lo commette chi la usa male!!

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