PROVE DELL’ESISTENZA DI DIO SBAGLIATE

C’è una sorta di prova dell’esistenza di Dio, in un certo senso già accennata da Aristotele, ripresa da Tommaso, che si trova ancora in un autore dalla finezza logica di Bernhard Bolzano e che la Chiesa fa tuttora propria, che secondo me contiene un errore molto significativo. L’argomento ha questo andamento. Ogni fatto che abbiamo incontrato ha una causa. Si suppone allora che ogni fatto debba avere una causa. A questo punto i casi sono due: o la catena delle cause e degli effetti è infinita, oppure c’è una causa prima, che è Dio. Ci sono tre punti deboli in questo ragionamento. In primo luogo dal fatto che abbiamo sempre incontrato eventi dotati di una causa non possiamo dire che tutti gli eventi debbano avere una causa. Per certi versi le teorie quantistiche ci parlano di fatti che non hanno una causa precisa, ma al massimo statistica. In secondo luogo non c’è nulla di strano in una serie infinita di cause. In terzo luogo ci sono situazioni nelle quali A è causa di B e B è causa di A, in modo che la catena si può interrompere e diventare una sorta di curva chiusa. Si pensi a un tubetto a forma di U posto verticalmente nel quale facciamo cadere due palline nello stesso istante che si scontrano al centro della U e si bloccano perché di plastilina. Si può allora dire che il fatto che la pallina A è a meta del tubo è causa del fatto che la pallina B è a metà del tubo e viceversa. Anche la prova basata sul principio di ragion sufficiente ha simili magagne. Si dice che nulla esiste per sé, ogni cosa ha bisogno di qualcos’altro per esistere, per cui ci deve essere qualcosa che esiste di per sé e questo è Dio. Non mi è chiaro che cosa significhi che ciò che incontriamo non abbia la capacità di esistere di per sé. L’albero in quel giardino era lì prima che io nascessi e sarà li con ogni probabilità anche dopo la mia morte. Si potrebbe dire che se non c’è luce e acqua potrebbe morire. D’accordo. E allora che dire di un sasso che sta ai piedi dell’albero? ha tutta l’aria di essere conforme alla definizione spinoziana di sostanza (id quod nihil indiget ad esistentiam), cioè ciò che non ha bisogno di altro per esistere. Comunque, mettiamo anche che non sia così. Non potrebbe essere, allora, che A si appoggi a B e B si appoggi ad A? Come le due carte perpendicolari che si appoggiano l’una all’altra nel solitario, le cose possono essere fatte in modo che A per esistere si avvalga di B e viceversa. In generale in filosofia cerchiamo di evitare questa ricerca affannosa dell’ubi consistam, del fondamento ultimo ecc., notiamo invece che di solito le cose si tengono fra di loro in una struttura di rete.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA RELIGIONE, FILOSOFIA DELLA SCIENZA

3 risposte a “PROVE DELL’ESISTENZA DI DIO SBAGLIATE

  1. Alfredo

    Se noi fossimo i PIXEL di questo schermo bidimensionale ed avessimo quel minimo di consapevolezza da poterci chiedere quale sia la nostra causa, molto probabilmente penseremmo a Dio come ad un grosso, immenso, infinito pixel.

    Ma LA VITA è soltanto una delle possibili estrinsecazioni derivanti dal Nulla Vibrante, così come i pixel sono soltanto una delle infinite cose pensate e create dall’uomo.

    E nessun pixel di questo schermo bidimensionale retroilluminato, per quanto possa essere evoluto, potrà mai neppure lontanamente immaginare cosa sia l’uomo-creatore nella sua esistenza reale.

    Ma neppure l’uomo, per quanto possa essere colto e tecnologicamente evoluto, potrà mai fare l’esperienza di vivere da pixel in uno schermo piatto, senza modificare la sua realtà tridimensionale.

    Ecco cosa siamo noi uomini: siamo tanti pixel retroilluminati con un barlume di consapevolezza e con l’illusione di libertà e di libero arbitrio, abilmente manovrati da quell’INIMMAGINABILE che “batte sulla tastiera” al di là di questo infinito schermo cosmico.

  2. Concordo pienamente con Vincenzo. Le prove a priori dell’esistenza di Dio sono spesso prive di fondamento logico perché fallate da errori talvolta molto gravi.
    L’uomo purtroppo non concepisce le serie infinite e sa parlare delle cose soltanto in relazione ad altro. Per uqesto cerca sempre una causa prima che possa poi spiegare tutto.

  3. sara

    Non entro in merito alla questione così come è stata posta, anhe perchè mi convince abbastanza..
    Propongo solamente un brano di Dostoevskij

    Vedi, caro, c’era un vecchio peccatore del diciottesimo secolo, il quale dichiarò che se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo, s’il n’existait pas Dieu il faudrait l’inventer. E l’uomo ha davvero inventato Dio. E ciò che è strano, ciò che dovrebbe destare stupore, non è che Dio possa esistere veramente, ma che questa idea, l’idea della necessità di Dio, abbia potuto infiltrarsi nella mente di un animale così selvaggio e cattivo come l’uomo – a tal punto è santa, commovente e saggia questa idea, a tal punto essa fa onore all’uomo. Per quanto riguarda me, ho smesso da un pezzo di pormi la domanda se è stato Dio a creare l’uomo o l’uomo a creare Dio. Ecco qual è il mio essere, Alësa, ecco la mia tesi. Ti ho parlato sinceramente.[…]Tu non volevi sapere se credo o no in Dio, volevi solo scoprire di che vive il fratello che tu ami. Eccoti servito.
    (Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, trad. it. di M. R. Fasanelli, Garzanti, Milano, 1992, vol. I, pp. 316 – 327)

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