CAPPUCCETTO ROSSO COME GLI ELETTRONI

In “Empirismo, semantica e ontologia”, Rudolf Carnap distingue fra le questioni di esistenza “esterne” e quelle “interne”. Queste ultime sono quelle che ci poniamo all’interno di una certa cornice logico-linguistica, come ad esempio, una teoria scientifica. Le prime sono, invece, quelle che ci poniamo in assoluto. Ad esempio, possiamo chiederci se, nell’ambito concettuale della meccanica quantistica, nel tal luogo e nel tal tempo ci sia o meno un elettrone. E i metodi della teoria ci forniranno una risposta. Per contro, ci possiamo chiedere se in quel luogo e in quel tempo ci sia un elettrone tout court, indipendentemente dalla cornice logico-linguistica in cui ci poniamo. Secondo Carnap, solo le questioni di esistenza interne hanno senso. Quelle esterne, invece, sono delle pseudo-questioni. Conseguenza di questa prospettiva è che all’interno della cornice delle fiabe Cappuccetto rosso esiste. Tale impostazione non mi convince, perché mi sembra ragionevole poter dire che gli elettroni esistono in un qualche senso che va al di là della meccanica quantistica, mentre Cappuccetto rosso non esiste se non nel mondo delle fiabe. La posizione di Carnap è uno sviluppo della celebre affermazione di Frege secondo cui gli enunciati di esistenza vanno interpretati mediante predicati del secondo ordine. Ad esempio, se diciamo “Barak Obama esiste” questo va letto come “esiste qualcosa che è un uomo, ha 47 anni, è appena stato eletto Presidente degli Stati Uniti, è abbronzato (sic!) ecc.” In effetti, se le affermazioni di esistenza vanno interpretate in questa maniera, sembra che non si possa prescindere dal linguaggio in cui si esprimono i predicati di ciò che stiamo esaminando. Per cui appare che le questioni di esistenza possono essere poste solo rispetto a un linguaggio. Tuttavia credo che la proposta di Frege, che è perfettamente accettabile, non vada letta nel contesto linguistico del rapporto fra soggetto e predicato, ma in quello ontologico fra un oggetto e le sue proprietà. Allora diventa chiaro che il linguaggio mediante il quale cerchiamo di raccontare questo rapporto è un accidente, anche se necessario. Con questo non voglio certo dire che esiste un linguaggio trasparente mediante il quale descrivere la realtà, ma il fatto che ogni linguaggio è portatore implicitamente di un’ontologia non ci deve fare dimenticare che il nostro sforzo è sempre quello di azzeccare l’ontologia giusta. Tutto questo significa che questioni di esistenza esterne in senso assoluto non esistono, sono un ideale, ma ciò non significa che non possiamo allargare il più possibile la cornice logico-linguistica all’interno della quale porci tali questioni. Chiameremo quindi “questioni di esistenza esterne” quelle che non si limitano a una cornice, ma dilatano il più possibile il loro raggio d’azione. In questo senso, in quasi nessun quadro logico-linguistico gli elettroni non esistono, mentre in quasi tutti Cappuccetto Rosso non esiste. Ed ecco che salta fuori la differenza.

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