COSCIENZA E ANESTESIA

Su Science del 7 novembre 2008 c’è un interesante articolo di Giulio Tononi, famoso neuropsicologo collaboratore di Edelmann, assieme ad alcuni anestesisti, dal titolo “Consciousness and anesthesia”. Tononi cerca conferme alla sua teoria della coscienza, secondo la quale essa sarebbe una nozione graduata, cioè si può essere più o meno coscienti, legata sostanzialmente al numero di stati possibili di un sistema fisico. Cioè un sistema fisico diventa cosciente quando può assumere un numero sufficientemente alto di stati fisici. In effetti l’informazione è proprio il passaggio da un insieme di possibilità alla realizzazione di solo una e maggiore è il numero di possibilità maggiore sarà l’informazione trasmessa. Così un sistema fisico che può assumere molte configurazioni può essere latore di più informazione. L’articolo è una rassegna degli studi sul rapporto fra anestesia e coscienza, da cui risulta che il modo classico, comportamentista, di stabilire se qualcuno è cosciente o meno non sempre è azzeccato, poiché a volte alcuni pazienti incapaci di rispondere sono consapevoli. Ad esempio, quando sogniamo non diamo risposte, ma siamo consapevoli. Lo stesso capita con alcuni agenti paralizzanti che però non tolgono del tutto la coscienza. Altri esperimenti hanno mostrato che anche l’impossibilità di ricordare non è detto che comporti incoscienza. Alcuni pazienti sono in grado di sostenere semplici conversazioni, magari con movimenti della mano, sotto anestesia, ma dopo non se ne ricordano. Questo non significa, proseguono gli autori, che la completa disattivazione del cervello non comporti la sparizione della coscienza. Tuttavia molti dati mostrano che la sparizione della coscienza non è tanto legata a una zona del cervello, quanto alla connessione fra diverse parti dello stesso. Questi dati non sono compatibili solo con la teoria di Tononi, ma anche con altre teorie che vedono la coscienza come emergente rispetto alla connessione delle parti del cervello, come quella di Crick e Koch.

L’articolo è molto interessante, però non sono covinto che quella di Tononi sia una vera e propria teoria della coscienza. Una teoria dovrebbe essere in grado di spiegare qualcosa. Di certo rispetto a Krick e Koch Tononi fa un passo avanti, perché introduce il concetto di informazione, ma non riesco a capire che cosa sia l’informazione se non la relazione intenzionale fra la coscienza e il mondo. La differenza fra una mela percepita e una mela non percepita è il fatto che al posto della mela poteva esserci, ad esempio, un’arancia, cioè l’esperienza ci fornisce informazione proprio perché siamo coscienti. Ma è la coscienza che investe le cose di una specie di vento modale che da semplicemente reali, le rende la realizzazione di una possibilità. E’ questo il fenomeno da spiegare e non credo che il concetto di informazione sia sufficiente. Le teorie come quella di Crick e Koch poi sono la semplice constatazione che senza una sufficiente complessità biologica non c’è coscienza, fatto che è vero, ma non spiega quasi nulla. E’ una mera constatazione empirica. E’ pura storia naturale avrebbe detto Kant. Quindi, a mio avviso, di queste teorie, come della teoria delle stringhe, si può dire che non sono neanche sbagliate!

Colpisce molto l’osservazione che la mancanza di reattività non significa incoscienza. Fra l’altro c’è anche il famoso esperimento in cui si è osservato che una paziemte in coma a cui si era chiesto di immaginare di giocare a tennis, pensando che fosse incosciente, pur non avendo dato alcuna risposta, con il brain imaging si è visto che si attivavano proprio le stesse parti del cervello di un individuo sano. Il che fa pensare che almeno in parte la paziente fosse cosciente. Tutto questo mi fa pensare a”Materia e memoria” di Bergson, il quale basa la sua teoria dell’immortalità dell’anima proprio sulla possibilità di fenomeni del genere. La sua idea è che la memoria spazializzata, cioè espressa, scompare con il disfacimento del corpo, mentre non sappiamo che cosa accada alla memoria intesa come pura durata. Se non siamo verificazionisti, possiamo ipotizzare che ci sia anche dopo la scomparsa del corpo. Questa però non è la tesi degli autori di questo articolo.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA

3 risposte a “COSCIENZA E ANESTESIA

  1. Alfredo

    E’ vera l’ultima che hai detto.
    La “coscienza” non è legata alla permanenza del corpo, è una cosa di cui non ci si può liberare mai, neppure dopo la morte fisica, purtroppo.
    A meno che…

  2. mario

    ” …una paziemte in coma a cui si era chiesto di immaginare di giocare a tennis, pensando che fosse incosciente, pur non avendo dato alcuna risposta, con il brain imaging si è visto che si attivavano proprio le stesse parti del cervello di un individuo sano. Il che fa pensare che almeno in parte la paziente fosse cosciente”

    pero’ bisogna distinguere la coscienza come esperienza cosciente dalla coscienza come consapevolezza (vedi Chalmers, La mente cosciente, discusso nella tesi di M. Michelizza): quella signora aveva probabilmente il seocndo tipo, ma non il primo.

  3. Pingback: ECO E LA VITA MENTALE IN COMA « VIVERESTPHILOSOPHARI di Vincenzo Fano

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