ACCETTARE I NOSTRI LIMITI

Uno dei problemi fondamentali dell’uomo moderno, cioè di quell’uomo che esce dalla società parzialmente statica dell’Anciem regime, è quello di conoscere e accettare i propri limiti. In effetti noi nasciamo in una società in cui, almeno in linea teorica, il nostro destino non dovrebbe essere segnato, come accadeva, invece, nella società europea medioevale. Per cui naturalmente abbiamo delle aspirazioni. Quali sono le aspirazioni ragionevoli per ognuno di noi? Cioè a che cosa possiamo arrivare, quali nostri progetti possiamo effettivamente realizzare? Certo ci sono elementi imponderabili, come la sfortuna, ciò malgrado possiamo provare a ragionare sulle nostre possibilità. Va da sé che dovremmo provare a realizzare solo ciò che è nell’ambito delle nostre capacità. Kant, che era alto un metro e cinquanta, non avrebbe potuto fare il giocatore di pallacanestro. Per fare questo, dovremmo però riuscire a valutare quali sono le nostre capacità e questo spesso è molto difficile, come mostrano quegli esperimenti psicologici da cui risulta che mediamente noi ci sovrastimiamo. Ad esempio, quando gli altri fanno una stupidaggine diciamo spesso frasi del tipo: “Ah, ma lui è fatto così!”, mentre quando siamo noi a farla diciamo cose del tipo: “Ah, ho sbagliato!”, come dire che noi avremmo potuto fare meglio. Il problema è che se noi avessimo la capacità di accettare i nostri limiti, riusciremmo anche a determinarli. Il fatto che non riusciamo ad accettare i limiti delle nostre capacità ci porta spesso ad atteggiamenti del tipo: “Io sono bravissimo, ma la società non se ne accorge perchè è corrotta e distorta”. Questo enunciato è un condizionale controfattuale del tipo: “Se la società fosse dritta e giusta, si accorgerebbe che sono bravissimo”. Questo condizionale è sempre vero, perché l’antecedente è sempre falso, per cui noi ci crogioliamo in questa tautologica autogratificazione, che può portare alla megalomania, all’inazione e spesso al non provare a realizzare neanche quello che effettivamente potremmo fare.

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3 commenti

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3 risposte a “ACCETTARE I NOSTRI LIMITI

  1. Qui secondo me il problema centrale e’ un altro e cioe’ che noi commettiamo l’errore di cercare gratificazioni all’interno della societa’, un luogo che, un po’ per definizione, e’ un teatrone reale (il sangue non e’ pomodoro!) dove vengono inscenate le tensioni umane e dove l’effimero si presenta come realta’ concreta e monolitica. Se a questo aggiungiamo che quel minimo di morale e di senso che, a seconda dei periodi, riesce a governare questo grosso bordello di magnaccia e mignotte, e che in questo particolare momento storico, in italia, e’ in crisi profonda, non capisco come sia possibile trovare gratificazione nelle etichette di successo che troviamo nella societa’.
    La mia idea e’ che in tempi di crisi si possa ripartire dalla base (da zero) usando il proprio corpo e il proprio cervello. Ieri ad esempio ho portato testimonianza di fronte ad un cattivo costume (una piccola cosa) ma mi sono sentito partigiano del senso civico e questo mi ha riempito di orgoglio, di piu’ che alcuni riconoscimenti sociali che ho ottenuto con il lavoro che generalmente svolgo.
    Per concludere, credo che la societa’ possa portare sollievo e godimento al nostro ego, quando invece la via maestra e’ quella della vita impersonale, del sacrificio di se’ per unirsi all’altro e al tutto. Mi rendo conto che possa sembrare un discorso eccessivo (a parte che la vita e’ eccessiva) anche Cristo e molti altri che l’hanno pensata cosi’ hanno fatto cose bellissime (con la sfiga notoria di venire impallinati, ma bisogna partire dall’assunto che moriremo comunque, per cui tanto vale vivere da eroi).

  2. non sono molto esperto di ciò che scrivo (non ho mai letto Sartre e Hannah Arendt), ma quando ho letto un articolo di terzi dove veniva trattato il tema del limite da parte di questi due autori ne sono rimasto colpito.
    Limite e libertà sono strettamente collegati e in fondo sono i nostri limiti a renderci liberi. Se non ricordo male è il concetto di fatticità per Sartre.
    La Arendt diceva che ipotizzando un mondo senza limiti non avremmo la possibilità di scegliere e, aggiungo io, perderemmo la possibilità di essere liberi, perchè perderemmo il nostro futuro. (ci appropriamo del nostro futuro decidendo nell’attimo ciò che dovrà essere il nostro domani).
    Anche per questo l’uomo postmoderno, caratterizzato dall’assenza di futuro, vive solo nel presente, perchè la rincorsa al miglioramento dell’essere umano ha offuscato i nostri limiti, togliendoci il futuro e anche la nostra libertà.

  3. A mio parere, è necessario chiarire che siamo noi che siamo limitati e non il mondo. La limitatezza è un fatto soggettivo insito in ogni persona e si concretizza in una base percettiva di realtà circoscritte nelle quali ciascuno agisce più o meno liberamente.
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    Il violinista ha una percezione diversa del mondo rispetto al meccanico che, domani, sostituirà la frizione alla mia automobile. Entrambi sono liberi: l’uno di scegliere il brano musicale sul quale esercitarsi; l’altro se accettare la mia richiesta di sostituire la frizione.
    Se fosse vero – come argomentava Shelling – che “ogni singolo essere ha il suo posto, la sua parte e la sua funzione nel mondo; giacché, come ingranaggio dell’ordine totale, è fatto per ciò che fa”, vedremmo il nostro destino limitato come io vedo quello del violinista e del meccanico nell’esercizio delle funzioni loro proprie.
    Ma non è vero: il violinista, il meccanico e la mia persona svolgono lo sguardo anche attraverso altre finestre i cui vetri – peraltro – sono coperti dal duplice velo del non sapere ciò che gli altri sanno e ciò che è impossibile sapere a tutti.
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    Non credo esistano l’uomo antico, l’uomo moderno e l’uomo post moderno. Credo invece che l’uomo abbia squarciato solo qualche velo che offusca la finestra della conoscenza. L’uomo fa le cose meglio di prima, insomma, ma si porta dietro il tradizionale fardello delle passioni che gli appesantiscono il corpo: il ché fa sì che anche la libertà, in quanto propria di ogni singola persona, ha un carattere esclusivamente soggettivo e corruttibile.
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    Gli uomini liberi devono imparare a vivere insieme, per mantenersi liberi. Questo è un pensiero che, a mio parere, deve essere sviluppato nei suoi vari aspetti naturali, antropologici, sociali e politici.

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