GALILEI PLATONICO

Spesso si sente dire che gli studi fondamentali di Stillman Drake avrebbero dimostrato che Galilei non è così platonico, contro l’interpretazione di Koyré. E’ straordinario come Drake, lavorando sugli appunti non pubblicati nell’edizione nazionale di Favero delle opere di Galilei, abbia mostrato che essi si riferivano a esperimenti che Koyré sosteneva Galilei non avesse mai eseguito. Tuttavia l’argomento a favore del platonismo di Galilei, secondo cui egli spesso non faceva gli esperimenti che descrive nelle sue opere pubblicate non è l’unico a favore della sua impostazione almeno parzialmente platonica. La sensata esperienza gioca un ruolo parecchio secondario nel suo metodo e le idealizzazioni invece sono fondamentali. Tali idealizzazioni non sono però un approssimazione, come ritierrebbe un moderno empirista, ma un modo per accedere alla vera realtà della natura, che è scritta in linguaggio geometrico. Tanto che l’uomo intensive conosce alcune cose esattamente come Dio, anche se non conosce estensive tutto ciò che Dio conosce. Certo, rispetto al Timeo platonico, Galilei dà un ruolo fondamentale al cimento con i dati sperimentali, questo nessuno lo nega. Egli resta però un po’ troppo platonico per i miei gusti empiristi.

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