LA FAVOLA DEL “SI PUO’ FARE”

Ieri ho visto un bel film, “Si può fare”, di un giovane regista italiano, Manfredonia, con Claudio Bisio. E’ una pellicola che racconta la storia di una cooperativa sociale negli anni Ottanta, che avvia al lavoro i picchiatelli da poco usciti dai manicomi per la legge Basaglia. Bisio è un sindacalista troppo antico per la sua fidanzata, perché disprezza il mondo della moda in cui lei lavora, e troppo moderno per il sindacato, perchè ha i valori dell’efficienza, della competitività e della meritocrazia. Viene spostato a dirigere questa cooperativa di matti che riesce a motivare portandoli a un lavoro creativo e intelligente. Alcune scene sono veramente esilaranti e il film è condotto con onestà ed equilibrio. Vale la pena, però, anche una riflessione più generale. Nei titoli di coda si dedica il lavoro a tutti quelli che lavorano nelle migliaia di cooperative di questo tipo sparse sul territorio nazionale. Purtroppo però il film racconta più le cose come sarebbero potute andare che come sono andate effettivamente. Quel tipo di esperienze sono state massacrate dalla cronica mancanza di risorse e dall’ideologia. E in questo ha molta colpa anche la sinistra, che nei suoi dirigenti è stata in genere molto più simile all’odiato Padella, che fa i soldi con la moda dopo aver affermnato da giovane che bisogna espropiriare i negozi di lusso con la forza. Cioè la sinistra al caviale rivoluzionaria, raffinata, ricca e chiacchierona, scic e ideologica, questo è stata soprattutto in Italia. Il film dunque è bello, perchè ci racconta una favola!

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