LA FILOSOFIA E IL FANTACALCIO

Fino agli anni Cinquanta, in Italia la filosofia era stata un po’ come nella Germania di fine Ottocento: ognuno aveva il proprio sistema e i due esempi più famosi erano Gentile e Croce. E’ divertente leggere le Cronache di filosofia italiana di Eugenio Garin che descrivono con fare divertito questo mondo di filosofi monocratici, alcuni dei quali spesso vagavano da un sistema all’altro. Fra essi Varisco, Carabellese, Fazio Allmeyer, Sciacca ecc. Con la nuova apertura alla filosofia anglosassone si è passati da un eccesso all’altro. Adesso la filosofia italiana, non tutta, ma molta, è diventata una sorta di Fantacalcio: questo gioco me lo insegnarono gli studenti a scuola. Ognuno si sceglie una squadra di giocatori reali e poi si fanno gli scontri sulla base dei voti riportati nelle pagelle dei giornalisti il lunedì mattina. Qualcosa di simile è successo da noi. Ogni filosofo italiano si è scelto un autore o una corrente estera e ne è diventato paladino e difensore, tanto che ricordo un collega a un convegno dire una frase del tipo: “Sono contento che si è parlato bene di Tizio, perchè quando si fa un complimento a Tizio è come se lo si facesse a me”. Sperimao di trovare un modo intermedio di ragionare fra questi due estremi, entrambi eccessivi.

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