ROSSANDA SULLA GUERRA DI GAZA

Sul Manifesto del 6 gennaio è comparso questo editoriale di Rossana Rossanda, che vale la pena commentare:

EDITORIALE | di Rossana Rossanda
PESSIME RAGIONI

Che cosa persegue realmente Israele con i bombardamenti e l’invasione di Gaza? Certo non quello che dichiarano Tzipi Livni e Ehud Barak. Sono troppo intelligenti per farsi trasportare dall’antica paura che i modestissimi missili di Hamas distruggano il loro paese. Quando hanno iniziato la rappresaglia i Qassam tirati da Gaza avevano ucciso tempo fa una persona, ferito
alcune, fatto danni minori su Sderot, incomparabili con i cinquecento morti, migliaia di feriti e le distruzioni inflitti da Tsahal alla Striscia in tre giorni, e che continuano a piovere. Né che siano mirati a distruggere le infrastrutture di Hamas, sapendo bene l’intrico che esse hanno con gli insediamenti civili, tanto da impedire alla stampa estera di accedere a Gaza. Né sono così disinformati da creder che si possa distruggere con le armi Hamas, votata da tutto un popolo, come se ne fosse una superfetazione districabile. Sono al contrario coscienti che l’aggressione aumenterà il peso e l’influenza sulla gente di Gaza oggi e in Cisgiordania domani, contro l’indebolito Mahmoud Abbas. Né gli sarebbe possibile ammazzarli tutti, ci sono limiti che neanche il paese più potente può varcare, ammesso che abbia il cinismo di farlo, e tanto meno all’interno del mondo musulmano che circonda Israele e nel quale, dunque con il quale, intende vivere.

Questa prima parte si basa su una confusione. Obiettivo di una persona è qualcosa che si persegue liberamente e consapevolmente. Non credo che Olmert e gli altri stiano perseguendo un obbiettivo. Un grave errore della sinistra, da Marx in poi, è quello di pensare la politica come una partita a scacchi, dove si fanno mosse e contromosse sulla base di astuti calcoli. Il problema è che chi si trova in una posizione di comando di una democrazia ha spesso pochissima libertà di manovra e le sue scelte sono quasi obbligate. Inoltre la decisione non viene presa da uno o da due persone, ma da tanti, compresi quelli che studiano l’effettivo progetto militare. E soprattutto l’uomo è guidato per lo più dalle proprie emozioni. Per cui, anche se Olmert sa quelle cose che la Rossanda elenca, non è che ha dei precisi obiettivi. Se le persone agissero razionalmente e in base ai propri interessi, probabilmente non ci sarebbe mai stata una guerra nella storia dell’uomo. Ben lo sapeva Omero, che mostra nell’Iliade come la guerra di Troia non conviene a nessuno, nemmeno al suo popolo, gli achei. Guerra che scoppia per ragioni del tutto irrazionali: la bellezza di Elena. Non Olmert, ma la Rossanda sa quali sono gli obbiettivi di Olmert. ed eccoli qua.

Gi obiettivi sono dunque altri. Primo, battere nelle imminenti elezioni Netanyahu, che si presenta come il vero difensore a oltranza di Israele. Già le possibilità appaiono ridotte; l’assalto a Gaza sembra sotto questo aspetto una mossa disperata. Che sia anche crudelissima è un altro conto, siamo qui per ragionare. Secondo, usare le ultime settimane di Bush alla Casa Bianca per mettere la nuova presidenza americana davanti al fatto compiuto. Il silenzio assordante di Obama è già un risultato, quali che siano le circostanze formali che gli rendono difficile parlare su questo, mentre si esprime su altri problemi di ordine interno. Non è ancora insediato che si trova nelle mani una patata bollente, causa prima e annosa di quella caduta dell’immagine americana nel mondo che ha più volte detto di voler restaurare. Queste sono le carte che Olmert, Livni e Barak deliberatamente giocano in una prospettiva a breve.

Che nel loro intimo Olmet e gli altri sperano di vincere le elezioni e di stanare Obama con questo attacco è certamente vero, ma che questo attacco sia una deliberazione nel senso che abbiamo già detto è discutibile. Rossanda è convinta che esistano dei diavoli onnipotenti che possono decidere quello che vogliono e che perseguono sempre il male, fra questi Israele, gli Stati uniti, il Capitalismo ecc. Purtroppo non è così semplice.

Neanche Hamas si è mossa sulla semplice onda di un giustificato risentimento. I suoi dirigenti hanno visto benissimo in quale situazione il governo israeliano si trovava quando hanno deciso di rompere l’approssimativa tregua, sapendo anche che per modesti che siano i guasti prodotti dai Qassam nessun governo può presentarsi alle elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni. Anch’essi puntano a far cadere Olmert, già fuori gioco, la Livni e Barak, secondo la logica propria delle minoranze accerchiate di produrre il massimo danno perché la situazione si rovesci. Gaza è stata messa, e non da ieri, agli estremi, periscano Sansone e tutti i filistei. Si può capire, ma è una logica reciproca a quella di Israele. Non ritenevano certo che quei modesti spari di missili l’avrebbero distrutta e convertita alla pace. E anch’essi puntano a mettere la nuova amministrazione americana davanti a un incendio che non tollera rinvii.

Ingiustizia. Il risentimento di Hamas è “giustificato”, ma non la rabbia degli israeliani sui quali piovono bombe da anni. La tregua interrotta unilateralmente da Hamas era “approssimativa”, per cui non valeva molto. Ma tutte le tregue sono approssimative, come quella di Primo Levi, che per i mesi di fuga dai Lager non aveva il tempo di pensare agli incubi che aveva vissuto nel campo, che torneranno fuori dopo, raccontati splendidamente in “Se questo è un uomo”. la tregua non è la pace. Io credo che i dirigenti di Hamas, di certo accecati dal fanatismo, ancor più di quelli israeliani, abbiano le idee confusissime, per cui parlare di piani e di deliberazioni in questo caso è del tutto ingiustificato. I missili sono soprattutto l’espressione del disagio di un popolo.

Lo sa la Lega Araba, lo sa l’Iran. Obama ha fatto molte promesse di cambiamento, e lo sfidano a mantenerle o a discreditarsi subito.
Tanto più colpevole di questo sanguinoso sviluppo, che la gente di Gaza paga atrocemente, è l’inerzia dell’Europa. Essa, che sulla questione ebraica ha responsabilità maggiori di chiunque al mondo, nulla ha fatto per impedire che si arrivasse a questa catastrofe. Ne aveva la possibilità? Certo. Poteva mettere, a condizione ineludibile dell’alleanza atlantica e della Nato, e soprattutto quando con la caduta dell’Urss ne venivano meno le conclamate ragioni, la soluzione del nodo Israele-Palestina, sul quale gli Usa erano determinanti, per adempiere alle disposizioni dell’Onu. Più recentemente, doveva riparare a costo di svenarsi all’assedio di Gaza, dove non ignorava che la mancanza di mezzi elementari di sussistenza, cibo, acqua, elettricità, medicinali, faceva altrettanti morti di quanti stanno facendo adesso gli aerei e i blindati di Tsahal. Ma neanche questi hanno fatto muovere altro che il presidente francese, a condizione che le sue vacanze fossero finite. Siamo un continente che fa vergogna.

Ed ecco il tocco finale dell’intellettuale di sinistra. Salire in cattedra, farsi portatore della morale. E usare la propria presunta morale come una clava per aggiungere disagio a disagio. Quando succede qualcosa di male, c’è sempre una colpa, come ben sanno gli amici di Giobbe. E invece purtroppo spesso non c’è nessuna colpa. La sofferenza in questo mondo non ha nessun senso preciso e determinato che noi uomini possiamo facilmente scoprire. Oltretutto, se vogliamo fare qualcosa per la pace, invece, di ergerci a giudici, è molto più semplice cercare dei compromessi, come hanno fatto Sarkozy e Mubarak, arrivando a un piccolo ma significativo successo.

Oltretutto nello stesso numero del Manifesto c’è un articolo che inizia in prima pagina intitolato “Ambulanze, infermieri e medici bersagli preferiti”. Che Israele abbia tutto questo desiderio di colpire ambulanze, medici e infermieri mi sembra strano. Se fosse così machiavellico come Rossanda ritiene, non gli converrebbe neanche. Mi sorge invece il sospetto che Hamas, seguendo le orme di Arafat, metta i centri militari nelle scuole e ngli ospedali, per poi mostrare al mondo la crudeltà di Israele.

Che in giro nella sinistra circoli ancora parecchio antisemitismo è testimoniato dal fatto, denunciato anche dal Manifesto del 9 gennaio pag. 6, che un sindacato romano ha proposto di boicottare i negozi dei membri dellaa comunità ebraica! Del resto chi oggi distingue fra anti-semitismo e anti-sionismo non convince, perché, anche se negli anni Trenta del secolo scorso essere anti-sionista era una posizione politicamente del tutto rispettabile, che avrei senz’altro condiviso, perché sono contro il nazionalismo e quindi anche contro quello ebraico, oggi essere anti-sionista vuol dire essere per la scomparsa dello stato di Israele, che, seppure frutto di uno sbaglio politico, ormai esiste e non si può eliminare. Non condividere parte della politica aggressiva di Israele certo non è antisemitismo, ma spesso gli atteggiamenti politici in italia  non sono così lineari.

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