DOSSIER SU DARWIN

Nell’ultimo numero di Le scienze c’è un lungo dossier su Darwin e la teoria dell’evoluzione. Mi ha colpito in particolare l’articolo “Quattro errori sulla mente” di David Buller, Filosofo, autore di The adaptive mind, uno dei libri di riferimento contro quella che viene chiamata Psicologia evoluzionista (EP), che oggi è molto di moda. L’articolo è di lettura un po’ faticosa, ma mi ha stimolato a riflettere su tale impostazione. Per farlo mi sono letto il manifesto della EP. Si prende le mosse dall’idea che la psicologia sia una branca della biologia. Questo mi lascia subito perplesso, perché la psicologia dovrebbe occuparsi anche della nostra soggettività, che per adesso non è trattabile seriamente da nessuna teoria biologica. Andiamo avanti. Si procede affermando che il cervello è un sistema fisico. Il che è ovvio, ma poco chiaro, visto che noi sappiamo ancora relativamente poco della fisica del cervello. Ed è possibile, anzi direi probabile, che quando capiremo meglio come è fatto il nostro cervello utilizzeremo una “fisica” inimmaginabilmente diversa da quella che abbiamo adesso. Poi si dice che il cervello funziona come un computer. Così formulata si tratta di un’affermazione sicuramente falsa, dato che oltre alla struttura rappresentabile come circuiti analoghi a quelli di un calcolatore, il cervello è anche tante altre cose dal punto di vista biologico, essendo immerso in un corpo e avendo caratteristiche biologiche non riconducibili a quelle di un computer. Inoltre, anche la parte del cervello che si può rappresentare bene come fatta di circuiti è estremamente peculiare, per il fatto che in entrata i nostri neuroni sono connessi tramite i loro dendridi a migliaia di stimoli elettrici che provengono da altri neuroni, e che si sommano. Non solo, le sinapsi hanno capacità di condurre variabile a seconda della concentrazione di decine di neurotrasmettitori nella parte chimica della connessione. Non è proprio un circuito semplice. Comunque fin qui non siamo ancora entrati nel vivo della EP, ma abbiamo solo ribadito alcuni luoghi comuni della psicologia contemporanea. L’ipotesi forte è che: i circuiti del nostro cervello sono stati cablati sulla base della pressione selettiva dell’ambiente dei primi uomini cacciatori-raccoglitori. Se al posto di “i” ci mettiamo “alcuni”, la cosa funziona. Seguendo l’esempio grottesco proposto da Cosmides e Tooby, perché noi siamo respinti dalle feci, mentre le mosche sono attratte? Perché uomini attratti dalle feci si prendevano delle malattie e non avevano figli, mentre uomini respinti si ammalavano meno e avevano più figli, così trasmettendo il gene della “puzza di cacca”. Per le mosche vale esattamente il contrario. Tutto ciò è molto plausibile. Ma di certo non è possibile spiegare in questo modo l’intera varietà dei comportamenti umani. Inoltre, in un bell’articolo di Peter Ward, sempre su Le Scienze, si scopre che l’evoluzione dell’homo sapiens negli ultimi 5000 anni non si è fermata, anzi è accelerata. Rispetto agli psicologi evoluzionisti, molto più ragionevole Shubin, autore del famoso Il pesce che è in noi, il quale dice che il corpo umano, e quindi anche il cervello, è un patchwork simile a un vecchissimo impianto elettrico sul quale decine di elettricisti hanno messo le mani, per ripararlo o modificarlo e quindi non certo riconducibile a semplici schemi come quelli della psicologia evoluzionista. Carina l’interpretazione evoluzionista del lungo canale seminale che va dalle gonadi alla fuoriuscita dal pene. Nei pesci le gonadi sono vicine al cuore. E infatti lì stanno nel feto umano ai primi stadi. Ma siccome l’uomo è un animale a sangue caldo e la produzione e conservazione degli spermatozoi richiede fresco, è stato selettivamente vincente il far scendere le gonadi fin nello scroto, fuori dal corpo. Questo viaggio però fa sì che il canale seminale si contorca in un lungo giro e inoltre, per rendere possibile la discesa, nell’inguine vi è un punto più fragile, per far passare la gonade, dentro il quale può insinuarsi un pezzetto di intestino, dando origine all’ernia inguinale.

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