LA BUONA FEDE DEL POLITICO

Mio padre spesso mi chiede se secondo me il tal uomo politico agisca o meno in buona fede. Sicuramente agire in accordo con i propri valori ha degli aspetti positivi, poiché difficilmente si è dei voltagabbana. Tuttavia ha anche non pochi aspetti negativi, perché se tali valori sono del tutto sballati, si agisce ottusamente sempre nella direzione sbagliata. Marx ci ha fatto capire l’importanza della nozione di “falsa coscienza”, o, più semplicemente, il fatto che spesso abbracciamo i valori che ci fanno più comodo. E allora è quasi meglio il girella, che almeno qualche volta ci prende. Se però per valore si intende la capacità di aprirsi verso l’altro, come fa Scheler, allora agire in buona fede rispetto a questa nozione di valore diventa veramente qualcosa di importante dal punto di vista politico. Altrimenti credo sia opportuno giudicare i politici in base a quello che fanno e che propongono. Molti dicono che Berlusconi è sceso in politica per salvare le sue aziende. In questo in sé non ci trovo né qualcosa di positivo, né qualcosa di negativo. Quello che mi impedisce di votare Berlusconi non è certo questo, ammesso che sia vero. Non accetto, invece, la sua politica nei confronti della formazione e della sanità. Nè quello che propone sui problemi eticamente sensibili, né il fatto che difende l’esistenza di monopoli dell’informazione come il suo e quello della RAI, che in una democrazia migliore andrebbero smantellati. Tremonti è n buona fede? Non lo so; so per certo, però, che sta praticando una politica economica miope e iniqua. Taglia alla formazione e alla ricerca, che sono le uniche speranze di un paese come il nostro. Difende l’industria interna incapace di rinnovarsi, chiedendo regole, cioè protezione dai prodotti esteri che costano meno, in modo da costringere il consumatore italiano a comprare il prodotto artificialmente più caro. Cioè, invece di affrontare la crisi come stanno facendo tutti, investendo nel futuro, vuol far ricadere la crisi sulle classi economicamente più deboli, o meglio sul ceto medio. Io non so se lo fa in buona fede, ma certo non avrà il mio voto.

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1 Commento

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Una risposta a “LA BUONA FEDE DEL POLITICO

  1. eugenio

    Io credo che il pensiero politico, cosi’ come lho visto nei partiti, funzioni anzitutto sull’idea che il fine giustifichi i mezzi. Il fine che il politico in buona fede si da’ e’ quello di migliorare il proprio paese. Un fine lontano da giungere attravverso piccoli passi, primo fra i quali la necessita’ di emergere dentro il proprio partito. Poi serve emergere nel contrasto con i propri nemici, per cui anche se il nemico propone qualcosa di buono, meglio sabotarlo, perche’ il proprio fine ultimo e’ superiore al suo per definizione. Poi, in attesa del momento giusto per fare quella cosa giusta per il proprio paese, bisogna cogliere tutte le possibilita’ di fare qualcosa per non farsi rubare la piazza dagli amici e dai nemici. Presto, insomma, la lotta fra bande sostituisce qualsiasi morale e il fine rimane un ricordo di gioventu’, sostituito da un triste cinismo. C’è un lato tragico in tutto questo che desta la mia compassione.

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