GRAN TORINO

Qualche giorno fa ho visto l’ultimo film di Clint Eastwood, “Gran Torino”. Mi è piaciuto. Bello e inaspettato il finale. Ma mi ha colpito in particolare una cosa. Il protagonista è un vecchio, reduce della guerra di Corea, molto nazionalista, che vive in una periferia del Midwest piena di cinesi. I cinesi non gli piacciono. Ma a poco a poco nascerà un’amicizia profonda con loro, tanto che a un certo punto egli dovrà ammettere che è più vicini a loro che ai suoi familiari. Questa storia descrive bene quel limite fra multicultura e intercultura che facciamo tanta fatica a cogliere teoricamente. Anche se non ha ragione Taylor a sostenere che le culture sono come delle monadi che non possono dialogare fra loro, ha comunque torto Habermas a credere che esista una sorta di linguaggio universale comune che consentirebbe il dialogo fra le culture. Infatti è proprio affermando con forza la propria identità, senza l’ipocrisia di tante belle e inutili parole, mostrandosi agli altri per quello che si è – come fa il protagonista del film – che più facilmente si riesce a trovare un terreno comune. Quel terreno dato dal fatto che tutti siamo uomini, anche se in modo sempre diverso.

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2 commenti

Archiviato in LETTERATURA

2 risposte a “GRAN TORINO

  1. Federica

    Caro Vincenzo,
    sono Federica. La ex-laureanda di Milano che ormai anni e anni fa ha scritto la tesi su Carl Stumpf! Ti ricordi? Ero venuta a Bologna a casa tua.
    Quanto tempo è passato, avrei tanto da raccontarti ma per ora solo un carissimo saluto. Ho visto ieri Gran Torino.
    A presto
    Federica

  2. Anche se non sono spesso in accordo con il papa, una volta mi ricordo che sulla questione “rapporto con la relione mussulmana” aveva affermato che “solo dall’affermazione della propria identità possiamo trovare un terreno di dialogo”.
    Credo avesse pienamente ragione e credo sia quanto affermi anche tu.
    Solo mostrandosi per quello che siamo, nella nostra interezza, possiamo dare ai nostri interlocutori la possibilità di capire quali azioni accettiamo, quali no e fino a che punto. Tutto il resto è una sorta i perbenismo intelletuale un pò dannoso, che non ha il coraggio di guardar in faccia alle questioni.

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