CANOVA E RAFFAELLO

Recentemente sono stato a visitare le mostre su Canova a Forlì e quella su Raffaello a Urbino. Entrambe cercano giustamente di trovare nel grande artista che presentano una connessione con la città che ospita la mostra. Raffaello è nato a Urbino, era facile. Ma qui viene spinto l’accento sull’importanza di Urbino per la formazione di Sanzio. Non sono in grado di giudicare la questione, ma il fatto che i sostenitori di questa tesi lavorino tutti a Urbino, come si vede dalle note esplicative che accompagnano la mostra, non è un buon viatico per questa proposta. Inoltre la mostra è relativamente scarsa di opere di grande valore. Mi ha veramente colpito solo la prima sala, dove si ammirano le splendide muse del padre di Raffaello, pittore che in effetti la mostra aiuta a rivalutare. Con gli stessi 9 euro a Forlì invece si vedono una quantità straordinaria di capolavori di Canova. La città già né ospitava un paio, ma sono arrivate opere da tutto il mondo, anche se alcune purtroppo solo in gesso. Nessuna traccia del municipalismo urbinate se non l’affermazione del tutto accettabile “Forlì città canoviana”, ben più moderata della tesi “Raffaello pittore urbinate”. Infatti una città può avere tanti artisti, ma un pittore può avere solo una città, o forse due o tre. Splendido l’atelier didattico nel quale si impara quali furono le novità tecniche introdotte da Canova, cioè il modellato di creta a grandezza naturale, dal quale poi la bottega costruiva la prima bozza della statua di marmo, fino a 1,2 mm e poi interveniva il maestro per la fase finale.

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