FORTE IN TEORIA, DEBOLE IN PRATICA

Sussiste uno strano chiasmo fra teoria e pratica. Nel campo delle idee, se si vuole emergere, occorre assumere una posizione e portarla avanti con estremismo, senza tentennamenti, a volte in modo provocatorio e fazioso. Per contro, nella prassi politica sono vincenti le posizioni moderate e immobiliste, le convergenze parallele e la non sfiducia, il quieta non movére e il compromesso conservatore. In realtà mi sembra che, dal punto di vista della validità, la situazione sia esattamente capovolta. La valutazione teorica dovrebbe essere sempre cauta ed equilibrata, senza prese di posizione eccessive, ma procedendo per piccoli passi argomentati, tenendo conto di tutti gli aspetti della questione. Nella pratica, invece, occorre agire con forza e prontezza, al fine di modificare le cose e migliorare le situazioni, superare le emergenze e prepararsi alle difficoltà del futuro. Fra l’altro noto che costa poco sostenere idee estreme e rivoluzionarie, tanto non si rischia nulla se non l’alta probabilità di dire una baggianata. Ma questo non ha mai fatto male a nessuno: i baggiani infatti hanno di norma grande successo. Inoltre la nostra pigra inclinazione al non pensare è facilmente soddisfatta dalle soluzioni semplici e lineari. Essere radicali in pratica, invece, è assai faticoso e rischioso. Ci si fa molti nemici, perché si va a sbattere contro i privilegi consolidati, si pestano molti piedi e si aprono strade nuove verso l’ignoto.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE

3 risposte a “FORTE IN TEORIA, DEBOLE IN PRATICA

  1. lilo

    Molto vera la tua riflessione! Ma che ne diresti della terza possibilità, forse la più difficile, ovvero quella di un atteggiamento giustamente (e motivatamente) cauto nella teoria (come tu suggerisci) e, QUINDI, dato il quadro teorico argomentatamente incerto, cauto anche nella pratica?

  2. Riflessione molto chiara e sintetica, e pure molto veritiera.
    La cosa più bizzarra è che spesso chi dice baggianate è pure quello debole in pratica; ad una prima analisi non sembra sussistere nessun rapporto tra l’avere opinioni radicali e l’essere conservatori all’atto pratico. In realtà credo che questo rapporto si sviluppi proprio quando il ciarlatano, o più semplicemente chi fa demagogia, si accorge che tra il campo delle idee e l’azione concreta ci sono quei privilegi consolidati, quei piedi da pestare e quelle nuove strade verso l’ignoto da percorrere, ed alla fine lascia perdere. Probabilmente si arrende dopo averci provato, o forse non ci prova neppure, ma di sicuro finisce per accontentarsi dei consensi e delle parole, lasciando perdere i fatti.

    La terza via che proponi, lilo, non mi sembra percorribile per due ragioni. (I) Essendo cauti “a parole” diffiilmente trovi il tuo spazio, in politica, e difficilmente avrai sufficienti consensi.(II) Essendo poi cauti in pratica, difficilmente riuscirai a risolvere i problemi.
    La soluzione di Vincenzo del “cauti in teoria e radicali in pratica”, per quanto sia sicuramente la migliore dal punto di vista della validità, è una bella utopia, proprio per (I).

    In realtà credo che aumentando la consapevolezza delle masse nei confronti dei propri limiti, ovvero se la gente capirà come non lasciarsi imbambolare da belle parole e poco d’altro, inizierà ad avvedersi della validità di chi, magari mantenendo un basso profilo, sotto sotto lavora in maniera molto più efficace del baggiano. Sono particolarmente pessimista, in questo senso 😉

  3. Risposta a Lilo. Se devo studiare il vaccino dell’AIDS, prima di affermare che lo ho trovato, provo e riprovo mille volte. C’è tutto il tempo di fare le verifiche e su queste cose occorre avere opinioni ben solide. Se mi capita davanti invece la situazione di una comunità dove tutti stanno per essere contaminati dal virus e io ho un vaccino che all’80% funziona e quasi sicuramente non fa male, che faccio, aspetto? No, ovviamente, bisogna agire prontamente. Questo tipo di situazioni sono molto comuni nella pratica. L’Italia è il paese dei cauti in pratica. A Bologna, ad esempio, da quando indossavo i pantaloni corti si discute su come ristrutturare la stazione ferroviaria che è sottodimensionata e intanto i treni non passano più da Bologna, se possono.

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