LA VALUTAZIONE POLITICA DI UN FATTO DEL PASSATO

Quando si valuta un evento del passato, che so, ad esempio, l’uccisione di Gentile da parte del partigiano Fanciullacci, di cui anche oggi si discute sul Corriere della sera, occorre distinguere almeno quattro piani. Innanzitutto quello giuridico: date le leggi vigenti nel territorio in cui è accaduto il fatto e tenuto conto anche della distinzione fra diritto marziale e diritto in tempo di pace, occorre valutare giuridicamente ciò che è accaduto. Non che sia facile, perché spesso le norme sono vaghe o contraddittorie, bisogna anche tenere conto di molti fattori ecc. Poi c’è il paino morale: l’azione va valutata dal punto di vista umano; l’avrei fatto anche io? In quel contesto era una cosa accettabile? E’ stata rispettata la dignità umana? ecc. Spesso questo aspetto, per ciò che riguarda il passato, non è tanto rilevante. Inoltre c’è il piano storico: come sono andate effettivamente le cose, quali sono stati i fattori causalmente rilevanti in gioco? La valutazione storica è premessa essenziale per la valutazione politica. E qui vengono veramente le difficoltà. Bisogna stare attenti, nella valutazione politica, a non utilizzare i controfattuali, cioè a non prendere le mosse da valutazioni del tipo, “ma se Tizio non avesse fatto così, che cosa sarebbe successo?” In fondo quella scelta da Tizio era l’unica strada possibile. Si arriva così a una sorta di determinismo storico. In realtà noi non siamo in grado di valutare in positivo quali avrebbero potuto essere le alternative migliori, perché epistemologicamente è molto difficile, se non impossibile, costruire la storia controfattuale, cioè rispondere a domande del tipo “Che cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo?”. D’altra parte l’uso di generalizzazioni storico-sociali, come ha spiegato Weber, ci aiuta a comprendere quali sono state le conseguenze di certe scelte, cioè quali sono i fatti che, se non si fosse agito in quel modo, di sicuro non sarebbero accaduti. Bene: a questo punto prendiamo l’insieme delle conseguenze di un evento e valutiamolo. Se questo insieme è globalmente positivo, allora la valutazione politica non può che essere positiva, se è negativo viceversa. Quali sono i criteri sulla base dei quali formulare queste valutazioni? Beh, giustizia sociale, democrazia e libertà, cioè capacità di accedere ai beni, capacità di decidere su come vivere assieme, capacità di progettare la propria vita. Ci possono poi essere delle divergenze, perché un pensatore socialista darà più importanza alla giustizia sociale e un liberale più alla libertà nel valutare le conseguenze di ciò che è accaduto. Credo però che, ciò malgrado, spesso la valutazione politica così intesa di molti fatti storici è fin troppo semplice.

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