CHE COSA E’ LA POSSIBILITA’

Ho letto con grande interesse il libro di Andrea Borghini, giovane cervello fuggito negli USA!, “Che cos’è la possibilità”, pubblicato da Carocci nel 2009 nelle Bussole. L’autore si pone il seguente problema: che cosa esprimono enunciati del linguaggio ordinario del tipo “la situazione s è possibile”?. Legate a questo ci sono altre due questioni, quella epistemologica, come veniamo a conoscenza che s sia o meno possibile? e quella metafisica: che cosa è la possibilità che s? Il libro esamina criticamente con chiarezza ben nove possibili risposte a queste domande, alcune eliminativiste, come quella di Quine, altre basate sui mondi possibili, come quella di D. Lewis e infine la proposta dell’autore, che prova a interpretare la nozione modale di possibilità mediante i termini disposizionali come “fragile”. Tuttavia mi sembra che a monte del problema di che cosa sia la possibilità sussista un’importante distinzione fra la semnatica del linguaggio comune e quella dei linguaggi scientifici. La prima è basata, come ha notato Wittgenstein, soprattutto sull’uso, mentre la seconda, come ha sostenuto Carnap, sul metodo di controllo di un enunciato. Se il libro, come sembra, è dedicato al primo problema, credo che trascuri troppo questi aspetti pragmatici, che sono fondamentali, per dedicarsi ad analisi metafiscihe, che sembrano svianti rispetto al problema di stabilire una semantica dei linguaggi naturali. Se, invece, l’argomento è il secondo, manca il riferimento fondamentale alle nostre conoscenze empiriche. Dal mio punto di vista è il secondo problema quello più importante. Provo a rispondere innanzitutto alla questione che cosa è la possibilità che s? Per analizzare la questione credo che dobbiamo accettare che ci siano enunciati generali accidentalmente veri, come “tutte le biro su questo tavolo scrivono” e altri, invece, che portano una certa ontologica necessità, come “tutti i corpi sono attratti dal centro della Terra”. Questa ontologica necessità, che è presente nel mondo, stabilisce quali siano le situazioni possibili e quali non siano possibili. Ad esempio, è possibile costruire una sfera di un metro di oro puro, ma non è possibile costruire una sfera di un metro di uranio arricchito, perché quest’ultima esplode ancor prima di arrivare a realizzazione. E’ possibile che domani io vada al cinema, ma non è possibile che ieri sia andato al cinema, visto che sono stato a casa tutto il giorno con l’allergia. Il secondo problema sarà quello dell’accesso alla conoscenza di tali necessità. E sappiamo bene che le scienze empiriche, dalla psicologia alla fisica, passando per la sociologia e la biologia, ci forniscono le poche conoscenze che abbiamo dei vincoli che regnano nel mondo. E proprio per questo sappiamo che la sfera d’oro è costruibile, ma non quella di uranio, e che si può agire sul futuro, ma non sul passato. Infine dobbiamo chiederci che cosa significhi l’enunciato A= “è possibile che s”. A è vero quando non sussistono nel mondo vincoli che impediscono A. Possiamo noi sapere se A è vero o meno basandoci sulle leggi che conosciamo riguardo a s. Infine il significato di A sta proprio in queste leggi che aiutano a determinare se s sia possibile o meno. E’ chiaro che il significato di A cambia a seconda della situazione cognitiva in cui ci troviamo, cioè a seconda di quante e quali leggi che concernono s conosciamo. Infine possiamo chiederci se “la possibilità che s” esista nello spazio e nel tempo. Per un empirista come me, che è convinto che la realtà è strettamente legata alla percepibilità nello spazio e nel tempo, direi che “la possibilità che s” non è reale. Questo non significa però che essa non abbia una certa oggettività, che le è fornita dai vincoli di necessità che sono presenti nel mondo. Dobbiamo ancora chiederci se esista o meno una percezione della possibilità. Di questo parleremo in un altro post.

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