IL FALSO DEL PRESUNTO FALSO DI ARTEMIDORO

E’ interessante, per capire meglio come funziona il legame fra cultura e informazione, seguire la significativa storia del papiro di Artemidoro. Per cominciare si dà un’occhiata a wikipedia, dove si trovano parecchie informazioni. E’ un papiro pagato quasi 3 milioni di euro dalla Fondazione S.Paolo, che conterrebbe un testo di Artemidoro, grande geografo dell’antichità. Per chi non lo sa, la maggior parte delle nostre fonti sul mondo antico è trascritta su codici, che risalgono al massimo al X secolo d.C., quindi più o meno mille anni dopo che sono stati scritti i testi che riportano. Perciò, quando troviamo anche solo un frammento di papiro, che risale al I secolo d.C., è una manna per i filologi, che possono confrontare il testo dei codici con qualcosa di molto vicino all’originale. Il noto filologo Luciano Canfora (noto anche perché nell’Università di Bari, dove insegna, lavorano anche la moglie, il figlio e la moglie del figlio!, come riportato dall’Espresso 3/2007 alle pp. 46-47) ha iniziato una vera e propria battaglia contro l’autenticità del papiro, sostenendo che sarebbe un raffinato falso messo a punto dal grande calligrafo greco dell’800 Simonidis. Addirittura si sarebbe trovato il testo geografico coevo da cui Simonidis avrebbe copiato. I giornali hanno dato ampio spazio all’esuberante Canfora. Sta di fatto che Giambattista D’Alessio, uno dei maggiori grecisti italiani (i grandi studiosi li trovi raramente sui giornali), si è accorto che il papiro, pur contenendo una parte di Artemidoro, è in realtà una miscellanea ricostruita malamente nel momento del recupero. Il Canfora ha subito scritto sul Corriere che D’Alessio avrebbe dimostrato la correttezza della sua tesi. Il che è evidentemente falso, tanto che D’Alessio si è sentito in dovere di smentirlo. Triste destino quello della verità in un mondo dominato dai venditori di fumo di destra e di sinistra!

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20 commenti

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20 risposte a “IL FALSO DEL PRESUNTO FALSO DI ARTEMIDORO

  1. bafius

    Tra le due tesi, quella di Settis & comp. e l’altra di Canfora, francamente lo studio di D’Alessio tende più dalla parte del Canfora, nel senso di stabilire che quello presentato con grande enfasi come “il papiro di Artemidoro” in realtà tale non è. Che poi D’Alessio sia uno dei maggiori grecisti italiani, e che quindi quello che lui scrive vada preso come oro colato, mi pare assioma molto discutibile.

  2. Non capisco in che senso lo studio di D’Alessio andrebbe nel senso di Canfora. Il papiro non è un falso e comunque contiene una parte di Artemidoro. Ma mi sembra che anche Canfora abbia accettato la tesi di D’Alessio (per poi deformarla a proprio vantaggio), e molti altri, per questo sembra la più ragionevole. Poi chi sostiene una tesi come Canfora, per cercare visibilità, difficilmente fa fare passi avanti alla ricerca, direi.

  3. bafius

    D’Alessio scrive a proposito del papiro cosiddetto di Artemidoro: “Si trattava di sezioni autonome. La prima rielaborava un estratto di Artemidoro. La seconda era una ‘lode della geografia’ e non c’è nessun motivo di pensare che debba trattarsi di Artemidoro: si tratterà di un autore più tardo, più goffo e involuto. Quale fosse stata l’iniziale funzione del rotolo resta largamente da spiegare”. Per lui non è quindi Artemidoro. Detto questo, mi pare che Canfora con ciò abbia già incassato il sostegno sul punto più importante per la causa che egli perora: negare che quel papiro, profumatamente pagato, enfaticamente presentato e maldestramente edito come di Artemidoro di Efeso, in realtà non sia di Artemidoro. Non mi pare poco. La tesi di D’Alessio è infatti che si tratti di un rotolo miscellaneo antico. Vedremo in futuro se, dopo la caduta della partenità di Artemidoro, cadrà anche l’ipotesi dell’antichità del papiro.

    • bafius

      solo per segnalare un refuso in quanto ho scritto prima: “negare che… in realtà sia”. Occorre espungere un ‘non’ di troppo! Mi tocca fare anche filologia su quello che scrivo! pardon

  4. Caro Bafius, sei molto filo e poco logo! Se io dico “questa è una Cinquecento” e un altro dice “no è un carciofo” e arriva un terzo che dimostra che è una Seicento, mi sembra che ci sia andato più vicino quello che affermava che fosse una Cinquecento! Il papiro è anche di Artemidoro e riporta testi antichi miscellanei e non c’entra nulla con Ritter e il falso di Simonidis.

  5. bafius

    Caro professore di logica, si metta pure l’animo in pace: non sono ‘filo’, ovvero amico, di Canfora né suo conoscente, e non ho alcun interesse a difendere le sue posizioni. Seguo semplicemente la discussione sul papiro cosiddetto di Artemidoro e cerco di farmi un’idea senza preconcetti di sorta. Se poi lei intende il contraddittorio come una forma di difesa di rapporti interpersonali, di questo mi dolgo, ma non mi meraviglio: è in linea con i tempi che viviamo e con una certa cultura accademica.
    Spiace che la sua animosità contro Canfora la porti a perdere palesemente di vista una ricostruzione oggettiva dei fatti. A me, invece, non interessa iscrivermi al partito pro Settis o pro Canfora. Per questo motivo, ritengo di essere più sereno di lei nell’esprimermi sulla vicenda.
    Lei parte da un duplice assioma: D’Alessio ha la verità in tasca, dal momento che lui sì è “uno dei maggiori grecisti italiani” (suo personalissimo parere. Ma lei è un grecista? pare di no… o distribuisce patenti in base a simpatie o antipatie personali?). Un ‘ipse dixit’ che ripugna alla verità scientificamente provata, liddove non siano portate evidenze tali da non poter essere negate (e non è questo il caso).
    Ancora. Lei legge i risultati dell’analisi di D’Alessio in chiave anti-Canfora. Ma in questa operazione, la sua animosità la porta a manipolare D’Alessio stesso e a fargli dire cose che lui non scrive. D’Alessio scrive che il papiro non è di Artemidoro: lei si inventa che il papiro è ‘anche’ di Artemidoro. Inserisce una zeppa, un ‘anche’, in modo da far quadrare i conti. Ma la filologia è cosa seria: lei invece prende papiri per carciofi.
    Ricapitoliamo: Settis & C. fanno acquistare per quasi tre milioni di euro un papiro; organizzano una mostra in cui lo presentano come papiro di Artemidoro e annunciano un’edizione critica che, dopo ritardi e anticipazioni, finalmente viene pubblicata. In essa si difende a spada tratta il fatto che il papiro contenga il prologo e altri passi della ‘Geografia’ di Artemidoro. Canfora per primo interviene sull’argomento dicendo che di Artemidoro non si tratta e ipotizza, tra le altre cose, che il papiro possa essere opera di un falsario del XIX secolo (Simonidis). A lui si deve quindi il merito di aver sollevato dubbi sull’originalità dell’opera e di aver aperto quel dibattito in cui si inserisce lo stesso D’Alessio. Se poi sia più attendibile la tesi sul falsario o quella del rotolo miscellaneo antico, questo è ancora presto per dirlo: bisogna dare tempo alla comunità scientifica (intendo quella dei classicisti che scrivono su riviste di settore, non certo di persone come lei che pontificano parlando solo ‘de relato’) di vagliare le posizioni espresse e di produrre magari altri contributi. Fatto sta che, può piacere o meno, ma è stato Canfora a sollevare, con argomenti scientifici, il problema dell’originalità, mentre a Torino si plaudeva ad un’operazione culturale di dubbia qualità.
    Ammesso e non concesso che D’Alessio abbia ragione, lei dando del venditore di fumo a Canfora farebbe come chi valutasse Keplero un genio (magari ‘uno dei maggiori astronomi tedeschi’) e Copernico un cialtrone, per il fatto che il primo ha scoperto che i pianeti evolvono attorno al sole per mezzo di ellissi! Così facendo, lei dimentica che le acquisizioni scientifiche si ottengono non a colpi di accetta, ma per piccoli passi e grazie ai contributi dati da lavori precedenti. Logico, no?

  6. Caro Bafius il punto grave dell’intervento di Canfora è quello di aver portato sulla stampa nazionale, a cui ha accesso, dalla sua parte le ricerche di D’Alessio, che, dalla sua parte non sono. Il mio è proprio un giudizio sul metodo della ricerca. Il paragone con Keplero e Copernico è sbagliato. Lei si comporta un po’ come Duhem e altri che hanno esaltato Bellarmino perché avrebbe mostrato a Galileo la relatività del moto poi capita da Einstein. In realtà Bellarmino voleva solo prevaricare Galileo con la sua verità in tasca sbagliata, cioè il geocentrismo. Einstein non ha dato ragione a Bellarmino, ma ha portato ancora più a fondo le scoperte di Galileo. Qui è lo stesso. D’Alessio non ha dato ragione a Canfora, ma portato più a fondo i primi risultati di Settis e altri. Con il filo non volevo dire che è amico di Canfora, bensì amante dell’antichità classica, ma, come molti altri antichisti, con poca attenzione agli aspetti logici. Il mio “anche” si riferisce proprio al fatto che D’Alessio sostiene che dentro al papiro ci sia qualcosa di Artemidoro. Io non so se D’Alessio abbia ragione, non ne ho le competenze. Ma tenga presente che è lo stesso D’Alessio ad affermare che Canfora ha completamente travisato il suo pensiero. Questo è metodologicamente molto grave. Ed è sempre D’Alessio ad affermare che il suo punto di vista è più vicino a quello di Settis rispetto a quello di Canfora. Certo che la ricerca è un fatto collettivo, ma non si fa sul Corriere della sera a suon di falsificazioni del punto di vista degli altri. Non sono animoso contro Canfora, che neppure conosco, ma contro alcune sue azioni deprecabili.

  7. bafius

    Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire. Concordo con lei su una sola cosa: lei non ha le competenze per esprimersi sulla materia. Questo è evidente dalle sue risposte (e ne ho già data prova), ma aggiungo anche un’altra cosina a titolo d’esempio. Nel suo post iniziale lei scrive: “Per chi non lo sa, la maggior parte delle nostre fonti sul mondo antico è trascritta su codici, che risalgono al massimo al X secolo d.C.”. Una panzana bella e buona. Chiunque abbia un minimo di pratica con gli studi filologici sa benissimo che la maggior parte dei codici su cui si basa la tradizione manoscritta delle opere dell’antichità classica è posteriore al X secolo. Ma lei non solo parla di cose che non conosce, ma addirittura pretende di didattizzare gli altri (“per chi non lo sa…”). Dovrebbe cercarsi fonti più autorevoli e attendibili da cui fare copia e incolla. Non le pare immetodico e grave questo?
    Dico di più: se anche lei avesse competenze al riguardo, le accantonerebbe per portare la ragione dalla parte che lei preferisce, in base a motivazioni poco logiche e molto ‘pro domo sua’.
    Sulla questione ho già fornito nei post precedenti l’evidenza delle cose. Nel suo caso, repetita non iuvant. Faccio solo notare che la sua tendenza a manipolare i fatti è sistematica. Lei scrive: “è sempre D’Alessio ad affermare che il suo punto di vista è più vicino a quello di Settis rispetto a quello di Canfora”. Falso. La sfido a provare il contrario. D’Alessio invece scrive: “credo inoltre di avere dimostrato in modo cogente che la ricostruzione del papiro accettata finora (anche da chi lo ritiene un falso) sia fondamentalmente sbagliata”. Ovvero, D’Alessio ne ha tanto per Canfora quanto per Settis & C.
    E’ davvero curioso questo suo metodo di accusare gli altri di falsificazione nel mentre lei stesso falsifica i fatti. Non le pare immetodico e grave questo?

  8. Caro Bafius, mi rendo conto che discutere in modo sereno con lei è molto difficile. Del resto nella mia piccola esperienza con i filologi ho trovato che questo atteggiamento è purtroppo abbastanza comune. Un caro saluto.

  9. bafius

    un caro saluto anche a lei.

  10. sara

    Mi permetto di segnalare questi due siti.

    http://www.fondazionearte.it/pub/rs/130_indice_20090401.pdf

    http://niconarsi.tumblr.com/post/106773904/papiro-di-artemidoro-per-

    mi sembra piuttosto chiaro che le considerazioni di Enzo siano rispettose del lavoro e delle conclusioni, seppure provvisorie, del prof. D’Alessio

  11. sara

    Mi permetto di segnalare questi due siti.

    http://www.fondazionearte.it/pub/rs/130_indice_20090401.pdf

    http://niconarsi.tumblr.com/post/106773904/papiro-di-artemidoro-per-

    mi sembra piuttosto chiaro che le considerazioni di Enzo siano rispettose del lavoro e delle conclusioni, seppure provvisorie, del prof. G. D’Alessio

  12. sara

    http://www.fondazionearte.it/pub/rs/130_indice_20090401.pdf
    http://niconarsi.tumblr.com/post/106773904/papiro-di-artemidoro-per-

    leggendo anche questi articoli e “ragionando” nel senso di “usando la ragione” mi pare si possa dire che le considerazioni del prof Fano siano corrette e rispettose della posizione del prof D’Alessio

  13. aemme@libero.it

    Non si può che condividere totalmente le perplessità di bafius. Non è certo orecchiando in modo dilettantesco che si può dare un contributo alla storia della cultura, tanto meno in rapporto a questioni così specialistiche, la cui comprensione reale si fonda su studio specifico e molta attenzione ai dettagli.

  14. Caro Aemme se Kurt Goedel afferma che 2+2=5, anche se è un grande matematico, resta il fatto che è sbagliato. E se uno scolaro delle elementari, che va male in matematica, afferma che 2+2=4 resta il fatto che ha ragione. Quando si argomenta non è molto utile delegittimare chi propone una tesi. sarebbe un contributo più significativo provare a mostrare perché quella tesi è sbagliata.

  15. aemme@libero.it

    Il fatto che uno studioso della competenza di Goedel pervenga a un risultato erroneo (nel Suo esempio: 2+2 = 5) non toglie completamente valore al ragionamento, certo complesso, che potrebbe averlo condotto a quell’esito sbagliato. Di contro, che uno scolaro ignorante pervenga, in modo evidentemente del tutto casuale, al risultato corretto (2+2 = 4, nel Suo esempio), non conferisce, mi sembra, in alcun modo valore al ragionamento, verosimilmente sgangherato e comunque assai meno complesso, che l’incompetente si sarà trovato a fare. Nella ricerca scientifica anche gli errori hanno un ruolo importante ai fini della scoperta, e non è detto che il percorso che ha portato ad essi sia del tutto da buttare. Inoltre, in questioni molto incerte, resta difficile valutare quale sia la tesi giusta e quella sbagliata con la nettezza che Lei prospetta.

  16. E’ vero che la giustificazione di un’affermazione è importante quanto la sua eventuale verità o falsità. Nel mio post non ho però sostenuto che Settis aveva ragione e che Canfora aveva torto. Non avrei certo le competenze per farlo. Ho sostenuto un fatto logico, cioè che la scoperta di D’Alessio, accettata dallo stesso Canfora, è stata strumentalizzata da quest’ultimo. Il mio argomento è che, se D’Alessio ha ragione, Canfora di certo non aveva più ragione di Settis e comunque il primo ha presentato sulla stampa nazionale la tesi di D’Alessio come una conferma della sua. Il che lo stesso D’Alessio ha smentito con un comunicato alla stampa, che però è stato recepito solo in un piccolo trafiletto, contro i giganteschi articoli del Canfora.

  17. aemme@libero.it

    Ho letto con attenzione gli articoli ai quali Lei opportunamente rinvia, firmati da Luciano Canfora e Giambattista D’Alessio. Mi sembra che le cose stiano, a giudicare da essi, in modo un po’ diverso da come Lei le descrive. Canfora, il quale – contro Settis – non ha mai creduto al fatto che il cosiddetto “papiro di Artemidoro” fosse davvero tale (cioè un supporto contenente un’opera composta dall’autore Artemidoro), nel suo articolo adduce, ad avvalorare la sua personale sfiducia nel fatto che quel papiro lì contenga veramente un’opera di Artemidoro, due differenti studi. Uno, di D’Alessio, appunto, del King’s College di Londra, l’altro di Condello, filologo bolognese. In entrambi, mi par di capire, si sostiene che, a partire da parametri diversi, effettivamente l’impressione è che non si tratti, in quel papiro, di un’opera di Artemidoro. E fin qui, Canfora può utilizzare a suo vantaggio, diciamo così, i contributi di quei due studiosi. La “forzatura” che emerge, è nel passaggio successivo. Cioè quando Canfora, preso dall’entusiasmo di avere avuto, almeno in parte, ragione a diffidare dell’autenticità dell’opera contenuta nel papiro, omette di ricordare la parte “costruttiva” della sua prima ipotesi, e cioè che non solo non si tratta di Artemidoro, nel che è concorde con D’Alessio e Condello, ma che si tratta – con Calvesi – di una falsificazione ottocentesca. La manipolazione è, se vogliamo, in questo. Ma Canfora avverte: oggi la schiera di chi ammette, con lui, che non si tratta di un autentico Artemidoro, è destinata ad aumentare. Domani chissà, forse anche i seguaci dell’altra ipotesi, quella del falso del XIX secolo. Tutto questo percorso è comunque significativo di una “ricerca” della verità, tra errori, successi e, come accade, manipolazioni. Ma condivido del tutto la Sua osservazione relativa al diverso spazio che nei nostri quotidiani è destinato agli uni e agli altri: a volte solo ad alcuni, e non ad altri. Questo è molto grave, e fa riflettere su una realtà che conosciamo, purtroppo, e cioè che la stampa pubblica non ha quella indipendenza che ci piacerebbe avesse.

  18. Caro Aemme, concordo pienamente. E credo che sia utile l’intreccio dei saperi. Sto finendo di preparare un articolo su alcuni aspetti logici della filologia, che dovrebbe uscire su Studi urbinati. E credo che possa essere utile ai filologi riflettere sul loro metodo di lavoro. Per me è stato molto utile frequentare le opere di filologia.

  19. Leone Porciani

    il blog tace da oltre un anno. Nel frattempo però le manipolazioni bibliografiche di Canfora sono proseguite: ne siete al corrente?
    Per una bibliografia aggiornata vi consiglio il repertorio di Mertens- pack: http://promethee.philo.ulg.ac.be/cedopal/indexsimple.asp
    digitate il numero 0168.020

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