“LE SCIENZE” DI GIUGNO

Questo numero è veramente stimolante. A p. 40 c’è un interessante articoletto sul rapporto fra memoria di lavoro e pensiero. Sembra quasi che la capacità limitata della prima dipenda dall’intervento del secondo, a livello di zone cerebrali. Molto bello l’articolo sull’Energia oscura. In effetti in cosmologia, da una decina di anni in qua si è realizzata una mezza rivoluzione, a causa del fatto che sembra che la dilatazione dell’universo, invece di decelerare aumenti nel tempo. O meglio questa sarebbe la migliore spiegazione del fatto che alcune supernove primordiali hanno una luminosità decisamente inferiore a quanto ci si aspetterebbe. Sapendo noi più o meno la costituzione materiale degli oggetti astronomici possiamo anche prevedere il loro spettro luminoso. Tutti i corpi celesti hanno uno spettro luminoso spostato verso il rosso rispetto a quanto ci aspetteremmo, cioè le lunghezze d’onda sono più grandi. Questo lo si spiega con la dilatazione dello spazio. E’ un effetto simile a quello Doppler, per cui se, ad esempio, in mare ci allontaniamo con una barca perpendicolarmente da un treno di onde, queste ultime ci appaiono dilatate rispetto a quanto misurerebbe un osservatore immobile. Inoltre, più i corpi sono lontani e più sono spostati verso il rosso, questo significa che si allontanano da noi a maggiore velocità. Questo perché, più andiamo lontano nello spazio e, siccome la luce per arrivare fino a noi alla velocità di 300.000 km al secondo impiega del tempo, più andiamo anche nel passato. I corpi 10 miliardi di anni fa si muovevano a velocità maggiore, a causa del fatto che erano più vicini al big bang. Poi un po’ alla volta la forza attrattiva di gravità ha rallentato l’allontanamento dei corpi, cioè la dilatazione dello spazio. Alcune supernove mostrano un redshift che non corrisponde alla loro luminosità, cioè quest’ultima le indica più lontane di quanto ci aspetteremmo dal redshift. Questo viene normalmente spiegato sostenendo che in passato la dilatazione dello spazio deve essere stata più lenta di quanto ci saremmo aspettati dal big bang e dalla forza di gravità. Dunque per arrivare alla nostra dilatazione l’espansione deve essere stata più veloce e, invece di rallentare, come ci aspetteremmo dall’effetto della gravità, sta accelerando. Questa accelerazione non può che essere dovuta a una qualche energia oscura, di cui per ora non sappiamo nulla. Gli autori dell’articolo propongono invece una spiegazione alternativa, basata su una messa in discussione del principio cosmologico. Potrebbe cioè essere che noi ci troviamo in una zona particolare dell’universo, in cui la densità di materia è sensibilmente inferiore alla media e questo avrebbe provocato il rallentamento della dilatazione. Le nostre osservazioni ci dicono che sopra i 100 milioni di anni luce la distribuzione di materia è omogenea, ma più di tanto le nostre osservazioni potrebbero non essere generalizzabili. Gli autori, Ferreira e Clifton, sostengono che prima o poi ci saranno esperimenti cruciali che distingueranno fra le due interpretazioni dell’anomalia. Tutto l’articolo ha un lieve sapore illogico, perché non è chiaro come si possa fare cosmologia senza un qualche principio cosmologico, che non necessariamente deve avere la forma di quello comune. Non è del tutto esplicitato quale sarebbe il principio che andrebbe a sostituire quello esistente.
Ma l’articolo che mi ha veramente colpito è quello del fondatore della sociobiologia Edward Wilson assieme a David Sloan Wilson. Come è noto molti animali presentano comportamenti altruistici, dalle amebe alle api fino alle gazzelle e all’uomo, che in prima istanza non si riescono a spiegare in termini evoluzionistici. Gli individui votati al cieco egoismo dovrebbero avere più probabilità di sopravvivere rispetto a quelli programmati per essere altruisti, per cui i geni altruisti dovrebbero essere del tutto spariti nel corso dell’evoluzione. La spiegazione classica di questo fenomeno è la formula di Hamilton br-c>0, dove b è il beneficio per il cospecifico, c il costo per l’altruista e r il grado di parentela genetica, che è 0 per individui del tutto estranei e 1 per gemelli omozigoti. Ovvero se br-c>0 allora il comportamento si trasmette, cioè, ad esempio, se il beneficio per un gemello identico è maggiore del costo dell’altruista, il gene viene trasmesso. I due autori fanno notare che esiste anche una vera e propria “selezione di gruppo”. Nel caso in cui sussista una forte amalgama biologica fra gli individui, come in certi branchi di animali marini, ma anche nel caso dell’uomo o delle api, anche se br-c<0 i comportamenti altruistici possono essere vincenti per un gruppo rispetto a quanto capita in un altro gruppo. Secondo gli autori, dobbiamo applicare una teoria della selezione a molti livelli. Così come è relativamente raro che un gene utilizzi un individuo (anche se non impossibile, come nel caso del gene del segregation distorter della drosophila) così a volte un individuo non utilizza il gruppo a cui appartiene, ma invece vive per esso. Anche i teorici del gene egoista, come Dawkins, sono costretti a introdurre il concetto di “veicolo della selezione”, che può essere l’individuo, ma anche il gruppo. Probabilmente la differenza cruciale fra gli antenati degli esseri umani e altri primati è stata proprio questa capacità di aggirare la fitness dell’individuo a favore di quella del gruppo. Straordinario l’esperimento di Muir delle galline. Se si selezionano le galline che fanno più uova all’interno di un gruppo, oppure le gabbie di galline più produttive. Dopo 6 generazioni si arriva che le galline super produttive si ammazzano fra di loro e non producono più uova, mentre le altre diventavano sempre più produttive.

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2 commenti

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2 risposte a ““LE SCIENZE” DI GIUGNO

  1. Mucho interessante. Andrò a comprarlo, più per l’articolo sulla sociobiologia, che mi trova sostanzialmente d’accordo, che per quello sull’energia oscura, che viceversa mi mi lascia scettico da anni.
    Temo che energia oscura e materia oscura possano diventare i buchi neri della Fisica quantistica e del modello standard. Chimere che vengono inseguite per anni e perfezionate e dettagliate ad ogni passo, ma mai svelate del tutto. Personalmente ritengo che si dovrebbero battere altre strade differenti dalla quanttistica, ripensando le basi su cui poggiano le nostre considerazioni. Ci sono studiosi che tentano queste vie, io conosco anche via mail il Prof. Walter Cassani e ne stimo il lavoro e le conclusioni, purtroppo però vengono messi a tacere senza dar loro troppo credito. Sappiamo fin troppo bene come si è svolta la storia della fisica, per cui confido che anche questa volta sapremo voltare le spalle, almeno in parte, alla teoria vigente in favore di una migliore e più completa.

  2. Sì Kara son d’accordo con te. Ma su Cassani nutro qualche dubbio.

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