DO UT DES E IACERE UMOREM IN CORPORA QUAEQUE

Un’amica cara mi diceva che una differenza importante fra uomo e donna, in generale, è che l’uomo esce di casa, si guarda in giro, e sarebbe interessato ad avere rapporti sessuali con una gran quantità di sue/suoi simili che incontra, mentre la donna ha un interesse molto più mirato e ristretto. Certo questo aspetto del maschio di uomo non è un buon viatico per interagire con una donna. Per cui credo sia opportuno che noi cerchiamo di limitarci in questo senso, se vogliamo avere la stima e l’affetto di una compagna. Però, dall’altra parte, c’è qualcosa di analogo. L’uomo cerca sessualmente una donna e va con lei senza ritenere di farle un piacere, nella maggior parte dei casi, ma come libero atto. Per contro, la maggior parte delle donne, quando va con un uomo, lo considera un favore che sta facendo, un premio, che l’altro deve pagare o addirittura in merci, oppure in attenzioni, moine e altre forme di capricci da soddisfare. Credo che se noi maschi giustamente proviamo a limitarci nel nostro rozzo desiderio di iacere umorem in corpora quaeque, come dice Lucrezio, da parte sua la donna, dovrebbe forse vivere la sua sessualità con un po’ più di libertà dal meccanismo del do ut des.

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