LE SCIENZE DI LUGLIO

Che l’articolo di Albert sul rapporto fra meccanica quantistica e relatività speciale dello scorso numero di Le scienze non fosse un gran ché lo confermano gli interventi di due fra i maggiori esperti italiani di fondamenti della meccanica quantistica, cioè De Martini (fisico sperimentale) e Ghirardi (fisico teorico), comparsi su questo numero della rivista. Nell’intervento di De Martini si riporta la sua conferma sperimentale del teorema del non segnale, cioè dell’impossibilità di mandare segnali mediante la non località quantistica. Giustamente Ghirardi nota che De Martini non ha dimostrato in modo conclusivo il teorema del non segnale, che, essendo un teorema, deducibile dai principi della meccanica quantistica, è confermato nella misura in cui l’intera teoria è confermata, cioè molto. Semplicemente ha trovato che questo teorema, conseguenza della teoria, per cun certo tipo di apparato sperimentale, vale, quindi la teoria ha avuto un’ulteriore conferma. Dopo di che De Martini nota giustamente un errore storico riguardo a von Neumann che non può certo aver parlato di non località quantistica nel 1932; però ne aggiunge subito uno lui, dicendo che il torema di von Neumann sull’impossibilità delle variabili nascoste era sbagliato, come avrebbe dimostrato Bell nel 1966. Il teorema di von Neumann ovviamente non è sabgliato. Sbagliata era l’interpretazione, peraltro non di von Neumann, di quelli che sostenevano che il teorema dimostrava l’impossibilità delle variabili nascoste. Il teorema, infatti dimostra solo la forte incompatibilità fra la teoria quantistica così come è le variabili nascoste, come lo stesso von Neumann chiarisce nel suo libro del 1932. Con molta maggiore cautela e intelligenza Ghirardi nota che il problema del rapporto fra meccanica quantistica e relatività speciale, nonostante le ripetute affermazioni trionfalistiche di molti autori, è tutt’altro che risolto.
Interessante il report “Neuroni specchio oppure no” che fa il punto sulla polemica fra il gruppo di Rizzolatti di Parma, che li ha scoperti di sicuro nelle scimmie, e Caramazza, che ne contesta l’esistenza nell’uomo. La questione non è ancora decisa, ma mi sembra che gli argomenti di Caramazza siano deboli. E’ vero che non si possono piantare elettrodi nel cervello umano, come Rizzolatti ha fatto per le scimmie. Ma i dati con il brain imaging sembrano confermare l’ipotesi, ragionevole anche dal punto di vista evoluzionistico, che i neuroni specchio ci siano anche nell’uomo.
Molto interessante l’intervento di Sachs, il quale a proposito delle politiche per ridurre il riscaldamento globale, nota che il Governo americano sbaglia se pensa che per ottenere risultati importanti in questa direzione basta incentivare i comportamenti ecologicamente corretti e disincentivare quelli scorretti con tasse e sgravi. Infatti la questione implica scelte di fondo nella ricerca tecnologica, che solo una pianificazione centrale di investimenti può ottenere.
Del tutto azzeccato l’articolo di Elena Castellani, che propone una nozione di progresso scientifico condivisibile. Cioè il passaggio a una nuova teoria scientifica non implicherebbe la falsità di quella vecchia, ma la sua falsità in ambiti diversi da quello delle sue applicazioni consolidate. Per cui il progresso consiste nel riportare domini sempre più ampi di oggetti sotto il cappello delle nostre teorie. A conclusioni simili sono arrivato nel mio libretto Comprendere la scienza, Liguori, 2005, cap. 5.
Carino l’intervento sulla sinestesia, che mostra che questo fenomeno è legato al fatto che noi costituiamo dei veri e propri oggetti. Un suono acuto è sinesteticamente associato a un oggetto piccolo, mentre un suono grave a un oggetto grande (si pensi a un cane). Quando ci fanno ascoltare un suono acuto e vedere un oggetto grande riusciamo meglio a cogliere piccoli disallineamenti temporali, che quando ci presentano un suono acuto e un oggetto piccolo. Questo forse perché il suono acuto e l’oggetto piccolo vengono fusi percettivamente in un unico oggetto e quindi non riusciamo più a cogliere il disallineamento temporale.
C’è inoltre una messa sotto accusa di Jared Diamond, autore del celebre Collasso, il quale avrebbe falsificato dei dati antropologici.
Interessante l’articolo di Lester Brown, famoso ambientalista, che osserva come una delle grandi emergenze planetarie del prossimo futuro sarà la fame nei paesi più poveri. Mi ha colpito l’affermazione di Brown all’inizio dell’articolo secondo cui prevedere il futuro estrapolando dal passato di solito dà buoni risultati. Questo capita solo se la nostra conoscenza del dominio di oggetti è sufficientemente approfondita. E questo succede piuttosto raramente, soprattutto se si tratta di oggetti complessi come gli ecosistemi.
Ho letto più di una volta l’articolo sulla matematica sperimentale che prende le mosse dal celebre lavoro di Fermi, Pasta e Ulam del 1956, che segna l’ìinizo della dinamica dei sistemi non lineari, ma non ne ho capito bene il senso. Si parla di sensibilità rispetto alle condizioni iniziali e di violazione dell’equipartizione dell’energia per i sistemi non lineari.
Confuso e pieno di metafore svianti l’articolo di tre dottorandi italiani sul comportamento sessuale dei Lemuri, che secondo le loro osservazioni seguirebbero pratiche riconducibili alla teoria economica dei giochi.
A p. 103 si parla delle ricerche di un chimico di nome David Leigh dell’Università di Edimburgo sulla possibilità di costruire una sorta di diavoletto di Maxwell molecolare. Una molecola si muove lungo una catena molecolare a causa del moto browniano in modo tale che davanti a lei non si possono incastrare molecole a impedirle l’avanzamento, mentre dietro invece si incastrano in modo da impedirle la retrocessione. Questa molecola procederebbe quindi sempre nella stessa direzione. E’ una realizzazione chimica del famoso esempio di Feynamn nelle sue Lectures nel capitolo sul secondo principio della termodinamica “Ruota dentata e dente d’arresto”. Il problema è che la molecola bloccante non si può piazzare nella casella subito dopo quella che scorre, ma può in quelle successive, bloccando così la progressione. Per cui per far funzionare la macchinetta bisogna ogni tanto sciogliere le molecole dalla catena. E questo costa energia libera (e non energia tout court, come si legge nella didascalia sbagliata dell’articolo). Per cui il secondo principio è salvo. L’energia libera è quella che può essere usata per svolgere un lavoro. Il secondo principio si può anche enunciare dicendo che l’energia libera in un sistema chiuso e isolato diminuisce sempre.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...