IL MATERIALISMO DELLA MENTE

Per quanto riguarda la mente ci sono varie forme di materialismo oggi nel mercato della conoscenza. Quello che viene chiamato “identità delle occorrenze” (Davidson), secondo il quale stati mentali e stati fisici sono due descrizioni della stessa cosa, intesa però come singolo individuo. A favore di questa teoria c’è il fatto che stati mentali e stati fisici sembrano interagire, quando, ad esempio, prendiamo una decisione mentale  fisico, o quando udiamo una brutta notizia fisico  mentale. L’identità delle occorrenze è una teoria scientificamente non controllabile, poiché si riferisce a individui e non a proprietà. Infatti la scienza non si occupa degli stati mentali e dei neuroni di Tizio, ma di certi tipi di stati mentali e di certi tipi di neuroni.
Il secondo tipo di materialismo è dunque la teoria dell’identità dei tipi (Smart, Place), che sostiene che gli stati mentali sono descrizioni di tipi di entità la cui descrizione più adatta è quella in termini fisici. L’obbiezione classica è quella della multi-realizzabilità degli stati mentali, che, come mi ha fatto notare Massimilaino Carrara, è simile a quella di Kripke, secondo cui deve essere necessaria la connessione fra stati mentali e stati fisici. Se “dolore” è un designatore rigido e “fibre-C” è un designatore rigido, allora dire che “il dolore è identico alle fibre-C” è una verità necessaria, mentre non abbiamo buone ragioni per pensare che il dolore non si incorpori in altre fibre. In generale gli stati mentali di persone diverse o di specie diverse possono avere realizzazioni del tutto diverse. Il punto è che in alcuni casi la scienza naturale ci aiuta a giustificare tale necessità, ma solo in alcuni casi. In effetti il dolore alla gamba e la stimolazione dei nervi della gamba possono essere identici con una certa necessità, visto che sono localizzati nello stesso luogo. Dunque la teoria dell’identità dei tipi può valere solo per quella parte in cui è effettivamente dimostrata.
Gli stati mentali sono determinate strutture causali (Fodor). Questo è il famoso funzionalismo. E’ un programma di ricerca materialista che ha dato risultati eccezionali, come la linguistica di Chomsky, la teoria della visione di Marr, i modelli mentali di Johnson-Laird ecc. Esso ha un limite intrinseco che è quello dei qualia. Mentre nella teoria dell’identità i qualia venivano identificati con strutture fisiche, qui non è possibile, poiché lo stato mentale è identico non allo stato fisico, ma alla sua struttura. Per cui il funzionalismo resta con il problema aperto dei qualia: argomenti di Jackson e di Nagel.
Per risolvere la questione, alcuni hanno adottato una posizione eliminativista, cioè i qualia non esisterebbero (Dennett, Pa. Church). Effettivamente le percezioni, le credenze ecc. non sembrano essere dei qualia, ma le prime sembrano identificabili con degli stati fisici e le seconde con dei termini teorici di cui non abbiamo una percezione diretta. Tuttavia, come ha notato Chalmers la coscienza è un quale difficilmente eliminabile.
La forma di materialismo che oggi va più di moda è allora diventata quella di Kim della sopravvenienza forte del mentale sul fisico. Cioè dualismo delle proprietà, ma quelle mentali sono del tutto determinate da quelle fisiche. In alcuni casi questo è senz’altro vero; lo provano le neuroscienze, ma solo in alcuni casi. Non si può generalizzare all’intera vita mentale senza ulteriori ricerche.
Più che la sopravvenienza forte, sembra valere quella che Broad chiamava “emergenza”, cioè le proprietà mentali sono sempre concomitanti a proprietà fisiche, ma in generale non si conoscono leggi che determinano le prime sulla base delle seconde.

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1 Commento

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Una risposta a “IL MATERIALISMO DELLA MENTE

  1. vor

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