LE SCIENZE DI AGOSTO

Nelle Scienze di agosto c’è un’interessante nota storica di Odifreddi, che (in mezzo a un paio di refusi) nota che il rapporto fra il tempo di oscillazione di un pendolo lungo L sulla superficie di un pianeta (nell’approssimazione delle piccole oscillazioni) e il tempo che un grave impiega a cadere sulla superficie dello stesso pianeta dall’altezza L è un numero puro, cioè /22. Stillmamn Drake ha chiamato questo numero “costante di Galileo”, perché il grande scienziato se ne è occupato lungamente. E’ interessante il fatto che tale numero non solo può essere misurato sperimentalmente, ma è calcolabile a priori con la precisione che si vuole dato che è composto da  e 2. E’ un po’ come il rapporto fra il raggio della Terra e la lunghezza dell’Equatore.
L’articolo di Katherine Polard “Che cosa ci rende umani” comincia con il solito involontario paradosso dei naturalisti: il genoma umano differisce solo per l’1% da quello dello scimpanzé. Questo sarebbe per noi umiliante. In realtà, da un punto di vista scientifico, essendo le differenze comportamentali fra l’uomo e lo scimpanzé immense, di primo acchito questo più che umiliante sembra essere un argomento anti-naturalistico! Poi l’autrice si riprende ed elenca i geni individuati con sicurezza che distinguono l’uomo dallo scimpanzé. Il tutto però non è particolarmente illuminante.
Molto bello, invece, l’articolo sul gatto domestico, che individua con una efficace tecnica basata sul genoma che il gatto domestico è in tutto il mondo un parente del gatto selvatico Felis lybica, diffuso in Medioriente (ci sono altre specie di gatti selvatici). E quindi è frutto di una domesticazione unica capitata in quella zona. Tale domesticazione, come si capisce da reperti archeologici, è avvenuta molto prima degli egizi, addirittura 10.000 anni fa. Il gatto dal punto di vista umano non serve a nulla, quindi è probabile che sia lui ad avere adottato l’uomo, che vive in zone piene di topi del grano e altri rifiuti utili. Fra l’altro l’uomo rispetto ad altri animali, quali il cane, prende il posto del maschio alfa, mentre i gatti non vivono in branco. L’uomo ha accettato il gatto probabilmente perché teneva a bada i topi e ha un muso che ispira tenerezza.
Mi è piaciuto molto anche l’articolo “Le ossa di Copernico” di Danielson, che mette in luce come l’eliocentrismo all’inizio non veniva visto come un degrado della posizione centrale dell’uomo, anzi, l’uomo passava dal centro, cioè in basso, nella melma, al cielo in alto. Solo con l’Illuminismo si è avuta questa lettura anti-antropocentrica della rivoluzione copernicana, con Fontenelle. Interessante anche la distinzione fra Principio cosmologico, che è alla base della cosmologia e Principio Copernicano. Il primo è l’ipotesi dell’isotropia e omogeneità dello spazio a livello cosmologico, finora confermato. Il secondo dice che noi non ci troviamo in un luogo peculiare dell’universo. E questo forse non è tanto vero. Solo il fatto che la Terra è fatta di materia barionica, che probabilmente è solo 1/20 dell’intera materia dell’universo, ci fa capire che siamo in una situazione speciale, nel senso che qui valgono condizioni del tutto particolari, che hanno consentito la nostra esistenza.

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