SENTIRE LE EMOZIONI DEGLI ALTRI

Spesso nei nostri conflitti ci troviamo contro il muro che sono le emozioni dell’altro. Alcune di queste sono molto simili alle nostre e allora va tutto abbastanza bene: per conoscere le emozioni dell’altro adottiamo probabilmente una procedura simile a quella proposta da Goldman nella sua simulation theory, cioè mentalmente facciamo tutto ciò che farebbe l’altro, senza arrivare fino in fondo, detto in modo un po’ brutale. Forse i famosi neuroni specchio ci aiutano in questo. Il vero problema è quando l’altro prova emozioni a noi sconosciute, allora dobbiamo chiederci che cosa significa attribuire queste emozioni ignote all’altro e che cosa significa spiegarle. E’ possibile che per attribuirle usiamo quella che David Lewis ha chiamato la theory theory, cioè a partire dai comportamenti verbali e non dell’altro cerchiamo di capire che cosa prova. Il problema è che tutto ciò è molto cerebrale, perché se è un’emozione che non abbiamo mai provato è parecchio difficile attribuirla all’altro. C’è chi dice di non essere mai stato innamorato e che non capisce che cosa sia l’amore; c’è chi dice di non essere mai stato geloso e che non capisce che cosa sia la gelosia. In questi casi credo ci sia più che una incomprensione una disattenzione o addirittura una negazione di alcune proprie emozioni o forse semplicemente un fraintendimento: io chiamo gelosia quella che l’altro chiama essere possessivi. Ma può essere che io non sia in grado di provare il piacere di gustare la bontà del fegato alla veneziana. E allora come faccio ad attribuire questa emozione a un altro? Qui non ci può aiutare che l’analogia. Gigi, a cui piace il fegato alla veneziana, proverà qualcosa di simile a quello che provo io quando mangio le melanzane alla parmigiana, che mi piacciono molto. Ma che cosa significa spiegare queste emozioni dell’altro? Questo è un problema che affronterò in un altro post.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA, Uncategorized

2 risposte a “SENTIRE LE EMOZIONI DEGLI ALTRI

  1. sara

    Forse c’è anche la possibilità che in queste differenze ci siano dei ponti. Esempio: a me piacciono moltissimo le melanzane alla parmigiana ma mi piace anche il fegato alla veneziana, dunque posso tentare di spiegare sia a chi va matto per le melanzane sia a chi va matto per il fegato quello che provo in entrambi i casi. E così capirsi un po’ di più. Per il resto aspettiamo il prossimo post.

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