I PROGETTI PER URBINO

Si leggono tante proposte interessanti sul possibile rilancio di Urbino, però credo che il vero problema sia il metodo. Cioè il vero difetto di qaesta e di tante altre città, sia la passività acquisita. Cioè gli urbinati, sia dentro che fuori l’università, sono passivi. Hanno come la sensazione che solo un nuovo Duca li potrebbe salvare e lo aspettano. In “Sipario ducale” Volponi descrive molto bene questa situazione, quando si diffonde la notizia che il giovane Conte viziato e imbelle sia un portento sessuale e tutti in Piazza chiacchierano come se lui potesse essere il nuovo duca. E’ un’ironia feroce, ma azzeccata. La gente non partecipa, è sfiduciata, aspetta sempre che sia qualcun altro a dirgli che cosa fare. Un qualcun altro che possibilmente sia arrogante e prepotente. Quindi se un progetto deve esserci per la città è quello di come risvegliare le persone, come aggregarle, come convincerle che le cose possono cambiare e che loro potrebbero essere i protagonisti di questo cambiamento.

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3 commenti

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3 risposte a “I PROGETTI PER URBINO

  1. Francesco Colocci

    Non è vero, a mio avviso che circolano o siano disponibili “tante proposte” ma solo indicazioni generiche e velleitarie che i partiti storici ripetono dal 1945 a questa parte perché essi stessi non sono cresciuti nel senso che hanno abbandonato la funzione fondamentale indicata dalla Costituzione all’art.49 “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
    Debbono riconoscersi parte (partiti) e non pretendere di occupare la totalità dello spazio pubblico anche quando sono maggioritari per consenso dei cittadini ( e qui poi c’è il capitolo delle leggi elettorali/tranello o “porcellum” e i metodi per ottenere il consenso), debbono organizzarsi con metodo democratico ma prevalgono forme di autoritarismo a volte mascherato a volte esplicito, s’insinuano trucchi di varia natura tanto che somigliano più ad associazioni per delinquere che al disegno fissato dalla Costituzione. E quand’anche si realizzassero le condizioni migliori, i partiti (tutti) debbono concorrere a determinare le scelte politiche e non debbono pretendere di imporle per calcolo di convenienza di schieramento. A Urbino, come in ambito nazionale (più vistosamente) i partiti hanno tralignato sono diventati, da molto tempo, agenzie di collocamento, hanno approfittato del controllo degli enti pubblici per fare estese e radicate clientele e così mantenere saldamente il consenso e dunque il potere. Non si sono affatto preoccupati della crescita né in senso quantitativo (aumento demografico e ricambio generazionale che è naturale nei cicli vitali di ogni organismo)né tanto meno in senso qualitativo non solo per mancanza di idee efficienti ma anche perché ogni forma di crescita è una minaccia al controllo pregresso ed attuale del potere politico e sociale. Negli anni ’70 Paolo Volponi evocava per Urbino e dintorni un comportamento mafioso dei partiti al potere e non era lontano dal vero se si accetta l’attenuante che non si tratta di una mafia violenta e sanguinaria come in altri luoghi del paese. E’ una corruzione poco esplicita e meno clamorosa ma resiste meglio e così si spiega anche perché le procure locali non si sono mai dimostrate attente a questi aspetti devianti della politica che tuttavia, se fosse sana, dovrebbe avere in sé stessa gli anticorpi per respingere ogni forma di illegalità anche quando non si rende palese al controllo delle istituzioni giurisdizionali. E non è detto che anche in questo intreccio non ci siano interessi occulti che suggeriscono ai magistrati di non vedere troppo bene o di guardare altrove. Sta di fatto che Urbino, perla artistica ed ambientale delle Marche e forse del mondo come riconosce l’Unesco, per la specificità di documento ineguagliabile del rinascimento italiano ed europeo, ha subito un decremento demografico impressionante, formalmente contenuto dalla presenza importante di extracomunitari che tuttavia ancora sono ben lontani dall’essere integrati come pure non sempre sono integrati coloro che provengono da altre regioni e, dopo i corsi frequentati nelle nostre scuole, finiscono per rimanere qui. Gli autoctoni sono mediamente di età assai avanzata ed il tasso di invecchiamento è di molto superiore alla media nazionale. Così chi guarda al futuro essendo pochi e in solitudine i giovani? Ecco dunque la sensazione della passività urbinate che è la faccia opposta della medaglia del vincolo storico dei partiti alla mortificante immobilità che paralizza ogni tentativo di crescita in ogni settore nonostante la retorica delle campagne elettorali e dei successivi proclami. Si aggiunge a questo una crescente incompetenza della classe dirigente che, per mancanza di ricambio, riproduce sempre sé stessa con crescente bastardìa.
    Si può fare qualcosa? Ritengo di sì ma occorre una grande generosità da parte di chi volesse avviare la strada impervia di un risveglio collettivo che non potrà essere tangibile fino a quando non vi sarà una consistente iniezione demografica di gioventù. Il momento potrebbe anche essere favorevole. In regione all’assessorato alla cultura attualmente c’è un personaggio di elevate qualità personali e sensibile ai valori che Urbino contiene, valori non effimeri ed anche spendibili in ambito molto esteso per cui chi avesse iniziative credibili, coraggio ed umiltà, potrebbe lavorare in sinergia sottoponendogli il progetto. Una cosa è certa: questo “risveglio” non può essere una rivoluzione solitaria di un gruppo benché illuminato, di velleitari.
    Urbino 13 settembre 2009. Francesco Colocci

  2. Sì Francesco, hai ragione. E’ chiaro che quelle proposte, senza la partecipazione, sono velleitare.

    • Francesco Colocci

      Caro Professore, purtroppo da tanto tempo (da quando – 1974/1990 c facevo attività di giornalista anche un po’ d’assalto), molti, tanti, troppi mi hanno dato ragione e questo è pure importante ma è trionfo del tutto effimero. Preferirei proposte operative, indicazioni specifiche e programmatiche, disegni di lungo respiro per modificare la situazione locale che è intollerabile. Di fronte a tanta ricchezza, magnificenza di storia e cultura, lo scialo di insipienza e di indifferenza che stagna da decenni, cozza violentemente con l’opportunità che ci è data. Ma la resurrezione qui non può essere individuale. Come smuovere questo macigno tombale?

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