CARLO BO

In questi anni mi è capitato spesso di sentir raccontare episodi in cui Bo prevaricava o annientava qualcuno che proponeva istanze di trasparenza e di democratizzazione in modo brutale e questo a volte causava ilarità fra i colleghi. Non nego che Carlo Bo ha avuto dei meriti, ma il nepotismo praticato sistematicamente, l’incapacità di mettersi da parte quando ormai era l’ombra di se stesso, lo sfruttamento del regime clientelare e spendaccione della Democrazia cristiana a favore dell’Università di Urbino, contribuendo così a creare quel debito pubblico che adesso strangola l’economia italiana, il limitato valore culturale delle sue ricerche, l’uso di metodi prepotenti e poco chiari, fanno di lui un personaggio in cui le ombre sovrastano le luci. Certo, ha avuto l’intelligenza di affidare a De Carlo i restuari e recuperi di Urbino, ha favorito la chiamata di studiosi di chiara fama presso la nostra università, ma questo non basta a colmare la misura degli aspetti discutibili. Alcuni, per giustificare tutto questo, affermano cose del tipo “Ma facevano tutti così”. Non mi sembra un buon argomento. Come se Eichmann fosse giustificato perché in quel periodo in Germania tutti ammazzavano gli ebrei. O altri rispondono, quando dico queste cose, “Ma allora tu ce l’hai con Bo”. Io lo ho conosciuto appena e quindi non ho un’opinione, ma mi sembra che la simpatia e l’antipatia non sia molto rilevante quando si parla di politica. Se dovessi uscire una sera a cena, probabilmente mi divertirei di più con Berlusconi che con Prodi, ma non per questo considero la politica del primo migliore di quella del secondo.

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2 commenti

Archiviato in POLITICA

2 risposte a “CARLO BO

  1. Massimo S.

    Antipatia o simpatia in questo caso configurerebbero un’argomentazione ad hominem, ovvero una nota fallacia logica, molto sfruttata nelle dispute politiche, complice il fatto che da noi raramente un giornalista interrompe un politico per impedirgli di trarre in inganno il pubblico. Un esempio estremo per notare l’errore logico che questo tipo di fallacia comporta potrebbe essere quello di un uomo (A) che notoriamente ha commesso dei furti. Supponiamo che costui accusi un altro uomo (B), generalmente considerato onesto, di aver rubato qualcosa e che l’accusa sia fondata. B, conformemente a un uso fin troppo diffuso, per cercare di sfuggire all’accusa potrebbe replicare: “Tu stai zitto! Sei un ladro, tutti lo sanno, con quale faccia tosta vieni ad accusare me, un uomo onesto e rispettato da tutti!” Naturalmente A, per i suoi trascorsi, rimane un ladro, non è questione di lavarsi l’anima accusando altri. Il punto essenziale è l’accertamento di ciò che è avvenuto e di chi ne è responsabile. Ed è proprio da questo che B vuole distogliere l’attenzione. Oggigiorno una delle qualità più frequentemente attribuite per stroncare una critica, per quanto documentata e solidamente argomentata, è l’invidia… L’argomentazione ad hominem è l’altra faccia dell’argomento di autorità: “L’ha detto il Papa, quindi è vero.” In entrambi i casi il discorso non si basa su come sono andate le cose, ma su colui che sostiene una certa tesi. L’informazione di massa e la propaganda sfruttano abbondantemente questo meccanismo psicologico.

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