L’INVIDIA

Leggendo la voce “Invidia” della Stanford Encyclopedia of Philosophy mi sono venute in mente queste riflessioni. Capita molto spesso che ci si trovi in una situazione di questo genere: Tizio desidera un bene che Caio possiede e Tizio sa che Caio lo possiede. Chiamiamo questa situazione “invidiogena“, cioè che può generare invidia. Può accadere che una situazione invidiogena per Tizio causi in lui il desiderio di danneggiare Caio. Spesso il danneggiare Caio consiste nel togliergli in qualche modo il bene desiderato da Tizio, ma non sempre. Questo desiderio è l’invidia. Ovvero invidia è desiderare il male di qualcuno perché egli possiede qualcosa che noi desideriamo e non abbiamo. L’invidia è un sentimento che fa male soprattutto a chi la prova ed è molto comune. Essa può essere superata almeno in parte ponendo attenzione alla felicità di Caio che possiede quel bene e al legame di amicizia con lui. Perché empiricamente è noto che l’invidia è tanto più forte quanto Tizio e Caio hanno destini simili e/o sono in contatto. L’invidia può essere anche superata facendo leva sul proprio spirito di emulazione. Cioè tentando di ottenere il bene desiderato in possesso di Caio. Il vero disastro è il comportamento invidioso, cioè il trasformare la propria invdia in un comportamento, ovvero muoversi per danneggiare Caio o trattandolo male, o parlando male di lui, oppure ordendo complotti alle sue spalle ecc. Fin qui ci muoviamo nella filosofia morale. Passiamo ora all’ambito della politica. E’ noto che molti studiosi hanno associato invidia ed egualitarismo, sostenendo che molti abbracciano quest’ultima posizione perché sono invidiosi. Questo argomento ad hominem non ha alcun valore filosofico, anche se certo potrebbe denunciare uno stato di malessere di chi è egualitarista. Si può anche ribaltare la cosa notando che la meritocrazia, cioè il contrario dell’egualitarismo, ha il difetto, di cui non si può non tenere conto, di favorire l’invidia, che è una forma di malessere e se lo scopo ultimo del pensiero politico è quello di riflettere sul modo di convivenza fra i cittadini che crea maggiore benessere, questo punto non può essere trascurato. Bisogna anche dire che spesso noi invece di superare l’invidia con i metodi che ho indicato in precedenza, la trasformiamo in risentimento, cioè ci costruiamo una giustificazione morale del nostro desiderio di danneggiare Caio. Ora, questa giustificazione morale può essere ragionevole, ma resta il fatto che Tizio continua a soffrire, quindi il risentimento spesso non è una buona strada da seguire. Se la ragione morale per togliere a Caio il suo bene ha un fondamento, e soprattutto se Tizio a casua della mancanza di quel bene è in una condizione di grave indigenza, egli, per superare la sua invidia, può anche promuovere un movimento collettivo per eliminare l’ingiustizia e questa è un’altra forma positiva di superare l’invidia.

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10 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE, FILOSOFIA POLITICA

10 risposte a “L’INVIDIA

  1. sara

    L’invidia la conosco bene.
    Ho pensato di provare a buttare il pensiero in una direzione che mi permetta, forse, di capire meglio se c’è anche, in chi viene invidiato, qualche comportamento che potrebbe favorire l’invidia.
    Forse l’ostentazione, la mancanza di umiltà, chissà. Oppure il tenere gelosamente per sé quello che possediamo o siamo.
    Sono consapevole che queste cose possono avere un piccolo peso rispetto al grosso problema dell’invidia però mi sembra giusto considerarle.
    Tu Enzo, dici che l’invidia fa male soprattutto a chi la vive o pratica comportamenti invidiosi. Io ricordo ancora con una certa paura un episodio della mia vita, quando una ragazza, probabilmente molto invidiosa della mia vita, anzi di quello che lei vedeva della mia vita, mi aveva volutamente fatto bucare un esame e fatto fare una pessima figura con l’insegnante godendone fino in fondo visto che lei era lì presente. Per quanto riguarda l’insegnante e come mi ha trattata, beh non mi ha particolarmente toccato perché era sciocco e io non ero quella che lui stava descrivendo, anzi!
    Per quanto riguarda la ragazza, ricordo di aver avuto paura. Ho dovuto fare il viaggio di ritorno con lei che mi aveva umiliato, anche se io non mi sentivo umiliata, ed ero spaventata all’idea che lei fosse stata capace di pensare e organizzare una cosa così brutta.
    Per quanto riguarda l’umiltà di cui parlavo prima… mi è capitato ad un concorso di prendere il voto più alto fra le persone che in quella giornata avevano sostenuto l’orale insieme a me. Quando sono stati esposti i voti, lì per lì nessuno aveva capito che ero io la persona in questione, forse perché durante l’attesa dell’orale ero piuttosto dimessa e in ascolto. Questo non significa che io sia umile, in quel momento per me le cose più importanti erano altre e avevo deciso di fare affidamento sulla mia capacità di ragionare e quindi non avevo l’atteggiamento di quella che ostenta o altro ancora. Ero tranquilla. Poi sono stata anche fortunata, quindi! Le facce dei miei colleghi più che invidia mostravano stupore, erano rimasti spiazzati.

  2. Allora, l’invidia, come la definisco, fa male a chi la vive; certo i comportamenti invidiosi, come quello della tua amica che ti ha fatto sbagliare l’esame (ma poi come ha fatto?) fanno male a chi è invidiato. Sull’altro punto mi sento confuso. In effetti un comportamento di basso profilo e di understatement favorisce meno l’invidia degli altri. Però bisogna anche dire che se uno è consapevole dei propri successi e delle proprie capacità è un modo un po’ ipocrita. E poi perchè uno non dovrebbe essere soddisfatto di ciò che ha, ovviamente senza arrivare all’ostentazione?

  3. sara

    Prima di tutto non era un’amica, la conoscevo poco anche se sembrava invece che lei mi conoscesse benissimo.
    Semplice. Frequentavo la facoltà teologica al 4 anno e insegnavo. Per non diventare supplente dovevo raggiungere un titolo di studio idoneo entro quell’anno, e così ho dovuto terminare gli esami dell’ISSR visto che la facoltà teol durava 5 anni e non potevo anticipare gli esami.
    La ragazza in questione mi aveva dato le indicazioni per l’esame, era un esame di storia delle religioni, solo che mi aveva fatto studiare esattamente capitoli che non erano da fare e viceversa. Il prof ha pensato che io lo prendessi in giro e i miei tentativi di ragionare sui filosofi della rel., cosa che avrei potuto fare visto che lo studio della facoltà teologica era più approfondito lui non li ha neppure voluti prendere in considerazione. A proposito dell’ipocrisia: beh è chiaro che io ero contenta di aver preso il massimo dei voti.

    In ogni caso io credo di essere diventata prudente nell’esternare i miei successi perché mi sono resa conto che sono poche le persone che riescono sinceramente a gioire con me delle mie cose belle.

  4. Certo che quella ragazza è un genio del male! Sembra la gag di un film comico sulla vita del college. Spero che a distanza di anni riesci a ridere della comicità della cosa, anche se immagino lì per lì ti deve aver fatto arrabbiare un bel po’. Sì è vero conviene spesso nascondere quello che si ha per non suscitare l’invidia. ma chi si comporta da invidioso non è giustificato dal fatto che qualcuno ha serenamente mostrato quello che ha.

  5. eugenio

    A me pare esista anche una notevole distinzione fra invidia sociale e personale. La prima e’ piu’ relativa all’avere, la seconda all’essere. Quest’ultima mi pare venga espressa in modo maggiormente traslato, forse perche’ piu’ inconfessabile. Mi viene in mente l’esempio del rancore irrazionale che certi anziani provano verso le nuove generazioni, di quello dei brutti contro i belli, degli antipatici contro i simpatici. Queste dinamiche danno la sensazione di essere in larga misura inconsce e pertanto ancor piu’ dolorose. Mi sembra che quanto dico risponda ad una logica abbastanza lineare, d’altronde l’ingiustizia sociale e’ causata dagli uomini e dagli uomini e’ rimediabilie; mentre gli anni, la salute e le malattie rispondono ad un criterio imperscrutabile e capriccioso fondato nella natura.

  6. carlo

    io ho invidiato solo quando qualcuno riusciva a far innamorare la ragazza che a me piaceva ,erano gli anni della prima giovinezza,succedeva molto spesso i miei sentimenti erano d’odio intenso, così come intensa era la mia sofferenza,per il resto più che invidia ho provato dispiacere per le cose che non riuscivo ad avere o a realizzare, sopratutto in relazione ai miei limiti.L’invidia è un sentimento che fa soffrire solo chi lo prova, poi danneggiare l’ invidiato non porta nessun vantaggio concreto.
    Carlo

  7. Faccio il modesto, come sempre: mi ritengo esente dal sentimento dell’invidia. Ho imparato ad “accontentarmi” di ciò che posso avere. Cerco per quanto posso di ottenere ciò che desidero, ma in caso contrario prendo atto e stop.
    Non sono però d’accordo sul fatto che la meritocrazia favorisca l’invidia. La meritocrazia, se ben strutturata, è un sistema altamente efficiente che favorisce chi veramente ha le capacità e si impegna ad usarle. Certo occorre che tutti gli individui vedano i lati positivi del sistema e sappiano valutare i proprii limiti: non tutti siamo dei geni e non tutti possiamo diventare persone di grande successo lavorativo. Per questo però è necessario che a tutti i lavori sia data pari dignità e ovviamente uno stipendio adeguato, non solo sulla base della mansione ma anche del ruolo che quella mansione copre all’interno della società. Pensate se non ci fossero più spazzini! Abbiamo visto Napoli come è finita. Forse meglio pagarli un po’ di più che rischiare certe cose.

  8. Grande Kara, finalmente sei tornato. Beh come fai a negare che la meritocrazia favorisce l’invidia? E’ umano. Forse è troppo umano, ma l’uomo sembra essere fatto così.
    Quella di Carlo è una forma particolare di invidia che gli psicologi chiamano gelosia. Quando la ho provata io mi arrabbiavo più con la ragazza che con quello che lei preferiva. Sono misogino, per fortuna!
    Quello che dice Eugenio è interessante. In effetti c’è una forma di invidia che chiamerei fatale che non può essere redenta mediante l’emulazione, cioè appunto quella dei vecchi contro i giovani ecc. Però ci sono sempre gli altri modi, cioè porre l’attenzione sul bene che è la gioventù per i giovani e felicitarsene.

  9. lilo

    Forse i tipi di invidia sono almeno tre. Il primo: l’invidia generica, che ha luogo quando semplicemente invidiamo chiunque ci paia stare in una condizione migliore della nostra. Il secondo: l’invidia specifica. Essa riguarda il sentimento di competizione che proviamo quando ci sentiamo sfidati da qualcuno sul nostro stesso terreno, cioè nei campi di interesse che ci coinvolgono più direttamente, siano essi la professione o, certo, anche le relazioni affettive. In questo caso, l’invidia può a mio parere manifestarsi in due modi. Il primo è di una specie buona, è l’emulazione, che ci stimola, attraverso la molla dell’invidia, a imitare l’oggetto invidiato per via delle sue buone, o addirittura ottime qualità. Questa specie di invidia può renderci migliori, perché finisce, attraverso il nostro controllo razionale e la possibilità effettiva di agire che consente, col diventare costruttiva, perché trasforma la nostra frustrazione in occasione di crescita e perfezionamento. Il secondo è invece di una specie cattiva e logorante, e dà solo frustrazione e amarezza, e persino desiderio di danneggiare l’oggetto invidiato, senza che noi siamo stimolati a emularlo. Questo tipo di invidia secondo me ha luogo non – come nella specie precedente – nei casi in cui sono le migliori qualità di un altro o la migliore qualità delle sue prestazioni a destare il nostro disagio – perché in tal caso potremmo, con determinazione e impegno, emularlo, appunto, e mirare al suo livello; esso ha luogo, invece, nei casi in cui l’oggetto invidiato ha, o ha avuto, semplicemente maggior fortuna di noi. Quando ci appare semplicemente che la sorte favorisca, o abbia favorito lui, invece che noi, senza ragioni evidenti. In questi casi non è possibile attivare il processo di emulazione, o almeno ciò sembra meno evidente.

  10. Già è vero Lilo. Nel considerare l’invidia ci siamo dimenticati della fortuna. Non si può emulare chi ha avuto fortuna. Ci si può certo felicitare del fatto che a lui sia andata bene, ma è una magra consolazione. Chi invidia uno più fortunato certo sembra più giustificato di chi invidia uno più in gamba. Però in fondo anche essere più in gamba e sapersi impegnare forse è questione di fortuna. Che ne sappiamo? Potrebbe essere che tutta la nostra mente sia determinata. Comunque è chiaro che l’invidia si supera sempre nell’azione; possibilmente un’azione che non danneggi l’invidiato. Un’azione che redima la propria situazione. Sì l’invidia va redenta.

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