MI FACCIO UOMO

Mi è venuta in mente questa storiella che, sebbene sia di contenuto cristiano, è di spirito ebraico. Finita la Creazione Dio si chiede che cosa si provi a essere uomini. Prende in mano la Torah e studia un po’ preoccupato dal fatto che Egli dovrebbe essere onnisciente. Passano i millenni e Dio non trova la soluzione. La Sua agitazione cresce: “so tutto sull’uomo, lo ho fatto Io, e non riesco a capire che cosa si prova a essere uomini. E’ il colmo! Verso l’anno zero dell’era cristiana si illumina: “Ma è ovvio, Mi faccio Uomo!”

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6 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA RELIGIONE

6 risposte a “MI FACCIO UOMO

  1. sara

    Me ne hai rimessa in mente una di Rilke che ho letto quest’estate.
    Detta con le mie parole fa così:
    dopo aver creato le cose, quelle grandi, montagne , rocce e poi gli animali e così via Dio dimenticò completamente tutto quello che aveva creato perché era intento a fare l’uomo. A un certo punto un angelo gli passò vicino e gli disse cantando:”O Tu che vedi tutto….” Il Buon Dio allibì perché nelle parole dell’angelo c’era una menzogna. Si prodigò subito però a guardare laggiù sulla terra e vide un piccolo uccello che non trovava la via di ritorno al nido e il buon Dio non era in grado di aiutarlo perché non aveva veduto da quale bosco l’uccellino fosse uscito. E si arrabbiò. Poi si fece passare la stizza rimettendosi al lavoro ( stava facendo l’uomo). Poco dopo lo stesso angelo gli passò vicino e ripeté la stessa frase.
    Il buon Dio gettò lo sguardo sulla terra e vide un terrier in pericolo, proprio come gli aveva detto san Nicola. Il buon Dio si arrabbiò con lui e Nicola sbattendo la porta fece cadere una stella che colpì il cagnolino. Il terrier morì. A quel punto il Buon Dio concluse che non avrebbe più distolto lo sguardo dalla terra. Affidò la conclusione dell’uomo alle sue mani raccomandandosi con loro di mostrargli l’uomo prima di darlo alla vita. D’un tratto vide qualche cosa precipitare traverso lo spazio. In preda a un cattivo presentimento Dio chiamò le mani gridando loro: “ Dov’è l’uomo?”
    Le mani si davano la colpa l’una con l’altra di averlo lasciato. Alla fine insieme dissero che l’uomo era così impaziente di vivere subito….Il buon Dio si arrabbiò molto e spinse le mani via dal suo cospetto perché gli impedivano la vista della terra. E allorché il suo sguardo cadde sulla terra era già passato un minuto oppure un millennio che è la stessa cosa e invece di un uomo ce ne era già un milione. E tutti vestiti così male che il Buon Dio si fece degli uomini un’idea completamente falsa e molto sfavorevole. È urgente e indispensabile che Iddio sappia come l’uomo è realmente. Rallegriamoci che ci sia qualcuno in grado di dirglielo. E chi dovrebbe essere?
    Ma i bambini, semplicemente e di tanto in tanto anche quegli uomini che dipingono e scrivono poesie….
    tratto da “Le storie del buon Dio”

  2. Storielle carine ma propinano un’idea un po’ fanciullesca di Dio. Chi potrebbe mai venerare una simile divinità? Tanto vale votarsi a Zeus, che almeno gli uomini (o meglio le donne) li conosceva bene.
    Dio non può per sua stessa definizione non sapere o non conoscere.

  3. sara

    come facciamo a saperlo?

  4. alfredo

    Bene, mi faccio pixel. Voglio proprio vedere cosa si prova a vivere in questo mondo bidimensionale che ha creato l’uomo.

  5. E come facciamo, Sara, a non saperlo? Tutto dipende, come ogni aspetto di qualsiasi religione, dalle premesse che facciamo, in questo caso da che idea di dio abbiamo. Un dio umanizzato affascina e semplifica molte cose, ma su altri punti mi casca come una pera marcia. Viceversa un rpincipio universale e perfetto si presta meno ad essere amato ma speiga altri punti controversi, sebbene sia molto stringente come possibilità offerte e ase stesso.

  6. sara

    Kara, ma io questi li prendo come percorsi non come verità statiche.
    Allora cerco di spiegarmi, prendendo in prestito un’immagine che ho trovato in una riflessione di Stefano Levi Della Torre.
    L’immagine riguarda i due lati di Dio:
    Mi zidenu, “dal nostro lato”, mi zido “dal suo lato”.
    Quello che le religioni dicono, quello che queste storie dicono riguarda sempre il nostro lato.
    Non possiamo fare altro. Ma il nostro lato sta in piedi nella misura in cui lasciamo che esista anche l’inesplicabile. Sennò diventa idolatria.
    Tra l’altro queste stesse cose le vedo funzionare bene anche per quanto riguarda le relazioni interpersonali.
    Anzi ci avviciniamo sempre più ad una persona nella misura in cui siamo di fronte con rispetto a ciò che di lei è l’inesplicabile. Credo sia proprio la cosa più bella delle relazioni, soprattutto quelle intime, avvicinarci con questa consapevolezza.
    ciao

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