LA FRETTA E L’ACCIDIA

Se esiste l’inferno, e, come immaginava Dante, è diviso in gironi, quello più affollato sarà di certo dei frettolosi. Putroppo viviamo sempre più riempiendo il tempo che passa di cose da fare, guardiamo al passato come un insieme di cose già fatte e al futuro come un insieme di cose da fare. In questo modo perdiamo di vista il percorso tutti concentrati sulla meta che si sposta sempre più in avanti. E invece alcuni dicono, bisognerebbe sempre vivere come fosse l’ultimo giorno, cercando di porre attenzione a ogni momento della nostra vita. Certo questo può essere un buon antidoto per non cadere nel peccato della fretta. Però bisogna stare attenti che dall’altra parte, accanto alla Scilla della meta, c’è la cariddi dell’inedia. Infatti chi vive la propria giornata istante per istante un po’ alla volta soccombe sotto l’impressione soggettiva della totale inanità della propria vita, cioè diventa sempre più consapevole del senso di finitezza e caducità della propria soggettività, che presto finirà. E allora, sempre secondo Dante, diventa talmente peccatore, che neanche l’inferno lo vorrà, come gli accidiosi che restano nell’anticamera tormentati dalle punture di insetto. Così, se è vero che dobbiamo vivere come se il nostro fosse l’ultimo giorno, forse però dovremmo anche fare come se fosse il primo giorno della nostra vita. Cioè essere sempre proiettati verso il futuro, anche verso quel futuro in cui noi non ci saremo più, ma vorremo che fosse un po’ meglio di come è adesso il presente. E allora forse anche un po’ di fretta, per dimenticare almeno in parte noi stessi, ci vuole.

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

4 risposte a “LA FRETTA E L’ACCIDIA

  1. lilo

    Vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo può significare cose diverse e persino opposte. Può significare non pensare affatto al futuro, e dunque l’idea sarebbe quella del carpe diem, godi il giorno, perché siamo caduchi, il domani non è sotto il nostro controllo, e tanto vale allora non preoccuparsene troppo. Ma può significare anche vivere ogni istante dandogli il massimo del rilievo, senza distrazione, con intensità, come se ciò che accade ci accadesse per l’ultima volta, e questo pur all’interno di un progetto di lunga durata, ad esempio la famiglia, o un progetto professionale, o una relazione d’amicizia. Vivere senza essere distratti, cioè “essendoci” tutti e pienamente, nelle relazioni che di volta in volta intratteniamo e nelle attività che di volta in volta ci troviamo a svolgere. E non è facile, proprio perché la fretta ci induce spesso a fare qualche cosa o a relazionarci a qualcuno di già pensando a quel che ci aspetta poi. Ma questo ci fa perdere molto. Personalmente mi piacerebbe vivere ogni giorno come fosse l’ultimo in questo secondo modo, perdendo il meno possibile della bellezza che c’è nella conversazione con persone, nella lettura di un libro, nella preparazione di un sugo al pomodoro, nei momenti di sport e tempo libero, o anche quando faccio ordine tra le cose di casa. Ecco: vivere senza accidia, e con intensità. Sarebbe bello.

  2. Caro Lilo, ho la sensazione che il tuo sia un wishful thinking, cioè un pio desiderio. Se ci si mette in questa prospettiva zen di assaporare ogni momento si cade in un narcisismo terribile, perchè ci si lega mani e piedi alla nostra soggettività, mentre si dovrebbe anche un po’ dimenticare se stessi, altrimenti si perde il senso della realtà. No io rimango per un equilibrio fra l’ultimo e il primo giorno.

  3. Anch’io opto “per un equilibrio fra l’ultimo e il primo giorno”, considerando che oggi voglio agire bene come ieri. Indolenza e fretta non fanno parte del repertorio: sono le strette nemiche dell’efficienza!
    Un suggerimento per Lilo: sostituire “intensamente” con “efficacemente”.
    Calma e gesso, dicono i giocatori di biliardo.

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