IL REALISMO STRUTTURALE

Da quando Newton ha introdotto la nozione di forza nella fisica moderna ci si è chiesti se questi termini non osservabili della nostra scienza naturale abbiano un referente o meno nel mondo. Alcuni, come Larry Laudan, sostengono la meta-induzione pessimista, secondo cui tutti i termini del passato, come calorico, etere e flogisto, si sono rivelati dei fantasmi, per cui anche quelli che utilizziamo adesso sono tali. Altri invece sostengono l’argomento del miracolo, secondo cui se i termini teorici non avessero un corrispettivo almeno parziale nel mondo, sarebbe un miracolo che le nostre teorie hanno così successo nel formulare previsioni. Entrambi gli argomenti, pur parzialmente validi, sono troppo grossolani. Credo che l’analisi vada condotta termine per termine, cioè chiedendosi per ogni entità inosservabile se esista o meno. Alcuni (Worral) però oggi hanno notato sulla base di una frase di Poincaré che certe relazioni nella storia della scienza restano sempre uguali. Per cui essi sostengono che queste relazioni inosservabili esistono effettivamente. Poi alcuni (realismo strutturale ontico) sostengono che esistono solo le relazioni e non le sostanze, altri (realismo strutturale epistemico) che noi possiamo conoscere solo le relazioni ma che le sostanze esistono anche se sono inconoscibili. Il realismo strutturale ontico sembra proporre una metafisica spinoziana in cui ci sarebbe una sola sostanza piena di relazioni. Io sono inguaribilmente aristotelico e la varietà di fronte a noi mi sembra tale che queste forme di monismo mi appaiono molto poco plausibili. Per quanto riguarda il realismo strutturale epistemico, esso va incontro alla critica di Psillos, secondo cui relazioni uguali i cui fondamenti sono diversi sono necessariamente diverse, per cui questa continuità strutturale è poco giustificata. Inoltre a me viene da dire che la continuità delle relazioni in fisica matematica è più dovuta alla pigrizia o mancanza di inventiva degli scienziati che a un’effettiva ontologia sottostante. Ad esempio è vero che l’equazione delle onde secondo cui la derivata seconda di una funzione rispetto al tempo è proporzionale alla sua derivata seconda rispetto allo spazio è la stessa per Fresnel, per Maxwell e per Schroedinger. Essi la utilizzano in tre contesti sostanzialmente diversi. Per cui il realista strutturale direbbe che è quella che coglie un aspetto della realtà inosservabile. Ma è anche vero che è difficilissimo introdurre nuovi modelli matematici per spiegare aspetti particolari della realtà. I casi sono veramente pochi, dal calcolo delle flussioni di Newton, al modello geometrico dello spazio di Galilei, dall’onde introdotte da Huygens, alla geometria differenziale di Riemann, fino alla delta di Heavyside e Dirac e i quaternuoni di Hamilton ripresi da Heisenberg e Born. Credo di avere elencato quasi tutta la matematica capace nella fisica di descrivere qualcosa. E’ naturale che i fisici che imparano queste tecniche poi tendono a utilizzarle il più possibile. Ma questo non è un aspetto della realtà, bensì della loro testa. E’ un po’ come il tizio che cercava i suoi occhiali sotto la luce di un lampione e chiese aiuto a un altro, che dopo un po’ gli domandò: “Ma è sicuro di averli persi in questa zona?” e lui: “No di certo, li ho persi laggiù, ma là non si vede nulla!”. Ecco le rappresentazioni matematiche che abbiamo trovato sono un po’ come il lampione di quel tizio, ma gli occhiali (la realtà) non è detto che siano proprio sotto al lampione.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

2 risposte a “IL REALISMO STRUTTURALE

  1. Ovvio, si usano o si adattano strumenti matematici già noti per descrivere situazioni ignote. Lo studio dell’ingegneria è costellato di simili esempi. Alla fine conoscendo tre integrali, poche derivate e una decina di equazioni differenziali si risolve qualsiasi problema pratico, sia esso di natura edilizia o elettrica.
    Voler dare realtà a tutti questi enti astratti mi pare assurdo. la forza newtoniana è in primis un concetto, che nella realtà non esiste. Nella realtà esistono degli sforzi, dei modi, dei gesti che usiamo per applicare una forza ad un oggetto. Altrimenti come dovrei immaginarmi le tensioni interne ad una trave d’acciaio sottoposta a trazione? Tante piccole freccine che viaggiano in una direzione e dicono alla trvae quando rompersi?

  2. Bella questa osservazione Kara. E’ quello che ho sempre sospettato.

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