ESATTEZZA

Tizio e Caio devono fornire una trattazione dei primi 10 multipli del numero “11”. Tizio dice: “Da “0” a “110” ci sono dieci multipli di “11””. Caio invece dice: “I primi 10 multipli di “11” sono “11”, “22”, “33”, “44”, “55”, “66”, “77”, “88”, “99” e “111””. Il discorso di Tizio è esatto, ma più generico, mentre quello di Caio è più preciso, ma con un madornale errore, cioè l’ultimo, dato che “111” non è un multiplo di “11”. Chi ha fatto meglio, Tizio o Caio? Meglio essere vaghi ed esatti, o precisi e inesatti? Non nascondo la mia preferenza per Caio, che si è sforzato di più, ha fornito più informazioni e alla fine ha sbagliato. La società moderna, nel breve periodo, tende invece a favorire Tizio, che non ha sbagliato. Questo perché nel breve gli errori possono avere conseguenze catastrofiche. Ma il tempo è galantuomo! Chi si ricorda più degli errori di Russell nei Principia Mathematica e si dimentica della grandiosità di quella impresa logica?

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12 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

12 risposte a “ESATTEZZA

  1. Se dovessimo corregere, come professori, il compito di matematica assegnato, forse premierei Caio. Almeno conosce le tabeline.
    In effetti in tanti ambiti viene premiato chi sbaglia meno. Tuttavia l’esempio semplicistico nonpermette n’anaisi approfondita di tutte le casistiche di questa tipologia di errori.
    Io, per esempio, nel lavoro necessito di essere preciso ed esatto, perchè tanto so che alla fine le prove sul campo tirano fuori tutti i problemi più impensabili, così tanto vae avere tutti i dati giusti fin dal’inizio.

  2. Non ho capito perché il tuo esempio è diverso dal mio. Sul lavoro bisogna essere come Tizio, cioè dire solo quello di cui si è sicuri al 100%. Questo non toglie, però, che Caio ha capito più cose.

  3. Questa è pure la ragione per la quale moltissimi studenti vengono quasi costretti, obbligati, fin da piccoli, a detestare le scienze e la matematica.
    L’umanista tende spesso a preferire la precisione, a discapito talvolta dell’esattezza, mentre il matematico punisce sempre severamente ogni inesattezza, ma poco si cruccia della precisione – al motto: “se i conti tornano, va tutto bene!” (a prescindere da come quei conti sono andati a posto). La demarcazione tra i due atteggiamenti non è poi così netta, ma la didattica nelle scuole tende a sclerotizzare le due visioni.
    Credo che in molti preferirebbero l’inesattezza di Caio all’imprecisione di Tizio, come del resto anche Karagounis (ma anch’io); è la società a preferire il secondo atteggiamento al primo, perché se tutti facessero piccoli errori sarebbero davvero catastrofi, sarebbe infatti necessario sempre ricontrollare l’operato di tutti. Meglio cose di poco conto ma corrette che grandi idee più profonde ma con errori. Questo è valido solo in ambito sociale, in cui tutti devono dare il loro piccolo contributo senza concedersi il lusso di rischiare qualcosa, come nel lavoro, appunto.
    Nella didattica dovrebbe essere l’opposto, sarebbe da premiare la genialità e l’inventiva, piuttosto che punire il piccolo errore, ma ho l’impressione che ciò, al momento non avvenga affatto, soprattutto in matematica. In questo modo si spiegano molte statistiche…

  4. Sul lavoro non basta essere precisi al 100% ma anche esatti al 100%. Se affermo qualcosa dandone dei limiti devo necessariamente conoscere anche l’eventuale comportamento nei punti intermedi, per evitare singolarità o punti notevoli.
    Ovviamente suppongo che se si dovesse scegliere opterei per la precisione.

    Mi viene da pensare, a cosa porta il preferire sempre la precisione all’esattezza? Non si rischia di perdere, nella vita quotidiana, i dettagli e scadere nel pressapochismo?

  5. aemme@libero.it

    Ho anche io molta più simpatia per Caio, perché ha certamente messo più lavoro, sebbene il risultato non arrivi a premiarlo del tutto, rispetto a Tizio, il quale, con un “colpo di intuito”, arriva a dire la cosa giusta ma non scende in dettagli. Mi chiedo invece: come mai l’esser precisi non sempre conduce all’esattezza?

  6. Caro aemme, credo sia una questione di probabilità. Chi è preciso rischia di più, quindi è più facile che sbagli.

  7. aemme@libero.it

    Certo. Tuttavia chi è “esatto” come Tizio, ma generico rischia ugualmente, perché trascura d’essere preciso… Allora come la mettiamo?

  8. Dal punto di vista cognitivo rischia meno però.

    • aemme@libero.it

      Quindi, chi rinuncia ad approfondire una conoscenza rischia meno di chi invece ha il desiderio e la curiosità di confrontarsi con le complicazioni dei dettagli?

  9. Dal punto di vista cognitivo senz’altro. E lo sanno bene molti colleghi miei che scrivono pagine e pagine senza dire neanche una stupidaggine, ma anche senza dire nulla di interessante!

  10. aemme@libero.it

    Quindi potremmo anche dire che lo specialista ha davanti una strada più rischiosa rispetto a quella del, chiamiamolo, “generalista”?

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