TEOLOGIA MINIMALE

Se mi chiedono che cosa sia Dio, mi verrebbe da rispondere “dove io non ci sono”. Se mi domandano che cosa sia l’immortalità, direi “il fatto che io ci sia stato”. Se qualcuno vuole sapere che cosa sia la Resurrezione,  direi “il cono luce degli effetti della mia vita”. Se mi chiedessero che cosa è il Paradiso, mi verrebbe da rispondere “pensare a qualcuno che pensa bene di me”, e l’inferno? “pensare a qualcuno che, invece, pensa male di me”.

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA RELIGIONE

4 risposte a “TEOLOGIA MINIMALE

  1. Quindi Dio, ossia “dove tu non sei”, è tutto il resto del mondo che sta al di fuori del tuo finito spazio di esistenza locale?

    Posso ripondere alle stesse domande? Sempre sul piano filosofico, ovvio.

    Lo prendo per un sì, via.

    Che cos’è Dio: “un essere la cui esistenza non impatta sulla nostra”.
    Che cos’è l’immortalità: “l’effetto che la mia presenza avrà sugli eventi futuri”.
    La ressurezione? “La riscoperta storica della mia esistenza”.
    Che cos’è il paradiso? “Il mio ideale utopico di una società perfetta”.
    Invece l’inferno: “vivere dentro l’utopia di un altro senza che se ne condividano i principi”.

  2. Io invece risponderei così:
    Che cos’è Dio: la causa/effetto di ogni metafisica,
    Che cos’è l’immortalità: un attributo metafisico
    Che cos’è la resurrezione: avere coscienza di essere vissuti ieri, oggi, un attimo fa
    Che cos’è il paradiso: L’illusione metafisica della salvezza ultra-terrena
    Che cos’è l’inferno: La realtà fisica della condanna terrena

    Per riassumere:
    Espedienti di controllo spico-sociale, per giunta anche piuttosto efficaci e persuasivi

  3. Giacomo tu sei nel giusto, ma ti riferisci alla sociologia della religione. Io penso invece che la religione abbia anche una sua verità. Cioè la sostanziale incompletezza dell’uomo fa sì che esso sia pervaso da un sentimento religioso, che non può essere compreso fino in fondo se non immedesimandosi in esso. Inotre ho la sensazione che sia molto difficile vivere senza dare una parte di spazio a esso.
    Kara perché l’altro non impatta con te? Il tuo inferno e il tuo paradiso sono troppo poco concreti, sono in senso metaforico e non morale.

  4. Colpito ed affondato, devo dire.
    Ho la brutta abiudine di vivere tutto su un piano teorico, poco pratico e per questo poco morale. Cambiare, cosa in cui mi sto impegnando, non è facile.
    Però devi ammettere che dare connotati concreti a concetti come paradiso ed inferno significa affermarne, almeno in parte, la loro esistenza. Io invece penso non siano concretamente definibili.

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