IL DOLORE E LA SPERANZA

Oggi pensavo al dolore e alla speranza, che fanno parte della nostra vita. Da una certa età in poi la nostra condizione spesso subisce veri e propri rovesci. A volte anche quando si è più giovani, purtroppo. Un rovescio nella nostra vita è una discesa vertiginosa delle nostre possibilità che si attua anche in poche ore o pochi giorni: una malattia, un lutto, la perdita del lavoro ecc. Giunti in fondo al burrone passa un po’ di tempo, spesso atroce, durante il quale ci rendiamo conto della nostra nuova tragica situazione menomata. Ma l’uomo ha spesso grande possibilità di adattarsi. E allora comincia la lenta risalita. Ed è un grande piacere come di giorno in giorno o di mese in mese la nostra situazione può migliorare, come dire la “convalescenza” anche se quelle aperture ci portano comunque al di sotto del livello da cui eravamo partiti prima del capitombolo. Il tramonto della nostra vita è un po’ così, una serie di crolli, che ci portano sempre più in basso, seguiti da lente ascese, che ci ridanno ancora per un po’ di tempo la gioia di vivere.
Questo riguarda noi. E per fortuna non è tutta la storia. Per quanto sia importante praticare la cura di sé, è forse ancora più importante praticare la cura dell’altro. Perché è l’altro che rimane, non noi. Pensando a ciò che ci circonda, in un momento così cupo per il nostro paese come questo, in cui la fiducia, l’apertura, la cultura e la solidarietà ogni anno diminuiscono e con esse si abbassa anche la nostra ricchezza economica, e questo accade già da molti anni e non si vedono segnali di luce in fondo al corridoio; in un momento come questo, dicevo, sembra che l’altro faccia perdere ogni speranza. Ci si chiede che senso ha fare qualcosa per ciò che ci circonda, se tutto va sempre peggio. Questa situazione, di certo, costruisce una cappa scura sopra la nostra testa. Cappa che in certi momenti passati, come ad esempio il ventennio del secolo scorso dal ’50 al ’70, di certo non c’era. Lo stesso vale oggi per altri paesi. Sono appena stato una settimana a New York e, nonostante la crisi finanziaria lì abbia picchiato più che qui, l’aria di sconforto non è la stessa che si respira nel nostro paese. Beati loro! Ma non è tutto qua il discorso sulla speranza. Se facendo qualcosa io qui e ora ci suono buone probabilità che in conseguenza del mio agire domani alcune cose andranno meglio – secondo i miei parametri – che se io non agissi, allora, benchè globalmente domani ci sarà un peggioramento, vale comunque la pena muoversi. Faccio un esempio: oggi ho ricevuto 20 bastonate ed è previsto che domani ne riceverò 22. Se agendo accade che domani ne riceverò 21, anche se 22 è peggio di 20 è comunque meglio di 21. Certo, non è una gran consolazione, ma è comunque meglio di nulla. E poi chissà, magari le mie previsioni pessimistiche non ci azzeccano.

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

4 risposte a “IL DOLORE E LA SPERANZA

  1. Bella la prima parte del post. Alcune mie riflessioni dell’anno passato sono molto vicine alle tue parole (sebbene tu le abbia espresse in modo migliore).
    Uslla seconda parte condivido ma non fino in fondo. Giusto agire per ottenere un miglioramento, ma ancor meglio sarebbe l’agire per semplice dovere di agire, indipendentemente da ciò che se ne può guadagnare. Se si deve, si deve. Spogliare l’azione di legami per renderci capaci di agire secondo l’equilibrio.

  2. Beh, però ottenere un miglioramento non significa guadagnarci, ma semplicemente migliorare le cose secondo parametri che presumibilmente non contengono solo il proprio tornaconto.

  3. Filopaolo

    Caro Vincenzo mi sembri un tantino depresso (per usare un eufemismo). E la cosa peggiore è che utilizzi anche la logica per demoralizzarti ancora di più.
    Se posso, ti do un consiglio: lascia perdere la logica in tutte le questioni che hanno a che fare con l’ambito morale: la logica è un gioco con le sue regole ferree, la vita è esattamente il suo contrario, cioè un continuo tentativo di adattamento alle circostanze, un cercare di cogliere il momento opportuno senza mai riuscirci fino in fondo, molto spesso è solo un’altalena fra speranza e disperazione.
    Probabilmente, in quanto studioso di logica, non sarai d’accordo con me. Io penso tuttavia che l’unico modo per sopravvivere, non splendidamente ma almeno decentemente, al tempo presente sia seguire l’etica del “vivere giorno per giorno”: chi non nutre speranze non avrà né rimorsi né rimpianti. Sarà mica perché sono ateo che la penso così? Ciao

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