LA RESURREZIONE

Quando mi chiedo che cosa sia la resurrezione, di certo non penso alle follie metafisiche che si trovano, ad esempio, nella home page del famoso filosofo americano Peter van Inwagen. Piuttosto elenco prima di tutto le cose sicure. Se il 4 aprile 2010 Antonia Melloi ha compiuto un’azione che fa soffrire qualcuno, allora l’enunciato “Antonia Melloi ha fatto soffrire qualcuno il 4 aprile 2010” sarà vero per sempre. Ovvero ciò che è accaduto resterà tale nei tempi dei tempi. E poco importa che potrebbe essere che a un certo punto nessuno se ne ricorderà, perché per sempre sarà possibile che qualcuno, magari avvalendosi di una tecnologia a noi sconosciuta, accerti quello che è accaduto oggi, cioè che Antonia Melloi ha fatto soffrire qualcuno. Dunque, se fossi Antonia Melloi ci penserei due volte prima di combinare un pasticcio del genere. Certo, se Antonia Melloi non capisce quello che sta facendo non è più responsabile. Non si può incolpare una tegola del fatto che è caduta sulla mia testa. Questa è una delle ragioni per cui è meglio sforzarsi il più possibile per capire che cosa sta accadendo.

C’è di più. Antonia Melloi adesso potrebbe pensare a che cosa potrebbero pensare gli altri di quello che adesso sta facendo e delle sue conseguenze. E questo è un primo barlume di resurrezione, cioè il futuro si fa vivo dentro l’animo di Antonia hic et nunc. Perché essendo che quello che sta facendo per sempre sarà stato fatto, chiunque potrebbe scoprirlo e meditarci sopra. E questo “chiunque” Antonia potrebbe rappresentarselo adesso, mentre sta agendo. Certo Antonia potrebbe sempre dire che il parere degli altri non le interessa. D’altra parte la vita di chi ascolta, almeno un poco, gli altri è più ricca di chi tira dritto per la propria strada, coltivando solo i propri interessi.

Fin qui certezze, sì interessanti, ma, uno potrebbe dire, peccato che io non ci sarò! C’è un’ultima cosa, però. Per quanto da Lucrezio fino ai contemporanei fisicalisti, molti hanno ritenuto e ritengono che la nostra mente non sia altro che un prodotto determinato dal moto degli atomi, nonostante gli importanti risultati delle recenti neuroscienze, siamo ben lungi da avere una prova forte a favore di quella tesi, che, per ora, al massimo è un interessante programma di ricerca. Questo di certo non vuol dire che la mente abbia chissà quale autonomia, ma semplicemente che per adesso è ancora un mistero, per cui siamo liberi di sperare nella resurrezione, ognuno a suo modo.

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11 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE

11 risposte a “LA RESURREZIONE

  1. Allora potremmo anche dire: là dove non arriva il lungo braccio armato della scienza, è proprio che lì che si insidia la speranza. E anche se, com’è risaputo, la speranza è l’ultima a morire, prima o poi finirà per passare a miglior vita. E sarà allora che tutti punteranno il dito contro la scienza e grideranno: assassina!!!

  2. Certamemte se si realizza compiutamente quel progetto riduzionistico un certo tipo di speranze tendono a diventare non praticabili. Ma la scienza in generale non è solo quella. Ci sono molti altri progetti cognitivi. Non sappiamo come andrà a finire. E poi, non oscuriamo il sole di oggi con la pioggia di domani.

  3. alfredo

    L’Antonia Melloi che il 4 aprile 2010 ha fatto soffrire qualcuno, non è certamente la stessa Antonia Melloi che esisteva prima e dopo il 4 aprile. L’agente e la vittima che si sono incontrati il 4 aprile formano un unico evento inscindibile dal contesto in cui è accaduto. Cosicché l’intero universo, in quell’attimo, né è partecipe e responsabile. (La prossima volta, caro Vincenzo, stai attento, cerca di non far soffrire nessuno).

  4. Deve averla combinata grossa questa Antonia!
    Comunque ho capito poco il nesso tra l’azione, la sua conseguenza e ricordo, e la resurrezione. La resurrezione non riguarda anche il corpo?
    Non penso che la scienza ucciderà mai la speranza. La gente non vuole veramente abbandonare la metafisica, anche qualora essa si dimostrasse del tutto vacua creazione umana.

    Se la resurrezione si attua anche con il richiamare un ricordo, allora ogni giorno noi resuscitiamo noi stessi pensando al passato?

  5. Ub bruco non può osservarsi mentre diventa farfalla, così come noi non possiamo aver memoria della nostra nascita (e della nostra morte). La resurrezione, quella che avviene attimo per attimo ed ogni attimo della nostra vita, è osservabile solo dagli altri che sono intorno a noi. La vita stessa è un’illusione ed il suo senso di continuità nel tempo e nello spazio trova fondamento nella fiducia che si ha in ciò che l’altro dice di ricordare di noi stessi. Siccome siamo in tanti a ricordare ed a mantenere il ricordo a vicenda, l’illusione della “vita” e della continua “resurrezione” non si spezza mai. Ma se un giorno….

  6. Caro Kara, sì hai ragione, la Resurrezione riguarderebbe il corpo. la mia è una metafora. E’ vero che l’uomo continuerà a sperare anche se non ci sono più speranze, però quella diventerà una speranza irrazionale, adesso la speranza, pur non essendo razionale, non è comunque ancora irrazionale.

  7. Però, chissà, in un lontano futuro, quando ogni speranza razionale sarà morta, si potrebbero delineare nuove forse religiose che si baseranno sulla speranza irrazionale, la guideranno e la renderanno meno instabile.

  8. s.

    Qualche tempo fa una vecchia amica, con cui parlavo degli ultimi anni della vita e del modo di viverli nella fiducia e nella pace, mi diceva: “ Io non preparo più la mia morte ma la mia resurrezione”. Da allora questa frase non ha mai smesso di interpellarmi, la riprendo e la medito cercando di vivere la fede semplice e robusta che l’ha ispirata. La persona che l’ha pronunciata è morta come era vissuta: sotto lo sguardo di Dio….Troppo spesso noi soffermiamo il nostro sguardo sulla morte, che certamente bisogna affrontare….
    Scrivere sulla resurrezione è scrivere sulla vita. Una vita ricevuta e offerta, con le sue molteplici possibilità ma anche le sue fragilità.
    Tratto da un libro di Michel Rondet

    Se avete presente la Parabola delle dieci ragazze Mt. 25,1-12( più conosciuta come la parabola delle dieci vergini) ecco, lì è ben espresso ciò che mi fa pensare alla resurrezione. L’olio che le sagge non possono dare alle stolte è ciò che nutre il desiderio di Dio, la lampada accesa. Lì per lì può sembrare egoista l’atteggiamento delle sagge, in realtà dice una cosa profondamente vera: io non posso sostituirmi ad un’altra persona nel suo desiderio di Dio. E’ e rimane una esperienza intima e personale. Ecco, è questa esperienza del desiderio di Dio, che mi accompagna e mi interpella, quella che mi fa pensare che forse esiste la resurrezione. Certo si può benissimo obiettare dicendo che è una pura illusione e che questa non è la dimostrazione di niente. A me rimane con forza la speranza che questo desiderio abbia invece un significato

  9. Filopaolo

    Se Antonia Melloi un giorno resuscitasse diventerebbe vera per sempre l’affermazione “Antonia Melloi è resuscitata il tale giorno” e il fatto che avesse combinato delle malefatte durante la sua vita passerebbe assolutamente in secondo piano perché da quel giorno sarebbe considerata una Dea…… Ma che minchia state/stiamo dicendo? (Scusate, sono nuovo del posto).

  10. Caro Paolo, è interessante la tua affermazione “il fatto che avesse combinato delle malefatte durante la sua vita passerebbe assolutamente in secondo piano perché da quel giorno sarebbe considerata una Dea”. Mi chiedo per chi passerebbe in secondo piano e chi la considererebbe una Dea? E’ possibile che tu surrettiziamente hai messo mediaset nella nostra discussione. Il mio tentativo è quello di capire le cose come stanno, non le cose come vengono viste da una massa passiva di soggetti che dimentica tutto e vede il mondo solo in termini di spettacolo. Ribadisco che qui il termine “resurrezione” è usato per buona parte in senso metaforico.

  11. efrem

    La “resurrezione personale” nel senso suggerito in questo post, secondo me si aggancia non tanto a quello che dei generici “altri” potrebbero pensare di noi, quanto piuttosto a quello che potrebbe pensare di noi una persona particolare, che ci è cara, e al cui giudizio e al cui affetto teniamo molto. Poniamo che, per qualche ragione, legata a nostri perduranti comportamenti scorretti o comunque ingenerosi e eccessivamente egoistici, la relazione con questo particolare individuo si sia a un certo punto interrotta. Dopo qualche tempo, ci torna in mente il desiderio di provare ancora a restituire vita a quel rapporto. Per ottenere questo risultato non potremmo certo riproporci con l’atteggiamento di sempre, quello cioè che ha determinato la fine della relazione. Dovremmo invece “spiazzare” l’altro, per riportarlo a noi: dovremmo “far morire” il vecchio “noi” che ha causato la rottura, e dovremmo rinascere con un nuovo “noi”, diverso, costruttivo, generoso, che persuada la persona a cui teniamo a riavvicinarsi. Una “resurrezione” dentro di noi, insomma, nel senso di una nuova vita, più “buona”. Sembra semplice, eppure in questo c’è dell’eroismo. E’ davvero difficile, per un Altro, sconfiggere in noi stessi la parte di noi più legata alla bruta e presente sopravvivenza personale, confidando in un futuro migliore di solidarietà e di bontà.

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