VIVA LA GLOBALIZZAZIONE

Sul numero di aprile di Le scienze, ho letto un ragionevole articolo di Bill McKibben, che mi ha definitivamente depresso! L’autore nota che non è più pensabile il modello economico globale basato su una crescita permanente, come avevano già detto 40 anni fa i famosi autori del rapporto del Club di Roma. E fin qui va bene. Egli dice anche che l’aumento del prezzo del petrolio, dovuto all’incremento del consumo e alla prevedibile diminuzione delle riserve sta portando con sé un blocco della globalizzazione. Per cui torna importante l’agricoltura locale e il chilometro zero. Inoltre diventa sempre meno conveniente comprare manufatti prodotti in paesi dove la manodopera costa molto meno, perché poi il ricarico per il trasporto riporta il prezzo della merce a livelli alti. Perché tutto questo mi deprime? Perché una delle poche possibilità per l’Italia di uscire da questo blocco di potere feudale e oligarchico, basato sui miti dell’identità locale, del made in Italy, della chiusura rispetto al mondo esterno, della produzione locale di manufatti con poco valore aggiunto a livello di conoscenza, quindi su una cittadinanza ignorante e passiva, cioè sullo smantellamento della formazione pubblica  sarebbe stato il vento salutare di un mondo globalizzato, che avrebbe fatto fare bancarotta a questi ottusi e piccoli vassalli locali. Quindi cattive notizie per quelli come me che credono nella società della conoscenza, nell’apertura verso gli altri, nello scambio di merci, uomini e di conoscenze. L’Italia sarà sempre più in mano ai proprietari immobiliari, che faranno fruttare le loro proprietà, senza pensare nulla di nuovo. Sarà sempre più in mano a un’industria pigra e iniqua, basata sul clientelismo e le posizioni di rendita e la classe dirigente rimarrà costituita di faccendieri che portano avanti gli interessi di queste oligarchie.

Speriamo che si trovi un modo tecnologicamente conveniente per trasportare le persone e le merci, senza inquinare, in modo da riaprire l’Italia al mondo.

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7 commenti

Archiviato in POLITICA, SOCIETA'

7 risposte a “VIVA LA GLOBALIZZAZIONE

  1. Vincenzo, questo mondo è una giostra. Per quanto tempo vuoi girare ancora?

  2. alfredo

    Troviamo il modo di fermarla.

  3. Filopaolo

    Ok, cercherò di tirarti un pò su il morale (e per un pessimista cronico come me è un’impresa non da poco).
    Dunque, mi sembra che tu confonda la crescita economica globale con il fenomeno della globalizzazione: le due cose hanno molti punti in comune ma non coincidono assolutamente.
    La globalizzazione è un fenomeno che non riguarda soltanto l’economia, sebbene questo aspetto sia una delle sue forze trainanti e ne segni inesorabilmente la tendenza e la direzione di marcia.
    A guardar bene però la rivoluzione più profonda provocata dalla globalizzazione non riguarda l’economia delle merci ma quella delle idee, cioè la circolazione e lo scambio delle conoscenze.
    In questo senso una diminuzione di una inutile, dispendiosa ed energivora movimentazione delle merci da un capo all’altro del mondo è un fatto assolutamente auspicabile e positivo. Ciò che però, a mio parere, continuerà sempre di più ad aumentare a livello globale sarà il volume dell’economia immateriale, quella che produce ricchezza attraverso la comunicazione e l’interscambio dei saperi, una ricchezza non necessariamente e non solo economica ma anche un fattore che contribuice ad accrescere le potenzialità umane.
    Ammesso che quanto ho detto abbia una qualche plausibilità, la domanda è se la mediocre mentalità dell’italiota medio stia riuscendo e riuscirà a cogliere le opportunità di rinnovamento nel modo di pensare, di comunicare, di produrre ricchezza e di vivere che il nuovo corso storico ha appena iniziato a mettere a disposizione. Ebbene, io credo che l’italiota sarà “costretto” dagli eventi a rivedere, se non completamente, almeno in parte le sue certezze intellettuali e morali simil-mafiose, fascistoidi e viscido-clericali che fanno molto “italianibravagente” e che piacciono tanto ai benpensanti nostrani di tutte le epoche.
    Ok, il mio slancio di ottimismo ha dato il massimo. Sono completamente esaurito. Alla prossima.

  4. Caro Paolo, ti ringrazio del tentativo. Io avevo data per scontata la tesi marxista che vede i rapporti economici come condizione necessaria per quelli immateriali. Può essere che tu abbia ragione, cioè che le idee possano circolare anche senza che circolino le merci, ma di solito è difficile che ciò succeda. Non accetto l’idea sostenuta da alcuni marxisti, secondo cui le strutture economico-sociali determinano le idee, ma è difficile negare che in assenza di esse anche le idee si fermano.

  5. Filopaolo

    Non sono un economista ma se non mi sbaglio le tendenze attuali vanno verso una crescente diminuzione del commercio di beni materiali, soprattutto di quelli a basso o bassissimo input tecnologico (Che il mondo abbia finalmente capito che i giocattoli, i vestiti e gli altri ammennicoli prodotti in Cina costano poco ma fanno schifo? Mah).
    Aumenta invece la circolazione di tutti quei beni e servizi immateriali che non necessitano di essere svolti fisicamente vicino all’acquirente, come ad esempio la contabilità ed in generale gran parte del lavoro impiegatizio, quello che serve soltanto a maneggiare e spostare dati e informazioni tra varie organizzazioni.
    So veramente poco della teoria marxista ma so che è stata elaborata in una fase storica di crescita dell’economia e dei consumi e ha dato una interpretazione soddisfacente delle variabili sociali finché il capitale ha avuto bisogno di espandere i propri mercati.
    Adesso si è aperta una nuova fase sociale nella quale le priorità del capitale mondiale sono cambiate e mi sembra che siano concentrate maggiormente sulla qualità, nel senso di contenuti di conoscenza, di cio che viene prodotto piuttosto che sulla quantità.
    E’ vero che questa tendenza è evidente soltanto nei paesi avanzati mentre nella parte del mondo più arretrata economicamente regna ancora l’economia di mera sussistenza, ma non è una novità che il capitalismo procederà per la sua strada fregandosene di chi non riesce a stare al suo passo, come è sempre stato da quando c’è.
    Il concetto della teoria marxista che per me resterà sempre valido, almeno all’interno dell’economia capitalistica, è la differenza fra valore d’uso e valore di scambio delle merci. Una strategia politica appena appena decente per affrontare le sfide attuali dovrebbe partire dalla riflessione sull’importanza di questa dicotomia; un tema questo, a mio parere mai affrontato finora seriamente da nessun partito “di sinistra” o “progressista” o come cavolo vogliamo chiamarlo, in nessun paese del mondo. Ciao

  6. La teoria marxista è sbagliata sotto il profilo economico e sociale, perché considera il “lavoro” come unico fattore del ciclo produttivo, ovvero ritiene che solo questo debba essere remunerato; terra capitale e impresa, tutti fagocitati dallo Stato. L’errore è dimostrato dal fallimento del regime comunista ovunque questo abbia attecchito.
    Ora, occorre considerare che l’equilibrio sociale si raggiunge col rendere accettabile la “Qualità di Vita” in modo globale e personalmente ho il motivo di credere che le risorse siano sufficienti, se ben gestite.
    Oggi due idee risultano vincenti in una concezione istituzionale democratica: l’idea socialista e l’idea liberale. Premesso che, per entrambi socialisti e liberali, la Libertà è l’espressione di tutti gli ordinamenti istituzionali, quale dei due modi di manifestarsi risulta più efficiente?
    A) sfruttare le risorse con la speranza di realizzare la vivenza che si considera indispensabile per il benessere sociale e per la felicità che si presume di tutti, oppure
    B) sfruttare le risorse con la speranza di realizzare una vivenza che si considera indispensabile per il benessere di tutti nella società e per la felicità che ognuno pensa di realizzare per se stesso?
    I primi gestiranno le Libertà negative, nel senso che è concesso di fare solo ciò che è consentito; i secondi le Libertà positive, nel senso che è permesso di fare tutto ciò che non è espressamente vietato.
    Coraggio, diamoci da fare: ognuno progetti una propria qualità di vita e scelga se è preferibile vivere nel modo A) o nel modo B), e … quando va a votare, badi bene alle bugie che racconta il proprio candidato.

  7. Giorgio Maria Reali

    Bell’articolo. Condivido.

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