L’ETICA DELLA CONOSCENZA

“Il caso e la necessità” di Monod è uscito nel 1970. A distanza di quaranta anni è un libro che non è invecchiato. Il premio Nobel per la medicina, per le sue scoperte di biologia molecolare, sostiene che la teleonomia di tutti gli esseri viventi, cioè la loro apparente finalità, va e può essere spiegata in termini non teleologici. La teoria dell’evoluzione e la biologia molecolare hanno dato contributi fondamentali in tal senso. Che il programma vincente della scienza naturale da almeno quattro secoli sia quello non teleologico non ci sono dubbi. Che sia possibile spiegare tutto l’ambito del vivente in termini non teleologici è un’estrapolazione metafisica, che potrebbe essere vera, ma è lungi dall’essere dimostrata. Ma non è questa la parte che più mi interessa del libro, bensì il progetto di un’etica della conoscenza delineato nell’ultimo capitolo. Monod afferma che conoscere significa escludere ogni forma di teleologia (li chiama animismo e vitalismo). E che si potrebbe fondare una nuova etica e una nuova società sul postulato che l’uomo deve conoscere. Questa etica e questa società sarebbero eque e prive di violenza. Il progetto è chiaramente utopistico. ma questo non sarebbe un problema. Il piano normativo in ogni campo possiede una buona dose di irrealtà. Il problema è che Monod non ci fornisce delle buone ragioni a favore di questo postulato dell’etica della conoscenza. Non credo si possa pensare di fondare un’intera etica o una teoria politica su un unico postulato, però penso che l’etica della conoscenza dovrebbe essere un ingrediente fondamentale di ogni buona etica e di ogni valida teoria politica. E questo per il seguente motivo: Non so cosa succederà di me fra 100 anni, ma è praticamente sicuro che in questo mondo non ci sarò più. Invece questo mondo con ogni probabilità ci sarà ancora e dentro di esso ci saranno altre persone almeno in parte simili a me. Dunque questo mondo che adesso sto vivendo almeno in parte mi sopravviverà. Esso è quindi portatore di futuro, cioè di possibilità. Proprio perché potrebbe far parte del futuro esso è anche portatore di un certo valore, soprattutto se pensiamo che in esso vivranno altri soggetti come me. E allora è anche per questa ragione che vale la pena conoscerlo per quello che è: per due motivi, perché è lui che resta di sicuro, benché non sia eterno, di certo è più duraturo di me; inoltre perché comprendendolo, meglio lo possiamo trasmettere a chi ci seguirà. Dunque la conoscenza è in un certo senso un dovere, proprio come dice Monod.

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5 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA, FILOSOFIA MORALE

5 risposte a “L’ETICA DELLA CONOSCENZA

  1. alfredo

    Che questo mondo mi sopravviva non è affatto certo. Io so per certo che non sono stato testimone della mia nascita, come potrei avere la certezza di essere testimone almeno della mia morte? E vedere cosa fanno gli altri non mi è di nessun aiuto, non è una prova, è solo una previsione statistica, probabilistica. Lo faccia presente al sig. Monod.

  2. Filopaolo

    Per quale motivo il fatto che questo mondo probabilmente mi sopravviverà mi dovrebbe obbligare moralmente a conoscerlo? Non vedo alcuna consequenzialità fra la prima e la seconda considerazione. O no? Ciao

  3. L’obbligo morale non è conoscere il mondo per noi stessi, ma dare il nostro contributo alla conoscenza del mondo perchè i nostri pronipoti possano giovarsene. In fondo è ciò che già succede: se possiamo usare i computer è prchè qualcuno studiò e trasmise i concetti matematici di base.
    Potrebbe essere un buon fondamento sociale, anche se non vedo come si potrebbe rendere pratico. Tutti ricercatori?

    • x Kara, insomma, tu vuoi dire che la cosa importante è sopravvivere. Ergo la sopravvivenza è subordinata alla morale che guida le azioni degli uomini e alla conoscenza che questi possiedono per compierle. Quindi, parlare di etica della conoscenza, secondo me, è una sciocchezza: essa non fa niente senza l’intervento dell’uomo. I ricercatori hanno il vizio di voler includere nel proprio microcosmo tutto ciò che è a loro ignoto. beati i tempi in cui si parlava di metafisica!!!

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