INTERDISCIPLINARITA’ E TOLLERANZA ALL’ERRORE

Nel governo dell’università di Urbino ho assunto un ruolo abbastanza etereo, cioè quello di Delegato rettorale all’interdisciplinarità. Nella gestione di un Ateneo così complesso come il nostro l’interdisciplinarità può essere al massimo una spezia, che eventualmente si aggiunge a una pietanza, la cui sostanza è costituita da ben altro. Tuttavia, come ci siamo ormai resi conto, l’interdisciplinarità è molto facile da auspicare, ma è altrettanto difficile da praticare. Una delle ragioni di ciò sta nell’uso dei linguaggi e dei concetti settoriali. E’ inevitabile che un biologo che parli di teoria della conoscenza risulti spesso impreciso e ingenuo. Così come è facile che un filosofo della scienza che discuta di fondamenti della fisica sembri goffo e grossolano. Questo però a volte può essere solo una prima impressione. L’esperto di un settore nei lavori dei suoi pari trova rapidamente delle marche che gli fanno comprendere che sta parlando con un suo interlocutore. Se egli non riscontra tali segni scatta subito in lui un atteggiamento di forte diffidenza. Ovvero egli prova la sensazione di non sentirsi a casa sua. Non solo, se un non esperto tratta un tema è inevitabile che su alcuni punti, che possono essere o meno marginali, egli compia degli errori. Non sempre è buona norma abbandonare la lettura di saggio in cui si sono ritrovati piccoli errori che denotano la non piena competenza di chi scrive. Potrebbero esserci idee anche molto buone. L’esperto poi tende a sovrastimare l’importanza di un errore. Nell’ambito del ristretto campo della sua ricerca, quella che in generale è solo un’imprecisione facilmente emendabile potrebbe apparire un’enormità. Insomma, quando si legge un testo che non è proprio di un Collega in senso stretto suggerirei un po’ di tolleranza.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

2 risposte a “INTERDISCIPLINARITA’ E TOLLERANZA ALL’ERRORE

  1. efrem

    Sono no solo tollerante, ma anche totalmente docile all’ascolto, nei confronti del testo di un Collega che scrive di cose che conosce. La mia tolleranza subisce un brusco calo nei confronti del testo dei un Collega che vuole parlare di cose che NON sa. Anche perché, col poco tempo che c’è a disposizione, ho l’impressione che mi faccia perder tempo …

  2. Caro Efrem è proprio questo tuo “non sa” che mi fa paura. Diventare uno che sa su un certo albero non solo porta all’alienazione, ma spesso fa perdere di vista la foresta. Forse ci vuole anche qualcuno che oltre all’albero sappia anche qualcosa della foresta. Ma quel qualcuno non sarà mai così preciso nella conoscenza dell’albero.

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