LE ASPIRAZIONI DI MOGLIE E MARITO

Ho visto con grande piacere il concerto, film del regista ebreo rumeno Mihaieanu. Più bello di Tren de vie, perché nella seconda parte raggiunge una tensione drammatica che l’altra pellicola non era riuscita ad attingere. Mi ha colpito in particolare il momento in cui il direttore d’orchestra defenestrato da Breznev, che cerca con una rocambolesca sostituzione il riscatto da una vita di frustrazioni, ne parla con la moglie che lo incita con forza e affetto. Ho come la sensazione che nelle nostre famiglie in cui si è raggiunto un benessere minimo e una certa tranquillità, se va bene, i due coniugi non si frappongono alle aspirazioni l’uno dell’altro. Se va male, come accade il più delle volte, sorgono invidie e contrasti. In altre parole, ho visto tante volte una moglie o un marito che sopporta con pazienza i tentativi strampalati del coniuge di uscire dalle proprie frustrazioni. Ho visto ancora più spesso una moglie e un marito che nutrivano invidia e ostilità nei confronti dei successi del coniuge, ma mi sembra di aver visto solo al cinema una moglie o un marito che dopo trenta anni di matrimonio si aiutano fattivamente a uscire da una condizione di minorità. Mi ricordo anche un anziano signore che teorizzava addirittura che in ogni coppia uno dei due coniugi deve cedere alle ambizioni dell’altro, affinchè si vada d’accordo. Credo di aver posto un problema di non facile soluzione.

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3 commenti

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3 risposte a “LE ASPIRAZIONI DI MOGLIE E MARITO

  1. efrem

    Secondo me un legame profondo quale è quello che due coniugi di lunga data solitamente hanno consolidato nel tempo non può che essere come quello suggerito nel film. E di fatto, la maggior parte delle coppie coniugate “che durano”, pur nella diversità dei modi possibili di affrontare il legame matrimoniale, e – diciamo pure – tra una fase di crisi e l’altra (anche le piante conoscono la secchezza d’inverno), di fatto agisce dandosi reciproco sostegno e sicurezza. E questo spiega come mai possano rimanere legate così a lungo. Non credo debba parlarsi solo di abitudine o solo di interessi pratici (di solito, quando si tratta solo di questo, le coppie si disgregano, prima o poi). E questo reciproco sapersi dare serenità, diciamo, sussiste spesso anche contro le apparenze. E ne fa parte anche, naturalmente, la pazienza con la quale “tante volte una moglie o un marito che sopporta i tentativi strampalati del coniuge di uscire dalle proprie frustrazioni”. Perché se davvero è evidente, quella pazienza, essa non è semplicemente un passivo subire, ma un attivo e consapevole affrontare, con un buon adattamento, alla sofferenza del compagno. Anche questo comporta grande energia. E d’altra parte, un compagno che sia disposto ad affrontare le nostre azioni anche “strampalate” come può non darci quella sicurezza di cui c’è bisogno? Anche questo è un aiuto “fattivo”. In fondo, anche il “cedere” alle ambizioni dell’altro può parere un atteggiamento “passivo”, senza davvero esserlo. Sebbene io non creda fino in fondo che sia giusto “dover” cedere alle ambizioni dell’altro. Meglio sarebbe “voler” cedere, o ancora meglio, una via mediana: che entrambi i coniugi siano capaci di valorizzare il compagno, in una equilibrata – come possibile – alternanza nella quale entrambi possano tenere in vita le proprie rispettive (magari misurate) ambizioni.

  2. Quello che dici è vero, ma a volte non basta. giustamente un amico mi faceva notare che a volte l’appoggio coesiste con l’invidia.

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