L’ORRORE DEL VOTO

Mi è capitato spesso di partecipare ad assemblee che avevano una specie di terrore del voto, per cui ci si trascina in interminabili discussioni sul nulla e spesso fra due alternative entrambe con una loro logica, se ne sceglie una terza, di compromesso, che non porta da nessuna parte. E’ vero che quello che a una prima analisi appare come un bivio, dopo un po’ di disucssione può diventare un trivio o un quadrivio, cioè si possono dischiudere possibilità che prima non si era intravisto. Ma è anche vero che spesso fra due scelte non sussiste una reale via di mezzo, se non procedendo dritti contro un muro. Se in una discussione ci sono interessi contrapposti, può essere un bene continuare a dibattere evitando contrapposizioni. Ma se ci sono opinipni diverse o visioni del mondo differenti non sempre vi è una ragionevole via di mezzo fra le due parti contrapposte. in questo vero e proprio “orrore del voto” mi sembra ci sia qualcosa di curiale, cioè la ricerca dell’unanimità e del consenso tipica di alcune chiese, che non vogliono perdere nessuna pecora del gregge. Di fatto il gregge dovrebbe stare assieme solo sulla base di regole condivise di come si conduce il dibattito. Se è vero che siamo tutti uguali nei diritti, non è certo vero che tutti dobbiamo avere la stessa opinione o gli stessi comportamenti.

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6 commenti

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6 risposte a “L’ORRORE DEL VOTO

  1. Il grande problema della democrazia: voler fare la scelta che socntenta meno persone e non quella che è più giusta.

  2. Ho l’impressione che il voto vada sempre evitato, in realtà, anche quando il trivio o il quadrivio non sono disponibili e le ipotesi restano due, distinte e senza compromessi.
    Il problema del voto è solitamente questo: terminata la sessione, gli sconfitti si incazzano perché hanno perso, i vincitori temono che l’incazzatura degli sconfitti si ripercuota su di loro in tempi brevi – e chi per paura e chi per rabbia alla fine non è contento nessuno.
    Il dialogo invece è sempre in vista di un compromesso, anche qualora non ve ne sia alcuno, quantomeno gli sconfitti (ovvero chi sostiene la tesi B in una scelta tra A e B, ed alla fine si opta collegialmente per A) hanno l’impressione di aver preso comunque parte alla decisione, anche se si sono dati la proverbiale “zappa sui piedi”, l’hanno fatto dialogando. Il voto, invece, genera sempre battibecchi, conflitti, accuse di broglio, di interessi personali, di corruzione etc… soprattutto nel bel paese.
    Più che qualcosa di curiale da “consenso assoluto”, insomma, per me è una questione molto più pratica. Se poi il conflitto non si risolve ed una decisione va presa, meglio che la prenda una persona sola (un responsabile, un direttore etc.) e che se ne prenda la piena responsabilità, piuttosto che far votare un consiglio, un’assemblea od un’intera popolazione di caproni indemoniati (ed, aggiungerei, spesso ignoranti).

    Hm, insomma, anche a me il voto piace davvero poco. Se ho un’opinione la dico e la manifesto, le crocette sulle schede o le alzate di mano son roba da bambini. Tanto alla fine una decisione si prende sempre, e l’opinione più forte di solito prende comunque il sopravvento, con o senza voto, per fortuna e purtroppo!

  3. Il vero problema della democrazia è quello che le persone non sanno imporsi le scelte in maniera ragionevole.

  4. Caro Luca, vedi che ragioni in modo curiale. “hanno l’impressione di aver preso comunque parte alla decisione”. Sono proteso nella mia vita verso la trasparenza e la chiarezza. Questo che tu proponi come un valore lo trovo, invece, un disvalore. le persone dovrebbero partecipare, non avere l’impressione di partecipare.
    “se ne prenda la piena responsabilità, piuttosto che far votare un consiglio, un’assemblea od un’intera popolazione di caproni indemoniati (ed, aggiungerei, spesso ignoranti).” Dunque bisogna delegare tutto al vescovo della città!
    “gli sconfitti si incazzano perché hanno perso”. Mica è una partita di calcio. La loro proposta in quell’occasione è stata giudicata meno valida dall’assemblea dopo un attento esame. Magari poi salta fuori che avevano ragione. per voi papalini è sempre un problema personale, non una questione di fatto.

  5. Ragionare in modo curiale? Papalino io?! Emmò mi incazzo come se avessi perso al voto!!
    Non mi pare d’aver proposto valori, e sono d’accordo sul fatto che quell’impressione di partecipare sia un disvalore e non un valore, ma di fatto le cose (a parte nel suo mondo delle idee) stanno così: senza il voto vince chi convince l’altro a fare la propria scelta, e magari riesce anche a coinvolgerlo; col voto vince chi ha la maggioranza – e così si crea, inevitabilmente, una minoranza di individui i quali, anche per il solito scomodissimo confirmation bias, saranno sempre convinti che, anche quando le cose vanno bene, con la loro scelta sarebbe stato meglio. Ha presente la politica? 😉

    Niente Vescovo, comunque, lo metto tra gli “spesso ignoranti”. Se è come una partita di calcio, delegherei più volentieri a Mourinho!!

  6. Caro Luca, forse bisogna distinguere. Se si tratta di un’assemblea politica, dove lo scopo è soprattutto la convivenza civile, tu hai ragione. Ma adesso mi riferivo a istituzioni in cui la democrazia è un valore, ma che hanno anche una mission, cioè devono realizzare qualcosa. Allora quello che dici tu è abbastanza fuori luogo. O meglio è perfettamente in luogo qui da noi. Ma non dappertutto è così. Come giustamente ha detto Claudia Mengacci: “Io alle elezioni del Rettore ho votato Magnani, ma il giorno dopo il voto, ricomincio a fare il lavoro per l’istituzione con tutto il mio impegno.” Di gente elastica e intelligente, che vive così queste situazioni, ce ne potrebbe essere di più. Non è insito nella natura umana, come sembra che tu sostieni, avere come scopo quello di danneggiare il vicino, invece di ottenere un qualche risultato assieme a lui. Mi fai venire in mente quella scena divertente di Brian di Nazareth dei Monty Piton, in cui il capo dei ribelli di “Liberare la Giudea” dice: “Quale il nostro nemico?” e i suoi compagni gli rispondono: “Giudea libera!”, “Ma no, imbecilli, sono i romani!”

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