ANTISIONISMO E ANTISEMITISMO

Certamente l’azione di Israele è da condannare. Gli odierni antisionisti però sono quasi tutti antisemiti, perché essere antisionista oggi vuol dire essere contro l’esistenza dello stato di Israele. E ormai la sua creazione credo sia irreversibile. Le categorie antisionismo e antisemitismo vanno distinte ma purtroppo non sempre lo stesso vale per le persone. E questa è la posizione di Hamas, che non è inerme, ma ben armata da Siria, Iran e Turchia. La nave su cui c’è stato lo scontro era piena di turchi. Aspetto un volantino dei sindacati e delle associazioni contro le azioni criminose di questi stati. Mi chiedo quando hanno organizzato una manifestazione contro il negazionismo di Ahmadinejad. Aspetto uno storico arabo, che, come gli storici israeliani hanno fatto, provi a raccontare anche le colpe dei paesi arabi in questo brutto conflitto, che sono almeno altrettante di quelle dello stato israeliano. Non riesco a ricordare una seria presa di posizione in questo senso da parte della sinistra europea, che purtroppo è infarcita di antisemitismo. Il fatto che tutti a livello mondiale deplorino questa azione mentre tacciono su altre nefandezze compiute dall’altra parte, mi fa pensare con interesse alla nuova diffusione mondiale del testo sacro “I protocolli dei savi di Sion”, ristampato in decine di migliaia di copie nei paesi arabi e, purtroppo, non solo lì. Di ciò raccontano le quasi 2000 pagine degli studi di Taguief su antisemitismo e antisionismo.
Cercare la pace non significa cercare i torti unilateralmente, ma non occuparsi dei torti, che in una situazione di guerra ci sono sempre da entrambe le parti. Significa cercare delle soluzioni. Le manifestazioni odierne contro Israele non cercano la pace, ma esprimono le viscere antisemite di un’Italia frustrata. I soliti ebrei, come recita un bel libro sull’antisemitismo oggi in Italia.
Né si può dire che i palestinesi siano i più deboli; lo sono invece gli israeliani, un popolo di pochi milioni di persone circondato da 500 milioni di arabi inferociti il cui scopo, invece di essere quello di contestare le proprie classi dirigenti corrotte e antidemocratiche, è stato per 60 anni quello di sterminare gli ebrei. Ed è a questo che si riferiva il ministro israeliano, che ha detto che in Palestina non c’è posto per i deboli. Se Israele non si difende coi denti rischia di venire sopraffatto. Non c’è posto in Palestina per israeliani deboli, perché verrebbero sterminati, come è capitato agli ebrei di Europa.
Parteciperò volentieri alla manifestazione che ACLI, CGIL, CISL, Uil ecc. organizzeranno contro il negazionismo di Ahmadinejad! O contro le azioni terroristiche di Hamas, o contro la Siria che arma Hezbollah che spara missili sui civili israeliani. O contro la bomba atomica all’Iran , che se l’avesse la scaricherebbe subito su Telaviv.

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17 commenti

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17 risposte a “ANTISIONISMO E ANTISEMITISMO

  1. eugenio

    Io non dico sia facile e nemmeno che conosco soluzioni. Pero’ una suggestione ce l’ho. Se io fossi Israele, e non volessi aizzare altro odio contro di me, per respingere una nave manderei una fregata a sparare due cannonate in acqua, sapendo che cio’ è in genere sufficiente per spaventare una nave civile. Se invece decidessi di disinteressarmi delle conseguenze di una politica assertiva, perche’ godo del vantaggio immeritato di sapere tanto alla fine della giornata la comunità internazionale sara’ costretta, volente o nolente, a stare con me grazie all’impresentabilità di Hamas, allora farei assalti notturni e stragi senza pormi grossi problemi.
    E forse segretamente sarei anche contento di avere un avversario tanto indegno.
    Ho sentito un bell’intervento di Sergio Romano che notava come la societa israeliana stia cambiando e come sia sempre piu’ difficile la vita di chi vorrebbe onestamente essere amico di Israele.

    La verita’ purtroppo e’ che la situazione e’ infinitamente desolante e deprimente se vista con un minimo obiettività. Quasi tutti pero’ preferiscono essere incazzati che depressi, da qui forse quell’odio idiota dei sedicenti giusti contro i presunti ingiusti.

  2. Sì purtroppo in Israele la situazione politica si sta deteriorando. Certo però non è al livello dell’Italia! La tua spiegazione della rabbia contro Israele è benigna e spero che sia almeno in parte vera.

  3. Davide

    Gentile professor Fano, mi permetto di risponderla costernato. Ha esordito nel suo intervento con delle premesse fallaci che, di conseguenza, inficiano tutta l’argomentazione che segue. Donde trae anzitutto il dato che «gli odierni antisionisti sono quasi tutti antisemiti»? Si potrebbe dire, sí, che in linea di massima gran parte degli antisemiti sono altresí antisionisti (ma non tutti, sottolineo, ché ad esempio tra Ottocento e primo Novecento furono proprio gli epigoni dell’antisemitismo a caldeggiare la creazione d’uno Stato ebraico mediorientale, e la conseguente espulsione degli ebrei dall’Europa), ma non si può dire il contrario. (E pensare che queste banali nozioni di logica le ho apprese da lei, due anni fa.) Ma soprattutto — e qui la mia meraviglia — qual è la correlazione logica tra il non riconoscere la legittimità d’uno Stato e l’odiarne la componente etnica maggioritaria?

    Qui ci viene in aiuto la storia: lo Stato d’Israele attuale non è il risultato dell’insediamento pacifico dell’immediato dopoguerra (quello del ’46, per intenderci), ma di una serie di campagne belliche coloniali (che hanno dei precisi precedenti nell’immane espansione dell’impero zarista alla volta del Pacifico; nella conquista del West americano e della correlata espropriazione delle terre dei nativi; nell’espansione a oriente della Germania del ’39), ch’ebbero il proprio culmine — come noto — nella Guerra dei sei giorni e nell’occupazione militare dell’intera penisola del Sinai.

    Lei inoltre cade in un’altra fallacia, nel momento in cui, ricordando che nella nave vi erano soprattutto pacifisti turchi, si chiede se mai qualche associazione criticherà la politica criminale della Turchia (e immagino lei si riferisca a Armeni e Curdi), quasi lo Stato fosse un inveramento della coscienza degl’individui che lo compongono, intesi come un gruppo formidabilmente omogeneo. (Dovremmo pertanto ammettere, secondo tale principio, che nessun italiano né nessun gruppo d’italiani può permettersi di criticare la condotta di una classe dirigente straniera, perché la corruzione dei nostri politici è di per sé appannaggio diretto d’una perversione del costume “nazionale” [connotazione etnica che rasenta il razzismo].)
    Lei poi ironizza su Hamas perché armato: la esorto a rileggere «Guerra e Pace». L’esercito francese occupante si scandalizzò dei metodi terroristici con cui gli occupati russi fronteggiavano l’invasione: s’aspettavano il fioretto, e il rispetto delle piú raffinate norme dell’arte bellica, e videro calare sulle loro teste il violento randello di uomini che intendevano [inspiegabilmente?] proteggere le proprie terre, la propria fonte di sostentamento. Ma esser «moderati» oggi non significa essere oggettivi, significa distribuire le responsabilità: ma lei se la sente di attribuirne alla «barbarie» della popolazione russa illegittimamente occupata dal piú potente esercito del tempo?

    E poi, «sinistra antisemita», «viscere antisemita di un Italia frustrata» sono anch’esse illazioni. E la retorica dei «poveri» israeliani circondati da mezzo miliardo di arabi, che non tiene conto dei vergognosi accordi con l’Egitto e con la stessa Turchia. A parte il fatto che l’Iran fu uno dei primi Stati a riconoscere Israele, quale altra correlazione logica c’è fra il non riconoscerne la legittimità e invocarne lo sterminio della popolazione? E ancora si confondono «israeliani» e «ebrei» (sicuramente una fetta enorme di israeliani sono ebrei, conseguenza dell’esplicito fine di costruire uno Stato monoetnico, come dirò piú avanti, ma di certo non tutti gli ebrei sono israeliani). E chi fa mistero della potenza dell’esercito israeliano? Lei, professore, ci ricorderà dell’Operazione piombo fuso. Il bilancio è anch’esso ufficiale: 13 soldati israeliani uccisi a fronte di piú di mille civili palestinesi. Ma abbandoniamoci pure a un’ermeneutica innocentista delle inequivabili parole del ministro israeliano.

    E che dire delle classi dirigenti «corrotte e antidemocratiche»? Il partito di Hamas era stato democraticamente eletto, e nessuno degli osservatori internazionali lí presenti riportò irregolarità; eppure la «democrazia» israeliana, dato il risultato «inaspettato», trascinando gran parte degli Stati occidentali, ha posto un embargo di proporzioni indicibili (che va tutto a danno della popolazione civile). In un altro intervento ha detto di preferire la democrazia israeliana alla teocrazia di Hamas. Ma lei è digiuno di giurisprudenza israeliana, ché non sa che nella Costituzione d’Israele è inscindibile il nesso «stato ebraico e democratico», che già prefigura gl’intenti monoetnizzanti delle classi dirigenti. Dimentica poi un fondamentale principio: l’autodeterminazione dei popoli. Le nazioni devono vivere «iuxtra propria principia», e l’Occidente non ha titolo per ergersi a coscienza morale dell’umanità. E a proposito della «teocrazia», ricordiamo che civilissimi stati europei hanno ancora una religione di Stato (Islanda, Norvegia, Danimarca, Inghilterra, Grecia, Principato di Monaco, Liechtenstein, Malta) e che la camera alta (House of Lords) del parlamento inglese ha 25 membri fissi provenienti di diritto dalle gerarchie anglicane e che il Capo di Stato è anche Capo della suddetta religione (senza contare infine i 90 membri, anch’essi fissi, — circa il 12,5% della camera alta — ancora lí per diritto ereditario, appartendo alle famiglie dei grandi possidenti terrieri). E un altro interrogativo sorgerebbe: il totalitarismo liberista (col Mercato al posto del Corano) è davvero preferibile a ogni altra forma di Stato?

    Spero mi risponderà.

  4. Davide

    Aggiungo delle considerazioni. Ahmadinejād ha patrocinato il negazionismo, ma questo dovrebbe esserci di stimolo per una condanna di tutti gli Stati che sostengono una storiografia particolare piuttosto che un’altra: sembra che ci dimentichiamo delle politiche «anti-negazioniste» di civilissimi Stati liberali occidentali — Germania, Francia, Belgio, Austria, Stati Uniti, Spagna, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda, Svezia, Lituania, Polonia Repubblica Ceca, Slovacchia, e Romania — con leggi che comminano fino a 10 anni di reclusione, che hanno condotto al carcere degli emeriti dilettanti, le cui voci avrebbero dovuto semplicemente essere sommerse dall’autorevolezza del rigore dei piú grandi storici attuali, come accade peraltro per tutte la altre scienze; non mi pare proprio che alcuno dei suddetti Stati — e penso in particolar modo agli Stati Uniti — preveda il carcere per i creazionisti o per chiunque altro neghi verità scientifiche.

    Quanto alla bomba dell’Iran, con quale onestà intellettuale può affermare con certezza che «se l’avesse la scaricherebbe su Tel Aviv»? Sconosce ovviamente sia il discorso di Ahmadinejād alle Nazioni Unite sul disarmo atomico, sia la politica energetica iraniana, sia il fatto che — come ha detto un autorevole esponente della CIA di recente — con tutto l’uranio che possiede attualmente l’Iran (che perciò dovrebbe investirlo solo a tal fine), potrebbe arrivare a costruire una bomba atomica in due anni. Ma le testate atomiche israeliane sono state stimate in circa 400 (e Israele non ha sottoscritto il trattato di non proliferazione): dov’è finita la «mutua distruzione assicurata»? E non c’insegna niente il precedente delle armi di distruzione di massa di Saddam? È notizia di questi giorni che Israele sta preparando un «attacco preventivo», e del fatto che i cinque membri fissi dell’ONU (che, detto tra parentesi, sono i cinque Stati a possedere il maggior numero di testate nucleari, calcolate in diverse decine di migliaia) stanno firmando sanzioni contro l’Iran. Chi ha investito loro della liceità di costruirne in tale quantità? e non sono stati finora gli Stati Uniti (civili e liberali) gli unici a utilizzarle, contro la popolazione civile giapponese?

  5. Caro Davide, non so che cosa rispondere. Quello che dici è pieno di inesattezze storiche, individuazione di presunte fallacie e in fondo di risentimento. Spero di rivederti presto.

  6. Davide

    Non posso che rimettermi, scoraggiato, alla sua onestà intellettuale. L’unica mia digressione storica è stata quella sulla formazione dello Stato d’Israele, e ciascuno potrà valutare documentandosi (non mi sembra d’aver riportate corbellerie); tutto il resto è politica e geopolitica, atti pubblici. Il mio discorso era appassionato, sí, ma senz’alcun «fondo di risentimento».
    Se a qualcosa può servire, ai lettori, ricordo infine che in Iran c’è la maggiore concentrazione di ebrei in Medio Oriente dopo Israele. Una comunità millenaria, non discriminata, ma tutelata dalla costituzione, esonerata dal servizio militare, e col diritto a un rappresentante fisso al parlamento monocamerale (di 290 membri), che sarebbe di per sé un privilegio sproporzionato, dato il rapporto tra i circa 25.000 ebrei e una popolazione complessiva di circa 70 milioni di abitanti.

    In ultimo, ho cercato di essere quanto piú preciso possibile, riportando dati. Lei, in un passato intervento, ha detto ch’è preferibile essere scrupolosi ma inesatti, anziché esatti ma vaghi. Può darsi che io mi sbagli quindi, sí, ma ho argomentato, e seguiterò a argomentare se necessario; lei invece si è limitato a una considerazione brachilogica, che mi ha rattristato per la sua incoerenza.
    Non sono solito poi appellarmi al principio di autorità, dacché trovo sia un laido sgambetto eristico, ma non posso fare a meno d’invitare alla lettura delle opere di Luciano Canfora e di Domenico Losurdo (che peraltro è suo collega a Urbino).

    Spero mi risponda altrettanto presto.

  7. Caro Davide, se vuoi imparare un po’ di cose su questi argomenti ti consiglio una serie di libri che ho trovato molto utili. Per parlare del medio Oriente con competenza e onestà bisogna conoscere l’ebraico, l’arabo e il persiano, cosa che non rientra nelle competenze di Canfora e losurdo. Inizia da Benny Morris, Vittime. Leggi poi i lavori di Bernard Lewis, Semitismo e antisemitismo. Sulla fondazione dello stato d’israeke Lapierre, Gerusalemme, Gerusalemme. Sulla guerra dei sei giorni Ohren, Sui falliti rapporti di pace di Oslo, Enderlin, Storia del fallimento… Su antiseminismo e antisionismo Tugieff, Judeophobie e Scalise, I soliti ebrei. Utile anche il libro di Luzzatto, Antisemitismo, di Feltrinelli. Poi chiacchierimao ancora.

  8. Davide

    La ringrazio dei suggerimenti storiografici; a lettura ultimata, la contatterò privatamente. Ha da consigliarmi anche qualche titolo di storiografi arabi? (Stavo per scriverle che mi sarei riservato di non leggere «Gerusalemme» di Lapierre, essendo un romanzo, ma per completezza sarà bene non trascurarlo.)

  9. Caro Davide, Lapierre non è un romanzo. E’ un po’ giornalistico, questo è vero. Storiografi arabi? Questo è il punto, purtroppo. Benny Morris è stato il primo storico israeliano che è andato a vedere le carte, smontando la descrizione mitica dello Stato d’israele che si insegnava a scuola da loro. Un po’ come da noi, le opere di bianchi e Tivaroni sul Risorgimento hanno costruito una mitologia, che poi Gobetti e gramsci hanno un po’ alla volta messo in discussione. Alla fine del suo libro si lamenta proprio del fatto che non esiste una storiografia scientifica araba sulla questione mediorientale, ma solo propaganda faziosa. Se tu potessi leggere i quotidiani egiziani o iraniani in originale penso che cambieresti presto idea su quella che hai chiamato la retorica dei poveri israeliani. Esiste un libro di uno storico israeliano, ma palestinese, che si intitola qualcosa come Il muro di ferro, che io ho trovato molto fazioso però. Poi c’è un libro di un’allieva di Morris, che adesso non ricordo il nome, che lo critica, perché lui non sarebbe andato a sufficienza a fondo nell’analisi delle responsabilità di Israele nella formazione dei campi profughi. Qualcosa come Ropa. Questa insegna in Israele e ha scritto un libro anti-israeliano, dai toni per me un po’ troppo accesi, anche se non sono in grado di giudicare le sue tesi storiografiche. Tu pensi che all’Università di Gaza Hamas ammetterebbe che insegnasse uno storico palestinese che racconta come tutti i paesi arabi hanno violato subito la risoluzione dell’ONU nel 48 attaccando in massa Israele appena costituito? O che raccontasse la corruzione delle classi dirigenti legate ad Arafat? Losurdo e Canfora provengono dalla tradizione politica che ammazzava senza mezzi termini gli oppositori interni, anche quando non erano tali. Tipo Bucharin. Non mi riconosco in questo modo di pensare. Come mi ha detto un caro amico c’è ancora tanta gente che ti dice “adesso te lo metto nel culo, ma stai tranquillo è per il bene comune!”

  10. Davide

    Dire che la storiografia araba è propaganda faziosa non è di per sé fazioso? Io pensavo per esempio a Edward Said (http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Said), che lei forse non conosce. Guardi, non torno a insistere su certi aspetti (quelli del colonialismo) che di nuovo lei mette da parte, adducendo come prova della violenza araba le testate giornalistiche. (Non capisco perché insiste sull’Egitto, la cui politica è tutt’altro che filopalestinese, come dimostrato peraltro dagli accordi presi con Israele al tempo dell’imposizione dell’embargo.)
    «Losurdo e Canfora provengono dalla tradizione politica…» Non è questo uno stratagemma eristico? «Reductio ad Stalinum» mi pare di ricordare. Insomma, screditare le argomentazioni partendo dall’estrazione politica (non è invero un procedimento molto onesto, come tutta l’eristica, d’altronde).

    P.S. Forse ricordo male, ma non era solito dare del lei ai suoi studenti?

  11. Davide

    Un’altra cosa, a proposito dal modo in cui ha liquidato («senza mezzi termini», guarda caso, con noncurante «coerenza») Losurdo e Canfora: oggettivamente non esiste tradizione, sulla quale un intellettuale possa innestarsi, che non si sia macchiata di crimini storici, sicché è impensabile poter giudicare a partire da essa. Non scamperebbe il cristiano, che, secondo lo stesso stratagemma, sarebbe un crociato guerrafondaio, né il liberale, che diverrebbe uno «schiavista» (ha senso rimandare a «Controstoria del liberalismo» di Losurdo? Ovviamente no, mi dirà lei).

  12. Caro Davide, non ricordo chi tu sia, ma io tendenzialmente dò del tu agli studenti, anche se faccio male. E comunque mi fa piacere ricevere del tu. Non ho alcuna stima di Canfora e losurdo. E sono in compagnia di molti studiosi seri in questo parere. I loro libri sono pieni di grossolanità storiografiche e ragionamenti capziosi. Tutti tesi a cercare visibilità, direi. La reductio a stalinum l’hanno realizzat loro scrivendo recentemente un libro su stalin (senza conoscere il russo!) che cerca di riabilitarne la figura. Se un cristiano difende le crociate… Se un cristiano condanna le crociate non ha importanza che sia cristiano. Se un comunista difende Stalin… I libri di Said li conosco. Interessanti, ma più politici che storici. Ribadisco studi non le opere degli opinionisti, ma le cose serie.

  13. Davide

    Non riesco a non darle del lei, ché è una persona stimata fino alla venerazione, l’unico di cui io abbia serbato un ricordo tanto profondo del mio brevissimo soggiorno urbinate. Non può certamente ricordarsi di me, ché ho seguito le sue lezioni solo il primo mese dell’ormai lontano 2008. Non giunsi nemmeno allo scoccare di novembre. Lei, certamente, può darmi del tu; in un primo momento ho cercato una certa freddezza formale, che la buona creanza vorrebbe reciproca, solo perché non volevo che ne risentisse la credibilità dei miei argomenti. Ma credo di ricordare bene quel giorno, quando si rivolse a me: quel «lei» che stupefece il mio orecchio di liceale, e che m’incantò per la serietà con cui la mia osservazione sembrava fosse presa.

    Potrei tentare ancora di difendere i due autori sopraccitati, la cui demozione a pubblicisti mi pare davvero indebita, ma il ricordo di quei giorni intensi — oggi anonimi — che non sono piú tornati, e che non torneranno piú, mi accora e mi spinge al silenzio. Data l’ora, non posso che augurarle una felice notte, professore.

  14. Caro Davide, ti ringrazio delle gentili parole che mi fanno molto piacere. Mi riconosco pienamente nel prendere con serietà le osservazioni degli studenti, ma per il lei e il tu faccio sempre un gran casino. Canfora ha scritto studi importanti sulla storiografia antica e Losurdo sulla fortuna di Hegel. Ma buona parte dei loro scritti non specialistici sono effettivamente pubblicistica. La filosofia è una cosa seria e anche quella politica emorale, di cui i due suddetti sono sostanzialmente digiuni. A questo punto cercherò di trovare il tempo per rispondere punto su punto alle tue losurdocanforiane osservazioni.

  15. Davide

    Torno, sfruttando l’émpito mattutino. Una nota ancora sul suo intervento, stavolta in cui mi trova concorde: la creazione dello Stato d’Israele è ovviamente irreversibile, anche se tanto recente; cosí come sarebbe oggi impensabile la dissoluzione degli Stati Uniti d’America e il ripristino della sovranità dei nativi. (I quali «sicuramente» ebbero le loro responsabilità nella sanguinosa guerra di conquista verso il Pacifico — i torti sono da ambo le parti in ogni guerra, dice lei —, dacché s’ostinavano a battagliare e a resistere anacronisticamente contro una colonizzazione ormai «irreversibile», o che già fin dall’insediamento dei primi nuclei europei meditavano «barbaramente» di risospingerli di là dall’Atlantico, no?)

    Non tornerò su punti che ho già affrontato, e che mi paiono difficilmente confutabili, dal momento che ho riportato dati della storiografia ufficiale. Ma non posso non integrare.
    Nella storia piú recente l’Occidente (Stati Uniti e Europa) ha cavalcato armato le guerriglie nazionalistiche per sfasciare Stati politicamente ostili. La guerra contro la Federazione iugoslava ha «riscattato» i croati, gli sloveni, i bosniaci oppressi dal giogo serbo — ma la guerra di sfaldamento s’è in realtà conclusa solo molto di recente, coll’indipendenza del Montenegro (2006) e del Kosovo (2008). L’annientamento della potenza balcanica è stato quindi un «anacronistico» ripristino del potere delle minoranze nazionali (divisibili all’infinito; si vedano le mappe etniche), e quindi la delegittimazione della sovranità di Belgrado. (Non si dimentichi però la sostanziale presa di distanza della Spagna, ché non avrebbe certo potuto promuovere la riscossa delle micronazioni, badando già da decenni alle incursioni «terrostiche» basche.) Ed ecco oggi invece, con mirabile coerenza, l’appoggio incondizionato garantito oggi da Europa e Stati Uniti a Israele, nonché il tacito consenso all’orrore dell’embargo (tanto piú violento se si stritola un’enclave), ad onta delle insistenze dell’ONU per la sua cessazione. (Le Nazioni Unite, ricordiamolo, sono stata definite, nemmeno un mese fa, «notamente antisemite» dal Nobel per la pace Elie Wiesel.) Insomma, l’Occidente non è parco d’idee sul «cercare soluzioni».

    Veniamo a lei. Sarò brutale nella mia sincerità: la diffusa idiosincrasia per gli scritti di Canfora e Losurdo (forse dimostrato dalla chiosa «tesi a cercare visibilità») sembra piuttosto un mal celato risentimento verso il successo editoriale dei due autori. Ma quest’ultima è una battuta, perciò la prego di non dare ad essa eccessivo peso. Mi dica però, perché s’ostina a descriverli come grossolani pubblicisti, quando lei per primo, in quest’intervento, non si perita di agitare con passione politica la bandiera opposta (quella israeliana), anziché cercare un distaccato equilibrio di giudizio? Per esempio, che cosa sa lei del patrocinio degli storici negazionisti condotto da Ahmadinejād? Quanti e quali discorsi ha letto del presidente iraniano? E quale degli storiografi citati ha riportato documenti in cui si dimostra incontrovertibilmente che l’Iran sgancerà la bomba atomica (che non ha) su Tel Aviv (che ne ha centinaia)? Ai tempi della Guerra fredda nessuna delle due superpotenze poté permettersi di lanciare una testata nucleare (che resta pertanto un triste primato dei civilissimi Stati Uniti) a causa della mutua distruzione assicurata. Conosce il programma energetico iraniano? Sa ch’esso si svolge già sotto l’attenzione degl’ispettori dell’AIEA? Quale documento riporta a proposito del fatto che l’Iran vuole spazzare via fisicamente (e scelleratamente) un’intera comunità? È un’accusa grave che meriterebbe spiegazioni. (Condannando congiuntamente ebrei e palestinesi di Tel Aviv, peraltro; ricordo per l’ennesima volta che la comunità ebraica iraniana è tutelata costituzionalmente, e ha privilegi politici, come ricordato prima; ma forse il vero antisemita è chi, come lei, s’ostina a sovrapporre comunità ebraiche del mondo e Israele, legando indissolubilmente la contrarietà per la politica della sua classe dirigente a un violento odio che, essendo stato da sempre nelle viscere europee, lei dice, non si capisce perché non dovrebb’essere sopravvissuto all’ultima Norimberga. (Lei insegna anche logica, professore: le sembra questa un’argomentazione? La correlazione logica dov’è? È un’asserzione suffragata o suffragabile da dati?)

    Ma la cosa piú sconvolgente è il razzismo di fondo nei confronti degli arabi. Lei parla infatti di mezzo miliardo di arabi come di un gruppo ideologicamente compatto, violento, e pronto ad armarsi. È davvero diverso dall’accusa nazionalsocialista mossa universalmente contro gli ebrei quanto al desiderio di condurre in ginocchio la Germania? Lei s’è abbandonato insomma a della retorica spicciola (chi non se n’avvedrebbe?), forse non piú, ma sicuramente non meno, di quella che lei attribuisce agli avversari Losurdo e Canfora. I razzi lanciati da Hezbollah (che l’ONU non ha incluso nella lista di sospetti gruppi terroristici) contro i civili non sono nel suo intervento precisati (a quali e quanti lanci fa riferimento?). E perché dovrebbero scandalizzarci piú dell’Operazione Piombo Fuso? (Non è una domanda retorica, glielo chiedo davvero.)

  16. Davide

    Dico solo un’altra cosa, prima di attendere una sua risposta. La critica e la condanna della colonizzazione israeliana (l’ultimo esempio è stato il programma di espansione immobiliare a Gerusalemme Est, che violava tutti gli accordi precedenti e le risoluzioni della comunità internazionale) non è ovviamente associabile univocamente, come lei vuol far credere, all’antisemitismo. Dimentichiamo forse la lettera del 4 Dicembre 1948 firmata da intellettuali ebrei tra cui Hannah Arendt e Albert Einstein? o, tornando ai giorni nostri, della risposta dei 99 intellettuali ebrei a Wiesel, che dall’iperuranio statunitense esaltava l’ebraicità di Gerusalemme? Tutti antisemiti?

  17. Caro Davide, purtroppo non vedo la possibilità di un dialogo sereno. Spero che il futuro ti porti nuove idee. Arrivederci.

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