IL RISPETTO DI SE’

Parecchi anni fa, tornando a casa dopo una visita in ospedale a un anziano professore molto malato, che si era rovinato la salute fumando e bevendo l’impossibile, discutevo con un’amica sostenendo che uno in fondo da un punto di vista morale non ha il diritto di auto-distruggersi in quel modo. lei, invece, diceva che ognuno è padrone della propria esistenza. Tuttavia a me sembra ancora oggi che per certi versi il rispetto di sé è alla base della morale: “fai agli altri quello che vuoi che sia fatto a te stesso”, per cui, negandolo si nega la morale stessa.  Il rispetto di sé però non ti comanda di curare la tua salute a ogni costo. Mi ricordo un anziano professore molto sportivo al quale avevano trovato il cuore malato, che aveva continuato a fare i suoi giri splendidi in bicicletta sulle colline bolognesi e lo avevano poi trovato morto sul ciglio della strada. Questo comportamento non lede il rispetto di sé, perché, pur accorciando la vita, ne accresce la qualità; ma bere e fumare in modo spropositato, è una morte lenta, che accorcia la vita, rendendola anche degradata. Certo possiamo provare compassione per questi atteggiamenti, ma non possiamo approvarli.

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2 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

2 risposte a “IL RISPETTO DI SE’

  1. karagounis78

    Rispetto di sè e l’avere diritto a farsi qualcosa sono concetti differenti, per me.
    Chi mi toglie il diritto di decidere sulla mia persona? Nessuno, è praticamente impossiibile. Io stesso non posso togliermi questa libertà. Posso scegliere di rispettarmi, rispettare la mia vita e seguire un percorso equilibrato.

  2. efrem

    La virtù è nella moderazione. Tutto ciò che si fa in misura “spropositata”, eccessiva, porta danno. Fumare con voluttà una pipa o un sigaro ogni tanto, magari alla fine della giornata, seduti a guardare un tramonto, o gustare un buon bicchiere di rosso durante il pasto non fa certo del male, anzi, accresce, appunto, la qualità della vita. Proprio come dedicarsi allo sport che più ci gratifica, ma osservando misura, specie a una certa età. Eccedere, anche in una pratica a detta dei più salutare, come fare sport, può diventar nocivo. Anche far sesso, ma con misura, in ogni età, e adeguatamente alle condizioni fisiche di ognuno, può essere una gioia cui forse non sarebbe giusto rinunciare. Chi eccede rincorre un desiderio di pienezza. Ha nostalgia di una gioia che non ha avuto mai. Né l’avrà. L’eccesso non dà gioia, e nemmeno serenità. E, a ben pensarci non è neanche appagante, perché per sua natura non si sazia mai. C’è da aver compassione del bambino infelice che è alle spalle di molti alcolizzati e dipendenti da sostanze stupefacenti. Ma vari sono i modi possibili per riparare a quell’infelicità di un tempo, e certamente molti tra essi – come abbondantemente testimoniato dagli umani – possono essere assai più costruttivi. Dunque, di quegli adulti alcolizzati o a vario titolo intossicati, io non ho poi tanta compassione.

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