BERGSON E L’UNIVERSO NON-MARKOVIANO

Una delle tesi fondamentali della filosofia di Bergson è la possibilità che il fluire del tempo porti con sé qualcosa di nuovo. Questo però non è mero indeterminismo, in accordo con il quale il nuovo sarebbe semplicemente il casuale. E’ invece qualcosa di nuovo che proviene dall’intera memoria del passato. Usando una categoria un po’ tecnica, si potrebbe dire che l’universo di Bergson è non-markoviano. Si dice che un processo è markoviano quando la situazione futura dipende solo dalla situazione presente e non dalla situazione passata. Un processo markoviano può avere una componente casuale, ma non può essere che qualcosa dal passato agisca nel futuro senza la mediazione del presente. Uno degli assiomi della scienza moderna sembra essere che l’universo segua un processo markoviano. Tuttavia come nota il grande fisico statistico olandese van Kampen i processi markoviani sono l’eccezione, mentre la regola sono i processi non-markoviani. Questo potrebbe essere dovuto alla nostra ignoranza. Cioè nel futuro capitano cose che sembrano avere la loro radice non nel presente, ma nel passato, solo perché la nostra descrizione del presente è incompleta. Potrebbe anche essere, però, come sostiene Bergson, che la nostra predilezione per il meccanicismo e il finalismo dipenda da una sorta di antropomorfismo. Cioè, per agire, noi dobbiamo fare dei piani basati su leggi meccaniche. Ad esempio, voglio andare al cinema, devo prendere la tal strada ecc. Si vede che il modello delle nostre azioni è un misto di meccanicismo e finalismo. Ma in realtà l’universo nel suo insieme non è né l’uno né l’altro, bensì è caratterizzato da novità che affondano le loro radici nel passato. Certo è ben strano che esistano delle azioni a distanza nel tempo; ancora più strano delle azioni a distanza nello spazio tipiche della meccanica quantistica.
Potremmo allora riformulare così la tesi bergsoniana, penso senza tradire il suo autore: ogni possibile descrizione dell’universo è non-markoviana, a causa dell’infinita complessità dell’universo. Questo significa che l’universo in sé può anche essere markoviano, ma di fatto la nostra descrizione del presente sarà sempre incompleta, per cui a noi apparirà sempre non-markoviano.

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1 Commento

Archiviato in FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Una risposta a “BERGSON E L’UNIVERSO NON-MARKOVIANO

  1. efrem

    Ma che cos’è il presente?

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