IL TRILEMMA DEL FISICALISMO

1. I comportamenti di Tizio dal tempo t2 in poi sono determinati dalle leggi della fisica attuale e dallo stato fisico del mondo al tempo t1 oppure sono casuali.
Se abbracciamo il fisicalismo minimale, cioè l’impossibilità che due universi abbiano le stesse proprietà fisiche e diverse proprietà mentali, la premessa 1. diventa molto ragionevole.

2. Tizio al tempo t1, precedente a t2, può conoscere le leggi psicofisiche che determineranno i suoi comportamenti dal tempo t2 in poi.
Anche questa premessa sembra ragionevole. Noi non conosciamo ancora tali leggi, ma se vale il fisicalismo minimale, non sussiste alcun impedimento ragionevole al fatto che l’uomo prima o poi acquisirà la conoscenza di tali leggi e quindi anche Tizio.

3. Se Tizio durante l’intervallo di tempo t1-t2 conosce i suoi comportamenti previsti dalle leggi psicofisiche che lo determinano, allora può cambiare volontariamente il suo comportamento dopo t2.
3. è un’evidenza empirica; cioè il fatto ben noto a economisti e psicologi che le persone si comportano diversamente se qualcuno le informa sul comportamento che è previsto per loro.

Una di queste tre deve essere falsa, perché 1. rende impossibile che se Tizio viene a conoscenza della previsione dei suoi comportamenti li cambi.
Il fisicalismo minimale oggi è una tesi metafisica ampiamente sostenuta e avvalorata da molti dati scientifici recenti dalla teoria dell’evoluzione alla biologia molecolare, dalle neuroscienze alla psicologia sperimentale. Per cui è difficile negare la verità di 1., che è una conseguenza del fisicalismo minimale.
Se 2. Non è vero, cioè Tizio non può conoscere le leggi psico-fisiche che lo determinano, allora diventa epistemologicamente difficile sostenere il fisicalismo minimale. Cioè, se l’uomo non è in grado di scoprire le leggi che lo governano, come facciamo a sostenere il fisicalismo?
Dunque la strada più praticabile sembra essere la falsità di 3. Che tuttavia per adesso è senz’altro vero dal punto di vista empirico. Potrebbe però essere che sia vero semplicemente perché non conosciamo ancora tutte le leggi della psico-fisica. Cioè nel momento in cui noi, e quindi anche Tizio, sapessimo tutte le leggi, allora vedremo che fra esse c’è anche la previsione del cambiamento del comportamento di Tizio. Ci troveremmo però in questa situazione:

I. Tizio sa che cambierà il suo comportamento dopo t2 se gli dicono quale è il suo comportamento previsto.

II. Diciamo a Tizio quale è il suo comportamento previsto.

III. Allora Tizio modifica il suo comportamento e nel contempo sa che è necessitato a cambiare il suo comportamento.

III. sembra essere una situazione mentale impossibile; qualcosa come vedere un quadrato-rotondo o toccare del ghiaccio bollente. Come è possibile modificare un nostro comportamento sapendo che siamo necessitati a farlo?

Il trilemma che abbiamo posto quindi rimane

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4 commenti

Archiviato in FILOSOFIA DELLA PSICOLOGIA, FILOSOFIA DELLA SCIENZA

4 risposte a “IL TRILEMMA DEL FISICALISMO

  1. mario alai

    Direi anzitutto che – ammesso sia vero il fisicalismo minimale – non basta conoscere le leggi per prevedere il comportamento, bisogna anche conoscere le condizioni iniziali, vale a dire l’esatta configurazione fisica del sistema nervoso del soggetto S al momento t1. Questo mi sembra umanamente impossibile data l’enorme complessità del sistema. Qui gia’ potremmo uscire dal trilemma.
    E se volessimo ipotizzare, in via del tutto controfattuale, che invece una conoscenza perfetta, molecola per molecola, del sistema nervose del soggetto S al tempo t1, oltre che delle leggi psicofisiche, fosse fossibile?
    Non so che interesse possa avere un simile gioco, ma proviamo a giocarlo.
    Supponiamo che l’analista A si applichi allo studio del sistema di S per prevederne il comportamento. In questo caso, ottenendo una conoscenza completa del sistema nervoso di S, potrebbe scoprire che esso si trova in una tra varie possibile situazioni.
    Una situazione possibile è che S, una volta che A gli abbia comunicato la propria previsione del suo comportamento, si divertirà a comportarsi in modo opposto, proprio per smentire la tesi del determinismo. In questo caso A sa esattamente quale sarà il comportamento di S, ma non è in grado di comunicarlo a S in maniera veritiera: A sa infatti che per qualunque comportamento C, se A comunicherà a S “tu farai C”, allora S farà non-C. Se chiedessimo a A di comunicare veritieramente a S il suo comportamento, A dichiarerà che si tratta di un compito impossibile, come quello del barbiere di Russell o di altri paradossi analoghi.
    Un’altra possibile condizione del sistema nervoso di S al tempo t1, che A potrebbe scoprire, è che S decida di uniformarsi alla predizione di A (che so, immaginando che A pensi che S vorrà smentire la sua predizione, e quindi contando di ingannarlo non smentendola; o per qualunque altro motivo). In tal caso A potrà prevedere esattamente il comportamento di S, e anche comunicarlo veritieramente a S.
    Una terza possibile situazione che A potrebbe scoprire a t1 è che S si comporterà in un certo modo indipendentemente dalla predizione che sentirà fare da A. In tal modo, di nuovo, A può predire con precisione e comunicare a S veritieramente il suo comportamento.
    Conclusione: come dimostra la prima delle tre situazioni ipotizzate, il fisicalismo minimale non e’ in contrasto col libero arbitrio, inteso come il fatto che il comportamento di S al tempo t3 non è determinato dalla sua situazione fisica al momento t1, ma solo da essa e dall’input della predizione che ode da A al tempo t2. Ovviamente, il libero arbitrio in questo senso è compatibile col determinsmo, nel senso che il comportamento di S al tempo t3 è determinato al tempo t2, una volta che A gli ha comunicato la predizione (che si dimostrerà errata); e dunque, è prevedibile da parte di A fin dal tempo t1, non appena A abbia deciso se e cosa comunicare a S.

  2. OK per il problema di conoscere lo stato di Tizio nei minimi particolari. Quella è un’obbiezione valida. forse decisiva. Bisogna pensarci. ma dopo non ho capito.

  3. Concordo sul fatto che le leggi sono applicabili con coerenza solo su stati perfettamente determinati. Lo stesso problema si pone in meteorologia.

    La 3. mi sembra palesemente falsa. Le evidenze empiriche si basano proprio sulla non conoscenza delle leggi, anzi su una previsione di comportamento che fa riferimento a statistiche su casi simili. Se invece leggi e stati fossero certi, ad ogni azione corrisponderebbe una reazione perfettamente pronosticabile. Se informato del comportamento reattivo il soggetto sarebbe quindi sottoposto a due azioni concomitanti; come due onde che si sovrappongono la risultante è quella che andrebbe usata per determinare il vero comportamento.

    Nella prima casistica di Mario si cade in un paradosso simile a quello del mentitore. Questo perchè non sappiamo quale sia l’azione a cui si deve reagire. E’ però possibile per l’analista scrivere la predizione e mostrarne la veridicità (ossia che S farà il contrario di quanto suggerito) al termine dell’esperimento.

    Il libero arbitrio è per me solo l’illusione dettata della impossibilità di conoscere completamente il nostro stato e le leggi psicofisiche.

  4. Rispetto a quello che dice Mario bisogna però dire che se il fisicalismo è vero, ma noi non riusciamo a prevedere i comportamenti sulla base delle nostre conoscenze fisiche, allora, di nuovo, come facciamo a sapere che il fisicalismo è vero?

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