I PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION

Sono stato in vacanza a Massa Marittima e lì ho scoperto che è attiva una piccola casa editrice che si chiama Edizioni Clandestine; “clandestine” perché oggi in Italia i piccoli editori fanno talmente fatica che sembrano quasi dei clandestini, come mi hanno spiegato. Ha un bel catalogo di saggistica e letteratura e prezzi contenuti. Mi ha colpito in particolare la riedizione dei famigerati “Protocolli dei savi di Sion”, ovviamente, non in chiave apologetica, ma critica, con un lungo e utile saggio introduttivo del prof. Curtotti di Ivrea. Di fatto il testo, alla cui diffusione all’inizio ha contribuito anche l’Ochrana, cioè i servizi segreti dello Zar, è stato messo a punto nel 1905 da Sergey Nilus, mistico russo, plagiando almeno al 40% un dialogo satirico del 1864 contro Napoleone III, scritto da Joly. Purtroppo, come nota giustamente Curtotti, tutte le istanze presentate nei Protocolli hanno trovato dei promotori nella politica degli ultimi cento anni. Promotori non ebrei, però: da Hitler a Stalin, da Mao a Berlusconi. Il curatore legge i Protocolli alla luce della tesi di Koselleck, secondo cui la moderna teoria politica, da Machiavelli a Hobbes e Locke, nasce come reazione al problema dei conflitti religiosi nel Seicento, per cui è necessario affrancare la politica, come istanza neutrale, dalla morale. Nasce così l’idea di ragion di stato, cioè di puro calcolo, che purtroppo, anche per il pensiero marxista è stata centrale. I Savi di Sion vengono presentati come dei super-machiavellici, che vogliono pacificamente impadronirsi del mondo. Il metodo sarebbe quello di causare disordini spingendo gli stati verso la democrazia, in modo che gli uomini, siccome non sono in grado di portare il fardello della libertà, poi si consegnerebbero come pecore nelle loro mani. Un po’ alla volta essi si impadronirebbero dei media, della scuola e della finanza e così diventerebbero signori del mondo.
Alla base di questa tesi Curtotti vede anche l’opera di De Sade e lo scacco della ragione. Cioè quella che potremmo chiamare l’incapacità del razionalismo moderno di ricostruire la morale, dopo aver scalzato i miti di ogni religione. In questo mondo disincantato tutto sarebbe permesso. Dietro ai Protocolli forse c’è anche la Leggenda del santo inquisitore di Dostoevskij, che condanna a morte Gesù redivivo, perché le masse oggi non hanno bisogno di lui: gli uomini sono degli schiavi e dei ribelli e non sono in grado di vivere la fede libera e responsabile che Egli vorrebbe donare loro.
Dunque il testo di Nilus contiene molti degli ingredienti più inquietanti della nostra epoca. Esso viene continuamente ristampato in tutte le parti del mondo a fomentare quella Giudeofobia, come la ha chiamata Taguieff, due interviste del quale sono opportunamente stampate alla fine del volume.

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