DORATO SULLA LIBERTA’ METAFISICA

Alcune osservazioni sulle riflessioni del Prof. Mauro Dorato sulla libertà metafisica, in parte reperibili in questo saggio.
Innanzitutto, come sempre, i suoi interventi sono molto ben informati, esposti con grande chiarezza e illuminanti. Cioè aiutano a pensare, che è il maggior pregio di uno scritto, probabilmente.
Ho trovato molto importante la distinzione fra compatibilismo e fatalismo. Il compatabilista non è un fatalista, poiché egli è comunque capace di produrre effetti.
Il fatto che noi empiricamente siamo determinati almeno in parte, dalla nostra struttura biologica, se non del tutto, non mi sembra una confutazione empirica del punto di vista kantiano, perché lui risponderebbe che ciò riguarda il fenomeno e non la cosa in sé. E’ nella cosa in sé che siamo liberi, anche se certo non ne abbiamo delle prove definitive. E’ una strada che non riesco a prendere perché per quanto riguarda la teoria della percezione mi sento più vicino a un approccio aristotelico di realismo diretto, nel quale almeno in parte noi entriamo in contatto con la cosa in sé.
Mi sembra che ci sia un’evoluzione nei suoi scritti da un punto di vista sostanzialmente compatibilista alla prospettiva pragmatica.
Dorato dice che è fondamentale la distinzione empirica fra la persona sana che può alzare la mano o meno e l’ossessivo compulsivo che invece è costretto a lavarsi le mani. Il neuropsicologo potrebbe rispondere che sono due forme diverse di determinismo neurale. Nel caso dell’ossessivo-compulsivo è spesso la concentrazione di una sola sostanza o comunque sono coinvolte poche molecole, tanto che in una percentuale alta di casi queste malattie sono facilmente curabili con i serotoninergici. Nel caso della persona sana una complicatissima serie di feed back neuronali porta comunque alla sua raffinatissima e modulata risposta, che però è sempre determinata.
Per quanto riguarda la libertà e la prescienza divina, è vero che da un punto di vista metafisico la prescienza divina non implica il determinismo, come sostiene Dorato, dato che una è sul piano epistemologico e l’altro sul piano ontologico. Tuttavia mi sembra che, sempre dal punto di vista metafisico, in un mondo non deterministico Dio non può essere onnisciente. E da qui, se vale il calcolo proposizionale, deduci che l’onniscienza implica il determinismo. Mi sembra più efficace la soluzione di Boezio, secondo cui se Dio sa in una dimensione non temporale che tu al tempo t andrai allo stadio questo non vuol dire che prima di t è determinato che andrai allo stadio, perché Dio non lo sa prima, visto che è fuori dal tempo.
Mi sembra molto interessante e originale la sua argomentazione a favore dell’indistinguibilità epistemologica fra determinismo caotico e indeterminismo. Però mi viene da dire questo: se vale il determinismo caotico – e se vale il determinismo, di sicuro è caotico – allora è vero che io non potrò mai prevedere il mio futuro, per cui da un punto di vista pratico è come se vivessi in un mondo indeterministico, però se ho dei buoni argomenti a favore del determinismo, di fatto io so che non posso volere altrimenti. Anche se non posso prevedere ciò che vorrò.
Inoltre Dorato dice che il compatibilismo non inficia il nostro concetto di responsabilità morale. Forse ha ragione, ma di certo lo modifica profondamente, perché anche una persona sana che decide di rubare qualcosa non poteva fare altrimenti.
In effetti come dice Dorato il libertarismo è una posizione che non si riesce neanche a formulare. Qualcosa di simile dice anche Broad. A meno che non si ipotizzi il dualismo delle sostanze.
La soluzione pragmatica che propone Dorato, cioè che dal punto di vista della teoria delle decisioni razionali ci conviene credere di essere liberi, mi sembra ottima. Però per praticarla bisogna sospendere il giudizio sul determinismo metafisico e mi sa che bisogna anche lasciare aperta la possibilità che siamo liberi nel senso dei libertari.
Altrimenti si potrebbe adottare la soluzione di Simone Gozzano, cioè la teoria dell’identità dei tipi in un universo indeterministico, allora noi siamo all’origine di catene causali nuove, che, anche se dal punto di vista fisico sono forme di caso, soggettivamente sono azioni volontarie. E’ una visione molto bella, però la sua debolezza sta nel fatto che la teoria dell’identità è poco sostenuta dalle evidenze scientifiche. Basta confrontare un qualsiasi esempio di identità nella scienza, come quella solita fra temperatura ed energia cinetica, per vedere la profonda diversità. La teoria dell’identità dei tipi o delle occorrenze è solo un’esigenza metafisica, ma non ha quasi alcun sostegno nella scienza. Il fisicalismo, infatti, oggi si declina nella forma della sopravvenienza delle proprietà mentali su quelle fisiche.
Le riflessioni del Prof. Dorato sono come sempre preziose.

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