LA FALLACIA NATURALISTICA

A partire dalle analisi etologiche dei primati iniziate da Lorenz, Timbergen e Eibl-Eibesfeldt fino ai recenti esperimenti di van der Wals, Hauser ecc. e muovendo dal presupposto che l’uomo va visto all’interno di un contesto naturalistico indubbiamente si può mettere a punto una ragionevole antropologia generale, cioè si possono capire e decifrare le radici biologiche di molti comportamenti umani. Tuttavia da come le cose stanno è logicamente impossibile dedurre come le cose devono stare. Faccio un esempio. Mettiamo che scopriamo che vivere in una comunità ristretta come la famiglia nucleare fa male alla salute, perché di fatto per circa 100.000 anni siamo stati selezionati per vivere all’aperto in clan e solo da 10.000 anni viviamo in famiglie sempre più piccole. Da questa osservazione puramente oggettiva non si può però dedurre che noi DOBBIAMO tornare a vivere in clan all’aria aperta, per arrivare a questa conclusione c’è bisogno di una premessa del tipo “la salute è il BENE più importante dell’uomo”, che è assai discutibile. Insomma già Hume aveva notato quella che viene chiamata la “fallacia naturalistica” in accordo con la quale non è possibile dedurre alcuna morale dai risultati della scienza. Questo non vuol dire che le recenti scoperte seguite alla scoperta darwiniana che l’uomo è frutto dell’evoluzione biologica non abbiano un’importanza morale. Faccio un altro esempio. Se si assume che la felicità è il bene principale dell’uomo e si scopre che gli uomini sono più felici se vivono in piccoli gruppi piuttosto che in famiglie nucleari, allora si può dedurre che è meglio vivere in clan. Però il significato morale della scoperta antropologica emerge solo dopo che si è assunto il principio morale di tipo utilitaristico.

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3 commenti

Archiviato in FILOSOFIA MORALE

3 risposte a “LA FALLACIA NATURALISTICA

  1. karagounis78

    Dedurre come le cose devono stare vorrebbe dire che dovremmo adeguare la società. E se poi ci è fosse sfuggito un dettaglio?SI possono capire certi comportamenti ed utilizzare queste scoperte, ma senza il fine di voler riportare allo stato originario la società. L’evoluzione sociale corre su un altro binario e noi è su quello che stiamo.

  2. SALUTI DA VINCENZO
    risposte a BIOLOGI NEODARWINISTI e scienziati agnostici o atei.
    RUSSO Vincenzo scrive:
    ottobre 26, 2010 alle 12:16 pm
    Tutte le teorie della scienza non sono conclusivamente galileane.
    Altrimenti diventano leggi della natura e non sono più teorie.
    Quindi le ragioni invisibili per essere ,sono molto più profonde delle cause visibili presunte ,e lo sono più importanti ,persino di quelle cause sperimentalmente verificate. Infatti ogni esperimento è vero solo fino a quando si ripete identico.
    UN BRAVO DI SETTORE DUNQUE A RICHARD LEWONTIN biologo antievoluzionista.
    La scienza è fede quanto la religione ,ma è difficile farlo ammettere. Eppure la teoria standard e la matematica stessa sono solo ipotesi ipotetico deduttive ,valide solo nel loro proprio sistema assiomatico. Vale a dire che sono incomplete o indecidibili. In pratica non sono false ,perchè sono ipotesi coerenti nel proprio sistema assiomatico. Con ciò non sono neanche vere però ,ma sono solo finte ed immaginarie costruzioni mentali. Le congetture non sono invece nemmeno costruibili e quindi sono false.
    Allora il mondo visibile è una costruzione mentale, realizzata con teorema coerenti ma finti.
    Per concludere .A quali giudizi si devono sottoporre i concetti sintetici ed analitici per trovare le leggi naturali galileane visibili ed invisibili? Ovvero come si trova anche il perché dell’esistere ?
    RISPOSTA : Con il giudizio completo della logica sineterica. Vedi sul sito http://www.webalice.it/iltachione ,soprattutto al volume V : “il tempo e il pensiero”.

  3. Matteo Tomassoli

    Risolvere il legittimo problema della fallacia naturalistica significa semplicemente che siamo capaci di dare fondamento a una scala di valori in funzione di doveri e prescrizioni … dalla stessa posizione del problema , la soluzione – comunque – riguarda valori immanenti , dunque per precauzione meglio parlare di fondazione del diritto , piuttosto che di fondazione dell’etica … è importante aver ben chiaro che , benché esso non ammette soluzioni per mezzo della deduzione (e non potrebbe essere altrimenti , in virtù del significato stesso di deduzione) … le cose non vanno altrettanto quando cerchiamo soluzioni per mezzo della “giustificazione” , ovvero il “dar conto del perché” … essa infatti la troviamo empiricamente e mediante una semplicissima osservazione : ogni ente del mondo – dunque anche l’uomo – manifesta una volontà di esistere e si comporta di conseguenza … quantunque da ciò solo non si ricava per nulla che debbano per forza porsi norme giuridiche o di comportamento (soprattutto conseguenze sanzionatorie) … ciò nondimeno è un’ottima – io credo la sola – giustificazione del perché gli ordinamenti coercitivi esistono e sono sempre esistiti … è cioè un dar conto di quello che viene chiamato – benché non risolto o mal risolto – il problema teoretico del fondamento delle norme giuridiche …

    Matteo Tomassoli

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