L’IPOCRISIA DI HOLLYWOOD

Ho visto Somewhere di Sophia Coppola, che racconta la storia di una star di Hollywood con la Ferrari, tutte le donne del mondo, soldi e comfort sbalorditivi, che entra in crisi dopo aver passato qualche giorno con sua figlia undicenne, fino a quel momento trascurata. Come Lost in translation, della stessa regista, scene lunghe, con poche parole, tese a mostrare gli aspetti assurdi di una realtà finta. Si capisce anche la nota autobiografica nello stupore e nella diffidenza della ragazzina di fronte all’abbagliante lusso di Hollywood, forse lo stesso che Sophia da bambina aveva provato. Il film però è un po’ ipocrita, perchè conosco pletore di buoni padri di famiglia che vorrebbero andare in giro in Ferrari con tutte le donne ai loro piedi, ma non ho mai sentito dire di una star di Hollywood che abbia rinunciato a tutto, per diventare un buon padre di famiglia. Per noi, che viviamo un’esistenza decente, ma certo non sfolgorante, vedere che coloro che, invece, sono all’apice della ricchezza e della fama, starebbero male, si annoierebbero, entrerebbero in crisi, è molto rassicrante. Ma è chiaro che le cose non sono così semplici. Certo in quella vita ci sono difficoltà che dall’esterno è difficile immaginarsi e molte persone si fanno bruciare psicologicamente da quel tipo di situazione. Ciò malgrado a me non dispiacerebbe; sono sicuro che me la passerei bene. L’unica cosa è che avrei bisogno dell’autista, perché la Ferrari non la posso guidare.

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5 commenti

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5 risposte a “L’IPOCRISIA DI HOLLYWOOD

  1. karagounis78

    I soldi non fanno al felicità? Forse no perché bisogna saperseli godere nel modo giusto.
    Forse il film è più incentrato sullo scrupolo morale verso la figlia che non vuole semplicemente essere comprata ma vuole affetto disincantato.

  2. Caro Enzo, tu scrivi “Il film però è un po’ ipocrita, perché conosco…..” e ti rapporti con la tua esperienza nel reale, ma come tu sai il cinema ha poco a che vedere con la realtà: il cinema e’ soprattutto magia. All’estremo dello spettro dopo formalismo ed il classicismo, si incontra il realismo che ha nel documentario il suo apice, ma anche il miglior documentarista e’ cosciente di creare distorsioni. La Coppola e’ piuttosto una formalista, piu’ rivolta alla forma che al contenuto, quindi, magari, questa sua opera piu’ che ipocrita puo’ essere vista come un po’ banale. Harrison Ford, che odia essere celebre ne ma adora l’aspetto economico esplicitamente, e vive in un ranch raggiungibile in aereo per garantire alla sua famiglia la privacy: e’ l’esempio piu’ vicino a quello di Somewhere. Non mi risulta esistano stars che non odino gli aspetti negativi della fama, tutti si lamentano della continua intrusione dei media e di fans: probabilmente tu saresti il primo a passarsela bene 😉

  3. Eugenio

    Boh pero’ e’ vero che al lusso ci si abiutua molto.. Ieri sono arrivato nel hotel più lussuoso che ho mai visto, già oggi mi fa meno effetto. Non che una posto del genere possa venire a noia, però alla fine è confort , un piacere che non oltre certi limiti non fa la differenza

  4. Eugenio

    Scusate gli errori sto scrivendo da una conferenza…

  5. milmostrodidusseldorf

    Si scusi quella che potrebbe sembrare pubblicità ma suggeriamo il nostro contributo a proposito dello scadente lungometraggio a firma Sofia Coppola.

    http://suturecinematografiche.wordpress.com/2010/11/10/too-much-personal/#comments

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